Moni Ovadia e gli incroci mediterranei di Giufà

Le incursioni di Moni Ovadia nelle Note di Giufà per l'apertura della 50esima stagione del Centro Rat/Teatro dell'Acquario nel segno di Antonello Antonante
1 Novembre 2026
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Moni Ovadia (foto Alfonso Bombini 2026)

Cinquant’anni di R.A.T/Teatro dell’Acquario non potevano che iniziare con un omaggio allo spettacolo simbolo di questo avamposto culturale della Calabria. Ottocento volte in scena dal 1998, “Giufà e il mare” di Antonello Antonante ha continuato il suo cammino, ancora una volta raccontando una storia che sentiamo sempre così nostra, così capace di rappresentare il nostro stare in questa parte di mondo, abitare il nostro Mediterraneo interiore coi nostri miti indispensabili. Non possiamo farne a meno. È un bisogno che Moni Ovadia ha saputo esprimere da par suo in una serata in cui si è partita una nuova stagione di  Centro R.A.T nel ricordo del compianto Antonello Antonante che di questo collettivo è stato il centro propulsore per tanti anni.

Il quaderno di Moni

“Il Mediterraneo non è solo geografia”. Basterebbero queste parole di Breviario Mediterraneo di Predrag Matvejevic per restituire il senso e il cammino di Giufà, lo scemo errabondo che riesce laddove le menti apparentemente normali falliscono. Le tira fuori Moni Ovadia, leggendo un grande quaderno di appunti in questa sua veste da narratore di confine, come è sempre stato in un’Europa che invece vuole costruire muri. Barriere vere e immaginarie, costruite col sangue e nutrite di rancori, vendette, odio etnico.

Ma ci sono costruttori di ponti, che sono sempre “più sacri dei templi” ci ricorda Ivo Andric, altro autore apparso in questa serata tra nostalgia e futuro. Nostalgia per quello che è stato Rat teatro e futuro. E poco importa se ormai da tempo ci siamo abituati a non entrare un quella grotta delle meraviglie che è stata per anni il teatro di via Galluppi a Cosenza. Il Teatro dell’Acquario non è un luogo fisico, lo trovi dove si macina teatro e tante altre attività dove parola, gesto, musica trovano il loro spazio.

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Le Note di Giufà

Per capire qualcosa in più di questo personaggio che troviamo in molte culture al di qua e al di là del mare nostrum, basta leggere alcune pagine di Viaggio al monte analogo di Mauro Francesco Minervino. L’antropologo calabrese, tra fantasie dell’infanzia e suggestioni da adulto, ci restituisce in poche pagine la complessità di un personaggio unico, saggio e maldestro al tempo stesso, ma sempre capace di farla franca e di risolvere la questione di turno. Una magia che si è rinnovata al cinema teatro Tieri di Cosenza proprio con le Note di Giufà.

A firmare la regia è stato Maurizio Stammati, in scena con Alessandro Parente col suo organetto. Musiche composte dal maestro Checco Pallone e suonate dal vivo con Tiziana Grezzi, Piero Gallina, Alberto La Neve, Checco Pallone, Carlo Cimino, Francesco Montebello, Carlo Antonante Bugliari. Geppo Canonaco ed Eros Leale hanno curato luci, audio e adattamento scenico. Le ombre avevano la firma riconoscibile di Dora Ricca, una vita al fianco di Antonello Antonante.

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