Unical, l’umanesimo digitale del rettore Greco

13 Marzo 2026

«I social media non sono i luoghi dove cerchiamo informazioni, ma sono le informazioni che cercano noi». Le parole pronunciate dal rettore dell’Università della Calabria, Gianluigi Greco, si inseriscono in un dibattito pubblico avviato dall’ateneo sulle metamorfosi del web e il modo in cui i contenuti appaiono sempre centrati rispetto alle nostre abitudini digitali. Termini come bolla informativa e post verità sono ormai entrate nel lessico quotidiano di chi cerca di non subire passivamente il bombardamento mediatico a cui siamo sottoposti. Si tratta di temi che il giornale ha raccolto e deciso di approfondire partendo anche dalle riflessioni innescate dalla presenza di Ezio Mauro all’Unical alcune settimane. L’ex direttore di Repubblica ha dialogato con il sociologo della modernità liquida, Zigmunt Baumann in un volume dal titolo emblematico: “Il silenzio dell’opinione pubblica” (Feltrinelli).

Il pensiero critico

Nell’intervista rilasciata a ICalabresi il rettore Greco ha espresso un concetto che restituisce il senso di un’istituzione capace di formare e al contempo rendere gli studenti cittadini consapevoli: il pensiero critico. Un pensiero critico come antidoto alle insidie del capitalismo della sorveglianza, della informazione a una direzione, della disinformazione utilizzata per orientare l’opinione pubblica. Nelle parole del professor Greco non c’è mai la tentazione di cedere alla demonizzazione del digitale e della tecnologia in genere.

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Le distorsioni del digitale

C’è invece la volontà di inseguire un nuovo umanesimo capace di tenere insieme democrazia, sapere, futuro, tecnica, digitale. Gianluigi Greco, da presidente dell’Associazione italiana per l’intelligenza artificiale, ha uno sguardo attento anche sulle distorsioni dell’IA generativa che producono deep fake, alterando la realtà e producendo cattiva informazione. Ma se da una parte il legislatore in Europa è intervenuto in materia, seppure ancora con molti limiti, resta il ruolo dei singoli utenti-cittadini che devono mettere in campo una sorta di «sorveglianza critica» – sottolinea il rettore dell’Unical. Perché al fondo «ognuno di noi deve sapere di essere in un mondo dove ciò che guarda dal filtro del proprio telefonino non necessariamente corrisponde alla realtà».

Michele Giacomantonio

Gianfranco Donadio

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