Mesi di pioggia e freddo continuo sembrano finiti. Pasquetta รจ il giorno giusto per una pedalata sotto il sole. Uno dei tanti tesori che possediamo e che noi calabresi non sappiamo valorizzare si trova, ad esempio, a pochissimi chilometri da Cosenza. Arrivarci non รจ difficile, si possono godere panorami incantevoli e fare a volte incontri sorprendenti. C’รจ una sorta di Toscana in Calabria che molti ignorano e che andrebbe strappata all’oblio, perchรฉ non snaturata nella sua bellezza dal turismo volgare. Nell’area che si allunga da San Fili e va a nord, oltre Montalto, c’รจ una fascia pedemontana di colline che risalgono dalla riva sinistra del Crati fino alla Catena Costiera tirrenica.

In bici con Gabriella e Angelo
In queste rotonde alture sono impiantati da secoli ulivi e vigneti, e campi arati si susseguono intervallati da vecchie cascine, celate agli occhi perchรฉ solo misconosciute stradine le attraversano. L’autostrada รจ a due passi, la vecchia e trafficata SS 19 delle Calabrie le delimita, eppure non tutti sanno che c’รจ un tesoro dietro l’angolo. ร una fortuna per noi che odiamo traffico e confusione. Oggi vogliamo arrivare a Montalto attraverso le strade collinari. Con Gabriella e Angelo abbiamo intenzione di percorrere un pezzo dellโAppennino Bike Tour, lโaltra grande via ciclistica che – insieme alla Ciclovia dei Parchi e a quella del Reventino-Savuto – attraversa la Calabria da Nord a Sud, percorrendo strade secondarie a basso traffico. Si tratta in realtร di un progetto nazionale che riguarda la piรน grande direttrice di mobilitร sostenibile del Paese. Sono 3100 km di percorso, suddivisi in 43 tappe che uniscono la Dorsale appenninica, da Altare in Liguria, ad Alia in Sicilia per creare una via d’accesso sostenibile e di connessione tra i tanti piccoli borghi dโItalia.
L’Osso d’Italia
Lโeconomista Manlio Rossi-Doria aveva definito lโAppennino โl’osso d’Italia”, per indicare le aree interne italiane come zone fragili, spopolate e rurali, in contrapposizione alla “polpa” (pianure e coste), centri di ricchezza e sviluppo. Chi frequenta le aree appenniniche della nostra Penisola sa invece che, a fronte di spopolamento, invecchiamento e carenza di servizi, esse rappresentano invece un patrimonio naturale e culturale di fondamentale rilievo.
Non tutto il percorso calabrese รจ stato completato con segnalazioni, alloggi e indicazioni varie, pur tuttavia ha giร compiuto passi avanti notevoli grazie alla collaborazione di varie amministrazioni locali. Dai comuni cosentini di Orsomarso, SantโAgata dโEsaro, San Benedetto Ullano, Aprigliano, si va a quelli catanzaresi di Taverna, Amaroni, fino al vibonese di Fabrizia, per terminare il percorso calabrese attraverso i paesi del reggino, Santa Cristina dโAspromonte e Scilla e imbarcarsi a Villa San Giovanni. Per ogni tappa si puรฒ scaricare il gpx.
A noi compete un piccolo tratto della lunga tappa cosentina (93 km) che va da San Benedetto Ullano ad Aprigliano. Tuttavia รจ per ora sufficiente a svegliarsi dal sonno invernale e assaporare la bellezza delle nostre colline. Cerchiamo un po’ di calore nel primo tiepido sole di aprile.

Da Cosenza ai boschi
Lasciamo casa dirigendoci verso nord, lungo il viale parco cosentino e rendese. I dieci chilometri di piano che ci separano dai primi contrafforti sono utili oltre che per riscaldare i muscoli anche per chiacchierare. Le parole, perรฒ, presto devono fermarsi. Non bisogna sprecare il fiato perchรฉ sta per iniziare la salita. Arrivati infatti al bivio di San Vincenzo La Costa, svoltiamo prima a sinistra e dopo un paio di chilometri prendiamo una interpoderale sulla destra molto ripida. ร il momento di alleggerire i rapporti del cambio. Gabriella scatta in testa, perchรฉ non sopporta che qualcuno la preceda. Il cielo terso fa risaltare i colori della primavera. Verde, rosso, viola e giallo si inseguono nel predominio di terre e boschi.

Il Crati luccica, il Pollino รจ ancora innevato
I primi alberi sono lecci, che poco alla volta cedono il posto agli ulivi. Seguendoli con lo sguardo salire verso l’azzurro, gli occhi puntano verso una casa padronale, che sovrasta un uliveto molto bello. Nei pressi due signori raccolgono legna per preparare la classica grigliata del giorno festivo. Ci fermiamo a scambiare qualche parola. Un paio di chilometri ancora e siamo in cima. Possiamo guardare ora dall’alto il vasto panorama. Alle nostre spalle, a est, il Crati luccica tra le anse e i meandri di strade e ferrovie; a nord, la catena del Pollino appare nitidissima con le sue cime innevate; a sud, si staglia il centro conurbato di Rende-Cosenza; infine, davanti a noi, a ovest, torreggia Montalto sotto le propaggini dell’ultimo Appennino. Vista da qui la cittadina di Ruggero Leoncavallo non ha nulla da invidiare ai borghi toscani. Da una stradina laterale sbuchiamo in una piccola frazione. Un altro piccolo sforzo e arriviamo nel centro del borgo appenninico. La piazza ci accoglie con la grande scalinata della chiesa dei padri ardorini. Poggiamo stanchi le nostre bici alle pareti di un edificio, ci accomodiamo ai tavoli all’aperto di un bar e chiacchierando assaporiamo le piccole gioie della vita, godendo di un ottimo caffรจ prima di ridiscendere nella valle del Crati attraverso una straordinaria stradina dellโAppennino Bike Tour che si infila tra le splendide colline illuminate da un sole abbacinante.

