Valigia di Ferragosto…con Presepe

Ecco un treno diretto a Sud per una piccola inversione della storia. Si tornava ad un paese che nel frattempo era cambiato, gli amici avevano altre vite, e forse anche loro erano cambiati.
13 Agosto 2026
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L’ho vista, e da certe lontananze della memoria che difficilmente ci abbandonano, la Contessa Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare mi ha avviluppato in un “Adòooro!” senza appello, sollevandomi dal disturbo del cercare ragioni più nobili.
Era su una bancarella vintage, tra oggetti in attesa di altre vite e venditori dagli sguardi sgamati, una vecchia valigia di cartone. Gli angoli un pò consumati, la superficie segnata, e quella strana forma senza ruote e senza nessuna delle comodità con cui adesso ci portiamo dietro la nostra vita. Chissà da dove veniva, chi l’avesse avuta, quali viaggi avesse fatto, e tutti gli altri inneschi dell’immaginazione, ma quel giorno è venuta via con me. Adesso ci tengo dentro un presepe surreale, con le casette di ceramica che sembrano uscite da un villaggio americano dell’Ottocento, e i personaggi che appartengono anche loro ad un’epoca lontanissima dal Gesù di Nazareth. Una cosa che non sta in piedi, né storicamente né da nessun altra parte, ma nella valigia sta benissimo, e tanto basta.

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Ferragosto anni ’70

Poi, qualche tempo dopo mi è capitato di vedere questa foto, un Ferragosto anni ’70, stazione di Milano, e un treno diretto a Sud per una piccola inversione della storia. Il resto dell’anno si partiva dal Sud verso Milano, per necessità, per cercare qualcosa che non c’era, e che “accidenti a questa nebbia/te set adre a laurà”; poi arrivava Ferragosto, e per qualche giorno il viaggio cambiava direzione. Si tornava ad un paese che nel frattempo era cambiato, gli amici avevano altre vite, e forse anche loro erano cambiati.

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Ma c’era ancora qualcuno che aspettava, e allora si tornava con tutta quella roba. Si tornava con i bambini, nati altrove e cresciuti parlando un italiano diverso, che magari il paese lo conoscevano appena; con i regali, e soprattutto, con l’orgoglio di quello che si era diventati lontano. Valigie assai più pesanti di quanto sembrassero, e non per quello che c’era dentro, ma per tutto ciò che mezzo secolo prima della leggerezza staged di “quando torno al mio paese” tornava insieme a loro.
Ma così come si era partiti, anche il tornare, visto da quella stazione, somigliava a una conquista: corpi ovunque, bambini, pacchi, borse. E valigie di cartone, che attraversano finestrini nella fretta di occupare quello scompartimento che per le ore interminabili del viaggio sarà casa, o accampamento, come nelle stanze di Little Italy o Bruccolin a inizio novecento.

La mia valigia di Ferragosto

Quelle valigie. Le guardo e non posso non pensare alla mia, forse una delle tante passate da una mano all’altra, magari appoggiata su una banchina, sotto il caldo di Ferragosto, mentre qualcuno cercava di arrampicarsi da un finestrino.
Con il suo contenuto improbabile la mia valigia oggi non viaggia più, ma anche lei, come quella fotografia, continua a parlare pur senza raccontare di un’epoca che non c’è più, lasciando a noi il compito di metterci il resto, che poi è una delle cose che amiamo di più della fotografia. Senza mai svelarci tutto, una foto ci lascia un margine, un non detto, ed è in quella fessura che fiorisce la nostra madeleine, anche quando si tratta di una memoria fascinosamente trouvèe che non ci appartiene, che sia una valigia di cartone, o una foto.
Buon Ferragosto!

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Attilio Lauria

Attilio Lauria

Sono nato a Napoli una notte di Natale del secolo scorso, per il resto, ‘morbillo, tristezza e nessun'altra malattia’. Carriera da lungodegente fuoricorso cum laurea in economia e commercio, giornalista pubblicista, e ciutìa per la fotografia. Vicepresidente per un pò di anni della FIAF, la Federazione Italiana delle Associazioni Fotografiche, qualche direzione artistica, curatele, e frequentazioni varie di vernissage; attualmente sono editor di alcuni magazine di cultura fotografica, Gente di Fotografia, Il Fotografo, Cities, Fotoit e Riflessioni. Potreste incontrarmi in giro per festival a tenere talk e fare il lettore.
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