Nel 1936 in un articolo dal titolo ยซTecnica del cicloturismoยป (Le vie dโItalia, numero 8: mensile del Touring Club) con dovizia di particolari si descrivevano tecniche e bici tra le piรน adatte a percorrere le strade italiane dellโepoca: ยซLa diffusione dellโautoveicolo ha diminuito la considerazione di cui godeva un tempo la piccola regina della strada. Ma per quanto nel campo della locomozione si sia giunti a un grandissimo progresso, nessuno puรฒ, nemmeno oggi, negare che la bicicletta resti una delle piรน mirabili (e utili) conquiste dellโingegno umanoยป.
Oggi che va di moda rendere โcoolโ ogni cosa, si preferisce parlare di โciclosofiaโ per raccontare sostanzialmente le stesse cose che vedevano i nostri antenati dellโera fordista. Dโaltra parte, trionfando la filosofia pop, non ci si meravigli se Didier Tronchet, in Piccolo trattato di ciclosofia possa scrivere che ยซLa ciclosofia รจ lโinsieme delle idee, delle intenzioni e delle sensazioni nate sulla biciclettaยป, come se fosse unโassoluta novitร questo โnuovo umanesimoโ indotto dalla bicicletta, quando altro non รจ se non la โmens sana in corpore sanoโ degli antichi romani vista dalla postmodernitร .
Un calabrese mitteleuropeo
Fin da bambino ho ascoltato storie ibride fatte di racconti di laghi e montagne davanti al tabiel fumante di polenta condita con pocio (intingolo, salsa densa) di carni preparata dalla nonna trentina, oppure di briganti e tesori ammucciati (nascosti) mentre mia madre calabrese, affettava suppressate (soppressate) per gli ospiti che stavano arrivando. Ricordo ancora quando nei lunghi giorni dโinverno trascorrevo pomeriggi meticciati tra casa dei nonni, dove ascoltavo in lingua trentina saghe familiari del freddo Nord, mangiando strudel di mele o canederli, e casa materna, dove le comari si raccoglievano attorno al focolare a raccontarsi nel calabrese piรน aspro le vicende paesane, assaggiando dolci come susumedde e turdiddi.
La Calabria degli anni โ60 era una terra in cui, nonostante lโemigrazione, le aree interne erano ancora popolate e legate ad una dimensione spaziale e temporale, in cui i torrenti erano tali e non canali nascosti da muri e asfalto; dove le case non erano anonime dimore di ferro e cemento; dove le strade erano spesso percorse da animali da soma; dove i vicoli erano nicchie per giochi di bimbi.
Cโรจ voluto tempo per capire che la mia regione รจ terra tormentata, un territorio difficile, di scarse pianure e di selvagge montagne, segnato da terremoti e alluvioni, attraversato nei secoli da invasioni, saccheg-gi, violenze di ogni genere, che hanno provocato lutti e povertร . Impossibile restarne immuni. Oggi, la regione vive una profonda crisi demografica. A causa dellโemigrazione giovanile e delle scarse nascite ha ormai meno di due milioni di abitanti. Eโ una delle terre piรน povere dellโUnione Europea. Eโ anche, perรฒ, una regione di una bellezza strabiliante, fatta di monti, laghi e coste marine di indescrivibile fascino.

Viaggio in Calabria: il bello della bici
Lโantropologo francese Marc Augรจ, ne Il bello della bicicletta, ha scritto: ยซI nuovi flaneurs, con il vento in faccia, hanno fatto una doppia scoperta: si sono resi conto con meraviglia che la cittร รจ fatta per essere guardata, per essere vista, che รจ bella fin dalle sue strade piรน modeste, e che รจ facile da percorrereยป. I grandi scrittori della cosiddetta fantascienza sociologica ci hanno insegnato che le grandi storie non nascono viaggiando nellโouter space, oltre le stelle, perchรฉ spesso basta guardare molto piรน vicino, allโinner space, per capire quanto la vita sia troppo fragile, complessa e problematica per non provare a ricostruire quelle trame di dialogo necessarie per le nostre atomizzate esistenze.
Nel 1794 Xavier de Maistre in Viaggio intorno alla mia camera scriveva: ยซNo, piรน non debbo tenere il mio libro in petto; eccolo, o signori, leggetelo. Ho impreso e compito un viaggio di quarantadue giorni intorno alla mia camera. Le osservazioni importanti che in esso mโรจ avvenuto di fare, il piacere continuo che da esso ho tratto, mi dovevano a desiderare di pubblicarne la descrizione, la certezza di essere utile a molti mi vi ha determinato (โฆ) Ogni uomo sensato, io non ne dubito, vorrร appigliarvisi, di qualunque indole, di qualunque temperamento egli sia. Avaro o prodigo, ricco o povero, nato sotto la zona torrida o presso il polo ei puรฒ viaggiare, comโio ho viaggiatoยป.
La mia Calabria in bici e poi le Ciclovie
Allo stesso modo io, per narrare la mia polis, la mia terra, la mia comunitร , ho voluto guardarla da vicino, col vento in faccia, col sudore delle salite, col freddo delle discese, col sapore in bocca del caffรจ ristoratore alla ricerca dellโantica bellezza nascosta tra le pieghe del brutto. Allo stesso modo il pedalatore forestiero non si farร coinvolgere dalla frenesia del mondo, dal suo disordine, dai luoghi โesoticiโ, anzi muovendosi con piรน calma potrร raggiungere inedite dimensioni conoscitive, che si credevano perdute e che invece si potranno riconquistare: osservare i paesaggi mutevoli da punti di vista nuovi, fermandosi in luoghi prima ignorati e parlando con le persone che si incontrano per le strade piรน isolate e impervie.
Ecco perchรฉ รจ necessario venire a visitare la Calabria, una terra in bilico tra il nuovo e il vecchio, ma in cui lโantico non รจ stato ancora sopraffatto dal (post)moderno.
La Calabria non รจ solo la Ciclovia dei Parchi, vincitrice dell’Oscar italiano del Cicloturismo 2021, coi suoi oltre 500 chilometri di lunghezza, ma anche, ad esempio, lโaltrettanto affascinante (seppur piรน breve) Ciclovia del Reventino-Savuto. Ciclisti di ogni dove venite nel Sud piรน profondo dove ogni strada, ogni paesino piรน isolato vi lascerร sorpresi e sospesi nel tempo che non cโรจ piรน.
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Dentro le arterie sterrate si spalanca il percorso
per le tante anime dei paesi
e le diverse parlate in respiri di fronde,
piazze antiche, echi di silenzi e il mare e la montagna
dentro uno sguardo solo nella tawรขnรข:
l’alba che pedala pensieri immensi.
(Franco Araniti)

