La Calabria dell’Arte, senza artisti

Perché dobbiamo tenere viva la memoria di Giulio Telarico. Sensibile, discreto, raffinato, ma con una personalità artistica così forte e prestigiosa da avere catturato l’attenzione di un ampio pubblico tanto calabrese quanto nazionale
24 Agosto 2026
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La Calabria è una regione poverissima di artisti, ma non di arte, soprattutto nei secoli passati, a partire dalla Magna Graecia, fino alla presenza significativa di Bizantini e fino a quel genio che fu Mattia Preti. Poi una schiera di artigiani di straordinario talento, calabresi, pugliesi, campani, che hanno arricchito le chiese, i palazzi, edifici e città nella storia, dal Quattrocento in poi, ma che sono rimasti anonimi se non per le opere che ci hanno lasciato.
La modernità, da inizi del secondo Novecento, ci consegna gli echi di Andrea Cefaly e Domenico Morelli, la nascita a Reggio Calabria di quel genio che fu Umberto Boccioni, poi Mimmo Rotella e i suoi decollage, quel talento di Enotrio, Andrea Alfano e ancora pochi altri davvero saliti alle cronache nazionali e soprattutto internazionali.

Nella seconda metà del Novecento nasce e si consolida una minuta pattuglia di piccoli maestri dell’arte, soprattutto quando la produzione nazionale arriva a Cosenza grazie al lavoro pregevole della Galleria d’Arte il Triangolo, fondata nel 1973 da Enzo Le Pera, e, ancora prima, dagli anni Sessanta, con la Galleria la Bussola di Maria Carbone che ne fece luogo di confronto e dialogo tra amanti dell’arte e della cultura.
In queste Gallerie, giovani studenti del Liceo Artistico di Cosenza, guidato dal preside Lupinacci, valido artista astratto-figurativo, ci siamo abbeverati all’arte avendo il privilegio di vedere mostre dedicate a Guttuso, Baj, Accardi, Dorazio e tanti altri.
Oggi, senza dubbio il più famoso e talentuoso tra gli artisti calabresi viventi è Alfredo Pirri, nato e vissuto in parte a Cosenza, con studio a Roma e mostre in Musei e Gallerie in Italia e fuori.
Tra i piccoli maestri, che ho avuto il piacere di conoscere e frequentare, ne desidero ricordare uno che ci ha lasciati da poco, Giulio Telarico, sensibile, discreto, raffinato, ma con una personalità artistica così forte e prestigiosa da avere catturato l’attenzione di un ampio pubblico tanto locale, calabrese, quanto nazionale. Purtroppo Giulio, come altri artisti calabresi, non ha mai avuto il supporto di istituzioni pubbliche, nazionali e regionali, che abbiano potuto sostenere il suo lavoro e dargli visibilità oltre confini, l’arte in Calabria è pura superficie per i più, orpello e vezzo creativo, decorazione. Infatti la povertà culturale della regione nei campi del settore “creativo” in generale, dai vari rapporti Symbola e dai vari osservatori, presenta percentuali insignificanti e altrettanto tali sono gli investimenti, così che abbiamo una scarsa rete di musei di valore nazionale e internazionale e un’offerta assolutamente risibile nel campo del contemporaneo, con pochissime gallerie d’arte ed eventi che la celebrano nel senso più significativo e culturale.

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Giulio Telarico inizia la sua carriera tra l’insegnamento al Liceo Artistico di Cosenza e le prime mostre collettive, poi personali. Negli anni Settanta e successivi è stato un innovatore, un pioniere, perchè la sua arte ha saputo fondere linguaggi contemporanei con la tradizione, alla quale ha saputo attingere come pochissimi e con un grande senso interpretativo. I suoi “giochi”, come amava chiamare le sue “macchine” e creazioni grafico/pittoriche, erano in realtà una magnifica sintesi tra pittura, scultura, grafica, disegno e fotografia, nonché arte spaziale ovvero capace di evocare non solo forme e superfici, cromatismi, ma spazi e situazioni nelle quali sentirsi immersi.
Giulio era riservato, ma aperto e solare, ironico, imprevedibile, sorprendente nel generare narrazioni segniche fuori dal comune, la sua eleganza era il tratto distintivo, nella vita e nella sua pittura, un artigiano instancabile che forgiava piccoli pezzi di un grande mosaico della forma e del segno astratto, così come molte sue opere come la “stanza segnata” al Macro Asilo (2019), un’opera nella quale si doveva entrare, un vero e proprio spazio reale, praticabile. Dentro questa stanza, in quell’occasione, Giulio ha accolto, orientato e disorientato lo spettatore, perso ma al contempo protagonista nel labirinto di sogni e segni. La Stanza è stata forse il testamento di Giulio, perché ha rappresentato il suo complesso e multiforme universo poetico, la sua semplicità e complessità, al contempo, la sua dimensione di artista multiforme e multingegno.

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Ritratto di Giuseppe Pino Scaglione davanti a un’opera di Giulio Telarico (foto di Luca Chistè)

Al mio rientro in Calabria, dopo sedici anni a Trento e quattro a Milano, ho ripreso a frequentarlo con assiduità, invitato e coinvolto in mostre e iniziative culturali, alle quali ha risposto sempre con entusiasmo e una presenza significativa del suo lavoro. Ci vedevamo a mangiare un panino, un antipasto, polpette di melanzane, nell’Antica Salumeria su Corso Telesio e discutevamo di quanto sterile e ormai insignificante fosse la scena artistica cosentina e calabrese, quanto scarso fosse il lavoro delle istituzioni pubbliche in tale direzione e quanto fosse necessario riaprire scenari, confronti, idee e iniziative per rianimare il confronto. Risalgono infatti almeno a quindici anni prima le ultime vivaci attività di una città ancora piena di fermento, nel 2012, Fabio De Chirico, direttore della Galleria Nazionale di Cosenza, l’unico che l’ha animata e resa centro pulsante durante i suoi anni di direzione, dedica una personale a Giulio Telarico, con Andrea Romoli Barberini e di lui scrivono: “Le sue opere, tra gestualità pittorica e ricerca di forme plastiche, emergenti dalle tele, sapientemente modellate e centinate, o costruite per aggregazione materica, si situano nello spazio ambiguo della percezione tra illusorietà e realtà, lanciando una sfida all’osservatore, imbrigliato costantemente nel gioco sottile e filosofico di dover decifrare i segni visivi, ma anche le modalità espressive con cui sono proposti”.

Oggi nella cosiddetta Sala del Contemporaneo, della medesima Galleria Nazionale di Cosenza, sono esposte due stupende opere di Telarico, vicino a quelle di Cesare Berlingieri e Alfredo Pirri, definite “espressioni artistiche contemporanee del territorio”, in realtà rimaste tali da anni, mai integrate con altre mostre personali dei tre artisti e di altri autori calabresi contemporanei che pure, malgrado non estesa pattuglia, sono presenti oggi nella produzione artistica nazionale e regionale. Giulio è stato protagonista indiscusso di una bellissima stagione dell’arte italiana così come nella città di Cosenza, interprete di quella “Periferia sperimentale” come la definirono Tonino Sicoli e Marcello Walter Bruno, fuori da ogni clichè nel quale hanno inteso incasellarlo buona parte della paludata critica italiana che ha scritto del suo lavoro.
L’ultima personale, ricca, esaustiva, giocosa, pregevole l’ha ospitata il MAON di Rende, due anni fa, con generosità verso il lavoro di questo artista, e qui si sono ritrovati ed è stato possibile ammirare alcuni suoi cartalibri, i preziosi oggetti di design, piccole microarchitetture realizzate con cura e rifinite maniacalmente dall’artista, le tele, i multipli, i lavori tra grafica, parola, segno estremamente suggestivi per la loro freschezza ed espressività.

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L’ultima volta che sono salito nel suo laboratorio, nel sottotetto della sua casa, un retablo di opere, oggetti, attrezzi, riviste, libri, tutto insieme mi parlava di questa grande attività, intensa e mai sopita, dal suo esordio fino alle ultime cose. Giulio stava già male, e mi faceva una grande tenerezza vederlo come un bambino affaticato ma desideroso di proseguire il suo “gioco”, era così tenace e fiero che continuava a parlarmi di altri progetti, tra i quali un degno catalogo curato da me che desse degna collocazione al suo ampio lavoro e una mostra bipersonale con un artista leccese, Salvatore Sava che avevo in mente da tempo, e che sono certo sarebbe stato un bellissimo dialogo tra due menti fervide della provincia artistica italiana, mai periferia, sempre centro.

L’ho portato con noi al Salone del Mobile 2026, perchè il direttore dell’Istituto per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale del Ministero della Cultura, Alessio De Cristofaro aveva visto nella nostra collezione il suo lavoro e ha desiderato che fosse esposto. E così è stato, e sarà anche pubblicato, il suo lavoro, nel catalogo che il Ministero sta preparando per descrivere questa innovativa esperienza.
Noi siamo orfani di questa tua inventiva preziosa caro Giulio, ti saremo sempre grati per averci aperto altri orizzonti, io tra tutti per il mio voluto e instabile equilibrio tra segno, forma, spazio ti sono debitore di innumerevoli spunti e suggestioni.

Il tuo quadro nella mia casa mi ricorda che l’arte e gli artisti sono immortali e che la tua opera sopravviverà anche a te stesso, e io ne sono lieto perchè generazioni e generazioni hanno osservato, sono stati educati, saranno educati anche dal tuo lavoro per la bellezza.
Viaggia e fluttua tra le nuvole, aggrappato ai tuoi segni, leggero, elegante come sei sempre stato. Un lungo abbraccio.

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G. Pino Scaglione

G. Pino Scaglione

G. Pino Scaglione, architetto, Professore di Urban Design presso l’Università di Trento, direttore del Master MaDER e di meeD Academy, animatore e co-curatore del Padiglione Italia della VI Biennale di Architettura di Venezia, dove ha esposto su invito della giuria internazionale nel 1996 e nel 2025.
Ha scritto e pubblicato numerosi articoli e saggi tra i quali: “Avventure del progetto”, “Cities in Nature”, curato la serie “monograph.it” dedicata, tra gli altri, a Kengo Kuma, Antonio Citterio, Odile Decq, Reiulf Ramstad.
E’ stato Direttore editoriale di Actar Italia e di LISt Lab, case editrici internazionali, Creative Art Director per istituzioni e aziende, curatore di mostre ed eventi sui temi del progetto contemporaneo. Progettista architettonico, urbanista, architetto d’interni, designer con all’attivo realizzazioni pubblicate su riviste e monografie, consulente per pubbliche amministrazioni, società, enti, aziende, tra le quali Regione Calabria, Regione Basilicata, Provincia Autonoma di Trento e Bolzano, Provincia di Roma, Autostrada del Brennero, ANAS, De Castelli, Egoitaliano, TBK, COGESCA Costruzioni, COGES Infissi, Arkè.
Dal 2020 è responsabile scientifico per i contenuti del magazine web e cartaceo, “NUOVO disegnoallitaliana” (www.disegnoallitaliana.it), fondatore e presidente della Società Scientifica Riagita, Art Director di Calabria Design Festival Academy.

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