La Catena di Tot, Il metallo diventato arte

Il Fai Cosenza spiega l'importanza dell'opera dell'artista ungherese restaurata grazie a un'azienda siderurgica. Il magiaro si era formato a Berlino col Bauhaus per poi arrivare in Italia. In molti lo ricordano anche nei panni del killer ne Il Padrino parte II
4 Marzo 2026
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La Catena spezzata di Amerigo Tot

Chi era costui? Si sarebbero chiesti una volta, nellโ€™era pre-internet, i partecipanti alla splendida mattinata (e non solo per il radioso sole) organizzata dal Fai di Cosenza nello stabilimento Profilsider, specializzato nella lavorazione di lamierati. Cosa cโ€™entra il Fondo Ambiente Italia, associazione volta alla conoscenza e promozione delle bellezze artistiche e naturali italiane con i metalli? Ce lo hanno spiegato nellโ€™area industriale di Castrolibero qualche giorno fa Argia Morcavallo, presidente della delegazione cosentina FAI, e Gianni Zicarelli, titolare con il fratello Emilio dellโ€™azienda siderurgica. Lโ€™iniziativa รจ nata per conoscere unโ€™opera misconosciuta ai piรน e per troppo tempo โ€œdimenticataโ€ nel vallone di Rovito: Catena spezzata di Amerigo Tot. In molti lo ricordano nei panni del killer al soldo della famiglia Corleone ne Il Padrino parte II di Francis Ford Coppola.

L’iniziativa organizzata dal Fai Cosenza

Il restauro della Catena di Tot grazie alla Profilsiderย 

Lโ€™amministrazione comunale di Cosenza, proprietaria della scultura, giร  da tempo aveva pensato di restaurarla finchรฉ non ha generosamente dato la sua disponibilitร  la Profilsider. Aveva dichiarato circa tre anni fa il sindaco di Cosenza Franz Caruso: ยซSono sinceramente molto grato ad Enzo Le Pera, storico gallerista della nostra cittร , โ€œcercatore dโ€™arteโ€ per sua stessa definizione, studioso rigoroso e grande ed infaticabile conoscitore e frequentatore di artisti, per la sollecitazione rivoltami per far sรฌ che lโ€™amministrazione comunale autorizzasse gli interventi di restauro della scultura di Amerigo Tot, โ€œCatena Spezzataโ€ยป. Unโ€™operazione tuttโ€™altro che semplice considerato anche il gigantesco peso della scultura, ben 38 quintali di acciaio corroso. Addirittura, come ha spiegato Gianni Zicarelli, qualcuno vi aveva praticato un enorme foro per adoperarla come rifugio e discarica di rifiuti.

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Amerigo Tot

Amerigo Tot, l’ungherese rapito dal Bauhaus

Il valore dellโ€™opera รจ stato ben messo in rilievo da Marilena Cerzoso, che con dovizia di particolari e grande passione si รจ soffermata innanzitutto sulla biografia umana e artistica di Amerigo Tot, scultore di origine ungherese, nato nel 1909 e morto a Roma nel 1984. Una vita avventurosa la sua che lo portรฒ a fuggire dal suo paese durante la dittatura di Horty e combattere poi in Italia il fascismo. Imre Toth, il suo vero nome, si era formato inizialmente a Budapest e poi in Germania al Bauhaus. Quando i nazisti presero il potere si trasferรฌ a Roma frequentando lโ€™Accademia di Belle Arti. Svolse varie attivitร  lavorative collaterali alla sua attivitร  di artista, finchรฉ nel 1953 realizzรฒ la sua celebre opera: il frontone della stazione di Roma Termini. Nellโ€™Italia del boom economico il suo studio venne frequentato da intellettuali come Carlo Levi, Ungaretti, Calder e Dalรญ.

Tot la fece collocare davanti all’altare dei Fratelli Bandiera

Nei โ€™70 crebbe la sua notorietร  in ambito meridionale, soprattutto in Puglia, dove fu docente di Scultura allโ€™Accademia di Belle Arti di Bari. Divenuto famoso anche per le numerose committenze private ricevute, tra cui decorazioni di palazzi di vario genere, fu invitato a Cosenza nel 1972 per โ€œabbellireโ€ il vallone del quartiere cosentino della Massa, nel luogo dove erano stati fucilati nel luglio del 1844 i fratelli Bandiera. Dopo numerosi sopralluoghi Tot scelse il punto preciso dove collocare la scultura: vicino al mausoleo dedicato ai due giovani veneziani che avevano sacrificato la vita per unire il Nord con il Sud Italia.

Il restauro conservativo

Dopo lo straordinario restauro conservativo fatto sotto la guida dei fratelli Zicarelli che suggeriscono di posizionarla temporaneamente in luogo piรน fruibile, รจ ora di ricollocare la scultura nel posto originario, come giustamente consiglia la Cerzoso, perchรฉ lรฌ รจ stata ideata, accanto a quegli eroi del Risorgimento dove solo puรฒ essere pienamente capita. I cittadini di Cosenza resteranno di stucco vedendo il risultato ottenuto per questo bellissimo esempio di arte industriale.
Una bella mattinata, conclusasi con un bel brindisi, degna premessa alle Giornate di Primavera che il FAI organizzate annualmente, viatico per una migliore conoscenza dei tesori dโ€™arte della nostra regione, spesso sconosciuti alla maggioranza dei suoi abitanti.

L’incontro promosso dal Fai Cosenza
Pierluigi Pedretti

Pierluigi Pedretti

Pierluigi Pedretti, grimaldese con ascendenze trentine, vive attualmente a Cosenza. Scrive da molti anni di cultura su blog e riviste. Ha collaborato con giornali regionali ( La provincia cosentina, Il quotidiano del sud, Calabria ora), e nazionali (Liberazione e La Rinascita). Ha pubblicato alcuni libri di carattere storico e antropologico come "Un demone in bicicletta" (2018) e "Roma sul Savuto" (2022). Nel 2025 ha dato alle stampe il suo primo romanzo "Ester e il sovversivo" (Edizioni Efesto). Insieme all'associazione "Seminaria culture" cura incontri con scrittori e poeti prevalentemente su temi sociali e civili. Oltre alla scrittura nutre due grandi passioni: la natura e il ciclismo.

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