Centrale Enel Rossano: uno slancio creativo per cambiare paradigma

Basterebbe seguire l’esempio interessante di altre ex aree industriali. Dalle creazioni di Michelangelo Pistoletto nell'ex edificio industriale di Biella al Mattatoio di Roma, fino al Bankside di Londra o l'esempio di Barcellona
23 Settembre 2026
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Quanti anni sono passati dalla realizzazione della centrale Enel di Rossano? Qualcuno di voi è mai stato a vedere questo gigante oggi moribondo? Arrugginito, consunto, corrusco, pieno di salsedine, con brandelli di lamiere alterate dal tempo come se fossero passati più di cento anni? Senza aver imparato nulla dall’esperienza degli altri paesi e delle altre realtà, non italiane che, al contrario, hanno saputo riconvertire grandi aree produttive e dismesse come Sant’Irene, oggi questo moribondo relitto ex industriale giace immobile nello ieratico paesaggio della Piana di Sibari.

Il Sud immobile

La verità è che la centrale Enel è il paradigma di un Sud bloccato da decenni nell’inventare e reinventare se stesso, dove la fuga di giovani e cervelli resta inarrestabile, ma dove fredde statistiche lo fanno, ora, crogiolare sugli allori di un sorpasso del PIL nei confronti del resto d’Italia per l’ubriacatura di miliardi di euro del famigerato PNRR. Ho preso a pretesto il caso della centrale Enel perché rappresenta ancora in potenzialità, una enorme occasione mancata di riconversione di un grande areale in dismissione, per il quale occorre immaginare anche idee diverse da quelle di demolire le ciminiere, e smontare tutto il “circo” di lamiere.

Nuovi modi di immaginare i luoghi

L’esempio spagnolo

Il mio ultimo, recente viaggio a Barcellona, durante il congresso UIA/Unione Internazionale Architetti, mi ha messo ancora una volta difronte all’inventiva degli spagnoli/catalani, nel momento in cui, ospitando per la seconda volta il congresso mondiale, hanno pensato con intelligenze di rimettere in gioco un manufatto ben più grande della centrale di Sant’Irene, e per giunta a pochi passi dal mare. Un tempo parte di una centrale termoelettrica costruita negli anni ’70, quest’edificio simbolo del lungomare metropolitano è diventato uno degli spazi post-industriali più emblematici dell’area di Barcellona. Per decenni, le sue strutture sono state essenziali per l’approvvigionamento energetico della zona e simboleggiano lo sviluppo industriale della regione. Dopo la chiusura nel 2011, l’edificio è rimasto inattivo fino al 2024, quando è stato parzialmente riattivato come una delle principali sedi della Biennale Manifesta. Interventi minimi ma strategici hanno permesso di aprire al pubblico per la prima volta l’imponente sala turbine, consentendone l’utilizzo per scopi culturali senza alterarne il carattere monumentale e grezzo.

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Visioni del futuro

La trasformazione di un territorio

Questi adattamenti ne permettono, oggi e in futuro, l’uso continuativo prima della sua definitiva trasformazione in Catalunya Media City. Una società creata appositamente dalla Regione Catalana, Front Marítim del Besòs, sta guidando la trasformazione dell’intera area per farne un punto di riferimento europeo per la rigenerazione urbana sostenibile, che coniuga conservazione del patrimonio, innovazione e apertura al pubblico.

La conservazione e la sopravvivenza di questo complesso industriale fino ai giorni nostri sono state possibili anche grazie al costante impegno della comunità e di diversi gruppi locali che, fin dai primi dibattiti sul futuro della centrale elettrica, si sono battuti per il suo valore storico, architettonico e sociale. Il loro coinvolgimento è stato fondamentale per affermare “Les Tres Xemeneies” come elemento unico della memoria collettiva metropolitana e come punto di riferimento dell’architettura industriale contemporanea.

La scelta di Les Tres Xemeneies, un’area in fase di riqualificazione, è espressione tangibile del tema “Becoming: Architectures for a Planet in Transition” (Divenire: Architetture per un pianeta in transizione). In quanto sede principale del Congresso Mondiale degli Architetti UIA 2026, ha ospitato, con suggestiva scenografia, una parte significativa del programma: l’International Emerging Workshop che precede il congresso, la Mostra Centrale e l’Open Forum, così si realizza l’idea che il trasferimento del sito rende questo storico luogo sul lungomare oggi accessibile a un pubblico internazionale, tanto quanto alla città.

Spazi abbandonati

La lunga attesa

Noi invece attendiamo ormai da anni la fantasmagorica demolizione della Centrale Enel di Sant’Irene di Rossano, e il simbolo di questa inutile, logorante attesa è una gru da anni collocata su una delle due alte ciminiere che dopo aver avviato lo smontaggio si è fermata per la presenza di amianto. E li è rimasta e svetta, e non è accaduto più nulla, se non ogni tanto togliere ferraglia e annunciare (Enel) una riconversione (chissà quando a venire).

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Avanziamo alcune idee alternative, coraggiose, anche “oltraggiose” ovvero una proposta per una gigantesca riconversione della ex centrale: da moribondo lacerto ex industriale a grande parco, come accaduto nella Rhur e altrove. Basterebbe seguire, con visione lungimirante, l’esempio interessante di altre ex aree industriali, la cui evoluzione e successiva dismissione è il risultato di una storia del territorio che incrocia quella economica e di impresa, che oggi, in un mondo in rapido cambio, che richiede nuovi prodotti, dismette un vecchio, inquinante modo di produrre e apre a nuove prospettive di riconversione e produzione. La lezione, che viene da altri modelli avanzati, è che quando un gigante produttivo viene dismesso si apre un’occasione per trasformare quel luogo e dargli una nuova identità. Un nuovo luogo con nuove prospettive capace di offrire esperienze, servizi, spazi per il tempo libero, nuove residenze.

Immaginare nuove occasioni

Reimmettere queste aree in un nuovo circuiti vitali può essere occasione di dibattito attivo e civile, che coinvolge società, progettisti, amministrazioni, soprattutto i cittadini. Ma tutto questo sembra non interessare a Enel, nella Piana di Sibari, dove le due ciminiere, oggi di fatto un simbolo, non vanno demolite, semmai affidate a qualche grande artista internazionale, perché rigenerare un’ex area industriale qui avrebbe il valore e significato di rilanciare ancora di più un’intera area, arricchendo la città e tutto il territorio con nuovo valore e nuovi simboli.

Ne gioverebbe senza dubbio l’intero ampio contesto, come accaduto, tra gli altri esempi importanti, con grande coraggio e visione a Bilbao, che nei primi anni ’90, ha fatto del declino dell’industria pesante legata alla metallurgia e ai cantieri navali, occasione di un coraggioso slancio dell’amministrazione locale che ha deciso di affrontare con una scelta visionaria, passando dalle rovine industriali a costruire cultura e arte, a partire dal Guggenheim Museum. Oppure a Biella dove Michelangelo Pistoletto ha realizzato la cittadella dell’arte in un ex edificio industriale, o, più vicino a noi, a Roma, dove il Mattatoio è Museo Macro e Scuola di Architettura, oppure ancora, il magnifico esempio della Bankside di Londra, grande centrale elettrica nel cuore della città, che ora ospita il Tate Modern, la quale da area dal forte degrado sociale è oggi luogo dedicato all’arte e allo spettacolo.

Insomma, non si tratta nemmeno di cancellare una storia, una identità che pure è appartenuta a questi luoghi, ma di trovare uno slancio creativo, perduto ormai da tempo, e con coraggio trasformare la ex centrale di Sant’Irene in un polo territoriale capace di essere attrattivo per l’intero Sud e il Mediterraneo.

 

 

 

 

 

 

 

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G. Pino Scaglione

G. Pino Scaglione

G. Pino Scaglione, architetto, Professore di Urban Design presso l’Università di Trento, direttore del Master MaDER e di meeD Academy, animatore e co-curatore del Padiglione Italia della VI Biennale di Architettura di Venezia, dove ha esposto su invito della giuria internazionale nel 1996 e nel 2025.
Ha scritto e pubblicato numerosi articoli e saggi tra i quali: “Avventure del progetto”, “Cities in Nature”, curato la serie “monograph.it” dedicata, tra gli altri, a Kengo Kuma, Antonio Citterio, Odile Decq, Reiulf Ramstad.
E’ stato Direttore editoriale di Actar Italia e di LISt Lab, case editrici internazionali, Creative Art Director per istituzioni e aziende, curatore di mostre ed eventi sui temi del progetto contemporaneo. Progettista architettonico, urbanista, architetto d’interni, designer con all’attivo realizzazioni pubblicate su riviste e monografie, consulente per pubbliche amministrazioni, società, enti, aziende, tra le quali Regione Calabria, Regione Basilicata, Provincia Autonoma di Trento e Bolzano, Provincia di Roma, Autostrada del Brennero, ANAS, De Castelli, Egoitaliano, TBK, COGESCA Costruzioni, COGES Infissi, Arkè.
Dal 2020 è responsabile scientifico per i contenuti del magazine web e cartaceo, “NUOVO disegnoallitaliana” (www.disegnoallitaliana.it), fondatore e presidente della Società Scientifica Riagita, Art Director di Calabria Design Festival Academy.

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