Nel 1743 Giacomo Casanova fu ospite in Calabria del vescovo di Martirano, ma abbandonรฒ quel luogo appena tre giorni dopo lโarrivo: ยซAvevo visto solo degli animali che mi parvero scandalizzati dal mio aspetto. E poi com’erano brutte le donne! Dissi chiaramente al vescovo che non avevo la vocazione di morire martire in pochi mesi in quella cittร ยป. ร proprio da questo paesino catanzarese, adagiato in posizione panoramica sulla valle sottostante, che scegliamo di muovere i primi passi della nostra pedalata esplorativa. Smentisco, anzitutto e categoricamente, la presunta bruttezza delle donne di Martirano: la giovane che ci serve al bar con cortesia รจ graziosa e delicata, come lo รจ la signora bionda che ci passa accanto al nostro arrivo. Inoltre, a dispetto del rovinoso terremoto che lo rase al suolo nel 1905, il paese conserva ancora i tratti nobili di alcuni palazzi, memoria dellโantico splendore feudale e di sede vescovile. E poi, a dirla tutta, quale senso ha paragonare Venezia a un piccolo centro dellโItalia meridionale? Che solenne ignoranza, in fondo, quella del celebre avventuriero!

La compagnia dei pedalanti
Sia come sia, scatta per noi lโora di partire. Insieme a Gabriella, Franco, Davide e Pasquale ci prepariamo a percorrere circa quaranta chilometri alla (ri)scoperta di paesi e paesaggi vicini, eppure ingiustamente poco noti. E quale strumento migliore della bicicletta per un simile intento? Questo mezzo squisitamente socratico regala una ยซlenta celeritร ยป, perfetta per penetrare l’anima dei luoghi e della gente della valle del Savuto. Il fiume โ lโOcinarus degli antichi greci, divenuto poi Sabatus per i romani โ sgorga a circa milletrecento metri di altitudine nel cuore della Sila. Nel suo breve corso di cinquanta chilometri verso il mare solca la valle omonima muovendo da nord-est verso sud-ovest, ponendosi come solco di separazione tra lโaltipiano silano e la Catena Costiera tirrenica. Nonostante le ferite impartite in tempi recenti dal disboscamento e dagli abusi edilizi, la valle del Savuto mantiene intatto un fascino paesaggistico profondo. Attraversare le sue strade, fosse anche in automobile, equivale a varcare la soglia del tempo. La mitica Statale 19 figura tra le piรน antiche arterie dโItalia, ma capita anche di scorgere i binari a scartamento ridotto della ferrovia Cosenza-Catanzaro: una tratta purtroppo gravata da interminabili lavori di ripristino che privano i viaggiatori piรน curiosi della possibilitร di godere di tanta bellezza. Fin dai tempi della via romana Annia-Popilia, la valle ha rappresentato un asse viario strategico verso la Sicilia, complice la vicinanza con la valle del Crati, poco piรน a nord. Tale centralitร รจ confermata oggi dal tracciato dellโAutostrada del Mediterraneo che la attraversa.

La Ciclovia del Reventino
Nel territorio del Savuto gli inverni si rivelano generalmente piovosi e le estati raramente afose. Le sensibili differenze di quota generano tuttavia usi del suolo assai differenti: viti e ulivi popolano le quote medio-basse; castagni, querce e campi di frumento dominano lโaltitudine media; lassรน sui monti, infine, prevalgono i prati, le conifere e i boschi cedui, vocati al pascolo e al taglio del legname. In epoca romana, lโeconomia locale integrava la vita agropastorale fiorita presso la statio ad fluvium Sabatum con lo sfruttamento del soprastante complesso dei monti Reventino-Mancuso, vera e propria miniera del “petrolio dellโantichitร ”: la pece.
Il Reventino appare ancora oggi come un rilievo lussureggiante, un intrico di boschi imponenti che nasconde fra le fronde pittoreschi paesi. Proprio attorno al “monte della pece” รจ stata tracciata pochi anni fa una ciclovia d’eccezione, straordinaria per il pregio dei paesaggi e per la quasi totale assenza di traffico, tanto da evocare l’immagine di un’unica, sterminata pista ciclabile (Ciclovia del Reventino-Savuto: https://cicloviars.viatoribus.com).

Al confine tra due province
Oggi intendiamo percorrerne un tratto, breve ma altamente significativo, lungo il confine che separa la provincia di Catanzaro da quella di Cosenza. Lasciamo cosรฌ Martirano muovendoci in ordine sparso verso Conflenti, celebre per il Santuario della Madonna della Visora, ma anche terra natale e musa di Vittorio Maria Butera, tra i massimi interpreti della poesia dialettale italiana. La giornata pare fatta apposta per andare in bicicletta: il cielo รจ terso e lโaria mattutina di settembre segna una temperatura gradevole, intorno ai 22 gradi. Saliamo verso il paese contemplando il disegno di colli e campi ricamati da ulivi e castagni, testimonianza visibile di un passato di prosperitร agricola alimentata dalle acque che scendono copiose dal Reventino verso il Savuto.
Chilometro dopo chilometro guadagniamo quota, fino a scorgere a sud lโazzurro del Tirreno, in gara con il cielo per intensitร di tono. Io e Gabriella ci troviamo da soli in testa alla fila e conquistiamo Conflenti prima dei compagni. Ne approfittiamo per sederci su una panchina a breve distanza dal Santuario. Un anziano del posto, incuriosito dalla nostra etร non piรน verde โ ยซAncora in bici?ยป โ, ci racconta come gli abitanti della valle, abituati da secoli a recarvisi in pellegrinaggio a fine agosto, piรน che Santuario della Visora lโabbiano sempre definito della โMadonna della Querciaโ. L’appellativo si deve a un imponente ontano piantato dinanzi allโingresso del tempio fin dalla sua fondazione nel 1578; la secolare pianta รจ morta da pochi anni, ma il ceppo originario รจ ancora visibile sul retro del complesso. Pasquale, intanto, sopraggiunge di gran carriera davanti al sagrato e, guidato da una sincera devozione, entra per una breve preghiera, seguito da Davide; Franco, con spirito piรน laico, preferisce invece rifugiarsi nel vicino bar per un cornetto.
I versi di Butera
Indugiamo lungo le strade del paese, avvolto in un tranquillo silenzio. Mi soffermo a leggere alcune targhe affisse lungo le rughe (i vicoli), che riportano i versi di Butera. Trovo alcuni versi de โLโamore cantaโ perfetti per lo spirito della nostra giornata: ยซQuannu lโamure canta a mmenza vuce,/โU munnu sanu tuttu quantu tace;/โU sule, ppeโ ra gioia, cchiรน stralluce;/A luna guarda, ride e sse cumpiace. (โฆ)/ I munti paru mmiegliu culurati/Parecchiรน ggranne e cchiรน llucente โu mare,/Cchiรน bbirde lโerva e cchiรน jjuruti i prati.ยป (Quando lโamore canta a mezza voce, / Il mondo intero silenzioso tace; / Il sole, per la gioia, fende la luce; / La luna guarda, ride e si compiaceโฆ / I monti sembrano meglio colorati, / assai piรน grande e brillante appare il mare, / piรน verde l’erba e piรน fioriti i prati.)
Quanta profonda veritร custodisce la poesia di Butera. Qualche nube fa la sua comparsa ad occidente senza oscurare la grazia di una giornata incoronata da una natura rigogliosa; riprendiamo dunque a pedalare verso la meta successiva: Motta Santa Lucia. Superata una salita di un paio di chilometri perveniamo al bivio per Decollatura, ma deviamo con decisione a sinistra per addentrarci nel folto del bosco. A un certo punto unโimponente frana โ lโennesima che ferisce la terra di Calabria โ ci sbarra il passo. Non ci scoraggiamo: telaio in spalla, superiamo il varco con un passaggio acrobatico e, dopo circa otto chilometri di immersione suggestiva nella natura, giungiamo a Motta Santa Lucia.

Verso la terra delle magare
Il toponimo, assai diffuso nella penisola, rimanda a un luogo cinto da fortificazioni, e questa “motta” non fa eccezione. Percorrendo il suo lungo e stretto corso principale raggiungiamo il punto piรน alto, da cui la vista si spalanca su un panorama mozzafiato. Non รจ unโesagerazione: insieme a Franco, Davide e Pasquale cerchiamo di individuare sul versante opposto della valle il nostro paese dโorigine, Grimaldi, dove questa piccola avventura รจ stata concepita. Per godere appieno del paesaggio, il viaggiatore farร bene a varcare la soglia del piccolo bar e concedersi una sosta sul terrazzino panoramico: un conforto autentico per gli occhi e per il palato. Nel frattempo il tempo minaccia pioggia, spingendoci a una rapida ripartenza: ad ovest, lungo la catena costiera, vedo addensarsi masse nuvolose cupe. La strada da fare รจ ancora molta. Prossima destinazione: Pedivigliano. Percorrendo lโantica via che raccorda le due province calabresi facciamo ingresso nel territorio cosentino. Pochi chilometri ancora ed eccoci nella terra delle magare su cui svetta una imponente chiesa. Non credo, tuttavia, che le streghe vi trovino ancora dimora: anche questo paese, al pari dei vicini catanzaresi, conta ormai poco piรน di qualche centinaio di anime. Lo spopolamento consuma, in veritร , con morsa spietata lโintera valle del Savuto, senza che s’intraveda un argine. Si respira la sensazione malinconica di un mondo sul punto di congedarsi per sempre.
Le parole di Franco Araniti
ร con tristezza profonda che ci avviamo verso casa. Proviamo a stemperarla con uno sforzo fisico intenso, attraversando velocemente Scigliano e gettandoci nella rapida discesa verso il fondovalle. Imbocchiamo la risalita verso Grimaldi. Il cielo, tuttavia, non ci concede tregua: tuoni e lampi scatenano improvvisamente le cateratte celesti, e a Davide, immersi in quel fragore d’acqua, resta solo il tempo di gridarmi: ยซParimu pulicini!ยป (Sembriamo pulcini!). ร finita. ร stata, malgrado tutto, una giornata bellissima, resa ancor piรน memorabile dall’irrompere del temporale. In fondo pedalare รจ un altro sinonimo di vivere, perchรฉ come ha scritto il poeta Franco Araniti: ยซDentro le arterie sterrate si spalanca il percorso/per le tante anime dei paesi e le diverse parlate/in respiri di fronde, piazze anti-che, echi di silenzi/e il mare e la montagna dentro uno sguardo solo/ nella tawรขnรข: lโalba che pedala pensieri immensiยป.


