Non si fa scrupoli a trivellare mezza Groenlandia ma poi diventa un padre premuroso e nevrotico per il suo gatto. Digger Rockwell è a suo modo un illustre rappresentante del pianeta terra, del sogno americano senza epica e ribellione, di un uomo bisognoso di spingere sempre più avanti la Frontiera e colonizzarla costi quel che costi. E poco importa se ci rimette l’ecosistema.
Digger, questo il nome dell’ultimo film di Alejandro González Iñárritu, ha mostrato – come fa notare Davide Fina su Sherwood.it chiamando in causa Fredric Jameson– come sia più facile pensare la fine del mondo che la fine del capitalismo. Il Capitale è immutabile, senza tempo, vive in un eterno presente, si alimenta di eternità potenziale se non reale (sul punto sono interessanti gli studi di François Hartog con Regimi di storicità e Chronos).
La realtà, però, in questo film di Iñárritu forse arriva solo alla fine, all’uscita di un teatro, marcando la cifra metanarrativa che gli è cara sin da Birdman. Finita la rappresentazione di Fossil Fools, stupidi fossili, capiamo qualcosa o forse restiamo ciechi e sordi come al solito, presi nelle nostre piccole questioni quotidiane.
La metamorfosi di Tom Cruise
Fuori dal quotidiano e dall’ordinario è l’interpretazione di Tom Cruise nei panni del petroliere senza scrupoli che condiziona tutti e sa tutto, tiene sotto scacco persino il presidente degli Stati Uniti. La star hollywoodiana si sottopone a ore di trucco e diventa quanto di più lontano c’è dall’immaginario che ha rappresentato finora: bello, dannato e coraggioso in Top Gun, campione di spy story che incarna l’ennesima Mission Impossible, medico nella New York “psicoanalitica” di Stanley Kubrick in Eyes wide shut, killer spietato in Collateral di Michael Mann.
La pellicola di Inarritu gioca chiaramente sul terreno della farsa, sulla cifra ironica e grottesca per rappresentare un potere chiuso nel suo paradiso artificiale quando tutto fuori diventa una pedina da muovere o rimuovere restando seduti nella war room di turno. Riunioni dove gli esseri umani sono accessori, il machismo diventa cifra d’ordinanza e certe volte finiscono con la benedizione di un reverendo. Ricordate Trump nello studio ovale che prega con i rappresentanti delle chiese americane? Se non è una citazione questa.
Dio, Digger e metano
Dio e cinismo giocano sullo stesso piano, non c’è contraddizione. Digger sa che la sua piattaforma esploderà provocando il distacco di un grande iceberg che galleggerà verso l’Europa uccidendo migliaia di persone. Lo spettacolo deve continuare, le trivelle bucare sempre più in profondità pompando senza sosta metano perché una società bulimica ci chiede questo. Non sono solo guadagni.
Memorabile il discorso di Digger in una sorta di mini parlamento europeo (rappresentato come una bolgia infuocata di istinti primordiali). Il magnate decide di affrontare la folla inferocita dei politici del vecchio continente sfidandoli: non nega, ma si assume tutta la responsabilità, recitando fino in fondo la parte del cattivo. Perché alla fine cosa faranno gli americani e gli europei se manca il metano per riscaldare le case e il petrolio per le auto? Una domanda che sembra la risposta del vice direttore della Cia a New York quando Turner (un indimenticabile Robert Redford) gli chiede quel famoso “perché” nel finale dei Tre giorni del Condor. È sempre la stessa storia. Ma è un bene che qualcuno ogni la tiri fuori.

