BOTTEGHE OSCURE | La Calabria di carta finita in discoteca

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La carta si fa con gli alberi, e di alberi in Calabria ce ne sono sempre stati tanti. Ma la produzione della carta direttamente dal legno รจ storia recente. Nei secoli passati la โ€œbambaginaโ€ era fatta soprattutto con gli stracci e dal XV secolo in poi, con lโ€™introduzione della stampa a caratteri mobili, la domanda di tale bene aumentรฒ vertiginosamente soprattutto quando lโ€™abbattimento dei costi di produzione portรฒ a un uso capillare.

Correva lโ€™anno 1590 quando i veneziani Domenico Contarino e Giacomo Ferro, e il napoletano Marcio Imparato, impiantarono una cartiera nella cittร  di Cosenza. Non sappiamo se lโ€™opificio venne realizzato o meno, ma lโ€™antico documento denota la forte richiesta di carta in riva al Crati. Ciononostante per ben due secoli la Calabria non vide neppure lโ€™ombra di una cartiera. Nel suo Saggio di economia campestre (1770) Domenico Grimaldi scriveva infatti che la regione ยซnโ€™รจ totalmente priva, malgrado le acque, che ha in abbondanza, i stracci, e carnaccio che vende al forastieroยป. Poi, dโ€™improvviso, fra โ€˜800 e โ€˜900 qualcosa cambiรฒ.

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A Serra San Bruno producevano 12mila quintali di cellulosa

A Serra San Bruno, venne impiantata la Fabbrica Italiana di Cellulosa e Carta, un bagliore dโ€™industria nellโ€™entroterra calabro. Nel 1908 spiccavano due industrie dipendenti dalla silvicoltura regionale. Si trattava di quella di Serra San Bruno per la fabbricazione di carta e cellulosa e quella di Dinamiย per la โ€œdistillazione del legnameโ€. Le due realtร  impiegavano insieme 155 lavoratori. Quello di Serra San Bruno era uno stabilimento ben attrezzato. Aveva macchine continue, sfibratoi con pressa, autoclavi, tre caldaie a vapore della potenza di 300 cavalli dinamici e cinque motori. Impiegava 68 uomini e 12 donne, che riuscivano a produrre 12mila quintali di cellulosa allโ€™anno e, con lavorazione aggiuntiva, anche ยซcarta da impacco lucida da un lato, ruvida dallโ€™altroยป.

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La Fabbrica di Cellulosa a Serra San Bruno

Costi di trasporto troppo alti

La materia prima utilizzata era il legno di abete proveniente dai boschi limitrofi della ยซnobile casa Fabbricotti, di A. Fazzari ed altriยป e ยซricchi di secolari abeti, che intanto si adoperano per lโ€™industria, sebbene non forniscano il miglior materialeยป. Il taglio non era indiscriminato. Di anno in anno venivano gli alberi venivano ยซricostituiti nellโ€™intento di ridurli in turno trentennaleยป. Nonostante la forte disponibilitร  di materia prima e i dati lusinghieri per una fabbrica di provincia, lo stabilimento di Serra San Bruno incontrava difficoltร  per gli alti costi di trasporto della cellulosa e della carta fino alla marina di Pizzo e alla ferrovia piรน vicina. Cosรฌ, come ricostruito da Brunello De Stefano Manno e Stefania Pisani nel volume La Fabbrica di Cellulosa e la Villa Fabbricotti di Serra San Bruno, giร  negli anni trenta del โ€˜900 la cartiera risultava abbandonata.

Carta da imballaggio nel Reggino

Nel Reggino, giร  negli ultimissimi anni dellโ€™Ottocento, era attiva una cartiera a Favazzina. Si trattava di unโ€™industria piccola ma operosa, che impiegava lโ€™elettricitร  nel processo produttivo. Si occupava soprattutto della produzione di carta da imballaggio e che nel 1906 aveva esportato ยซquintali 1190 di carta da involtiยป. Sempre in provincia di Reggio, nel 1968 era attiva la cartiera di Rosarno che, con quella di Cosenza, produceva ยซmodesti quantitativi di carta-paglia e di cartone pressato, destinati alla confezione di imballaggi per agrumiยป.

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Migranti nella cartiera di Rosarno, foto Andrea Scarfรฒ, fonte Wikipedia)

Gli ormai dismessi capannoni della cartiera di Rosarno, di recente sono assurti agli onori della cronaca per essere stati il rifugio di molti immigrati che svolgevano lavori stagionali nei dintorni. Nel 2009, in seguito ad un rogo scoppiato nei capannoni, alcuni immigrati rimasero feriti e la cartiera venne sgomberata e murata.

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Carta e tipografia lungo il Busento

Il fattore incentivante lโ€™inizio della moderna industria della carta nel Cosentino fu la presenza di importanti corsi dโ€™acqua, in primis il Busento. Al 1928 risale infatti la richiesta della ditta โ€œLuciano ed Ernesta Ragonesiโ€ per la ยซconcessione di derivare dal fiume Busento in comune di Cosenzaยป le acque necessarie ยซper azionare un lanificio ed una cartieraยป.

Intestazione cartiera Ragonesi (foto Franco Michele Greco)

Giร  nel 1921 รจ attestata nella cartiera Ragonesi la produzione di carta da imballaggio. La stessa famiglia possedeva pure, sempre sul fiume Busento ma nel comune di Dipignano, un impianto idroelettrico per il quale riceveva delle sovvenzioni. Lanificio e cartiera Ragonesi caratterizzeranno a tal punto la zona di Cardopiano, a monte della Riforma lungo la strada che porta a Carolei. A volte veniva identificata proprio come โ€œcontrada Ragonesiโ€.

Nel 1912 la proprietร  affiancรฒ alla fabbrica anche una piccola stamperia, la โ€œTipografia Cartiera Ragonesiโ€, un modo di utilizzo diretto della propria produzione di carta ancora fino agli anni โ€™20. Un decennio piรน tardi la gestione della cartiera, ancora nominalmente Ragonesi, passรฒ alla famiglia Bilotti, tanto che negli annuari industriali dellโ€™epoca intorno al 1938 compare la denominazione โ€œRagonesi Luciano ed Ernesta di V. Bilottiโ€. Con la nuova gestione la cartiera cosentina crebbe notevolmente e i Bilotti ampliarono il raggio di azione raggiungendo anche gli Stati Uniti.

Industriali cosentini

Quando nel mese di giugno del 1950 la Cartiera Bruzia prese il posto dellโ€™ormai dismessa Ragonesi, la cittร  era in piena fase di espansione. Quel tessuto proto-industriale costituitosi a inizio secolo fatto da attivitร  artigianali e piccoli opifici a conduzione familiare era ormai a un bivio: rilancio e modernizzazione oppure dismissione. Fu allora che i fratelli Mario, Vincenzo e Ferdinando Bilotti, industriali cosentini di spessore, decisero di riporre entusiasmi e capitali nella produzione della cellulosa dalla paglia e della carta oleata dalla cellulosa.

ยซLa cartiera Bilotti – scriveva Concetta Guido nel 2001 su Repubblica – รจ una specie di monumento cittadino. รˆ lรฌ da decenni, appena fuori il centro urbano. La cartiera รจ uno dei primi insediamenti industriali in un territorio che di ciminiere non ne ha conosciute quasi per niente. Vincenzo Bilotti (proprietario di palazzi a Rende, il comune attaccato a Cosenza nato come cittร  dormitorio, e di ville a Sangineto, il lido dei vip locali) รจ un uomo che gode di molta stima negli ambienti professionaliยป.

ย I sindacati denunciano: lavoratori sfruttati

La fabbrica portรฒ occupazione e un momentaneo benessere per gli oltre 100 operai impiegati. Inoltre i prodotti della cartiera di via Cardopiano 44 erano inclusi nei cataloghi di produttori e commercianti dโ€™oltreoceano. Comโ€™รจ ovvio lo sviluppo in senso capitalistico avrebbe cominciato a piagare il territorio. ยซGiร  nel 1955 la cartiera, che appestava lโ€™aria con i miasmi dei suoi scarichi acidi versati nel Busento, attirรฒ le denunce da parte dei sindacati, che nel 1957 segnalavano lo sfruttamento dei circa 200 operai, impegnati per 11 ore al giorno con una paga giornaliera di lire 1.100 da parte del proprietario, Mario Bilotti, consigliere comunale Dcยป scriveva lo storico Enzo Stancati in Cosenza nei suoi quartieri (Pellegrini, 2007).

Operaio muore schiacciato

Tra lโ€™aprile e il maggio del 1963 si consumรฒ la rottura definitiva tra gli operai e la proprietร . Per piรน di un mese oltre 200 cartai intrecciarono le braccia e invasero le strade del centro cittadino. Chiedevano lโ€™applicazione piรน giusti salari, la corresponsione degli stipendi arretrati, condizioni di lavoro piรน dignitose. E protestavano pure per avere una maggiore attenzione sul problema della sicurezza sul lavoro. Poco dopo quella che fu ricordata come โ€œLa lotta piรน lunga degli annali sindacaliโ€ (Gazzetta del Sud), beffarda arrivรฒ la tragedia.

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Gazzetta del Sud, archivio storico, settembre 1964

Il 25 settembre del 1964 Antonio โ€œToninoโ€ Garofalo, operaio venticinquenne di Santo Stefano di Rogliano, finiva schiacciato sotto lโ€™ascensore di un compressore: ยซIl giovane stava pressando della carta, inavvertitamente perรฒ anzichรฉ azionare il pulsante per la salita dello ascensore del compressore, ha azionato quello per la discesa con la inevitabile conseguenza di restare investito in pienoยป.

Le indagini non portano a nulla

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Il giovane cartaio Tonino Garofalo, vittima del lavoro

Le indagini della Squadra Mobile per omicidio colposo non portarono a nulla, se non fosse per una forte mobilitazione popolare in occasione dei funerali. In uno scritto A memoria del concittadinoโ€ฆย (2014), Pro Loco e Gruppo consiliare โ€œInsieme per Santo Stefanoโ€ ricordano che ยซgli ingranaggi facenti parte del sistema produttivo della Cartiera Bilotti, sopprimono in pochi istanti la vita di quel giovane, da pochi mesi padre di una bambina, consegnando alle vittime cadute sul lavoro uno dei migliori figli della comunitร  santostefanese che, avendo conosciuto nellโ€™etร  giovanile il volto e le sofferenze derivanti dal fenomeno dellโ€™emigrazione in Germania, riteneva il lavoro un momento esaltante per la dignitร  e la libertร  individualeยป.

Cartai a Montecitorio

La cartiera Bilotti chiuse i battenti nel 1972 lasciando un centinaio di lavoratori, da mesi in cassa integrazione, senza lavoro. Pochi mesi prima il โ€œcaso cartaiโ€ venne portato tra gli scanni di Montecitorio dallโ€™ex fascista e deputato missino per la circoscrizione di Catanzaro-Cosenza-Reggio, Antonino Tripodi. Il politico calabrese si rivolse allโ€™allora ministro dellโ€™Industria, del Commercio e dellโ€™Artigianato, il socialista Mauro Ferri. Chiedendo al ministro come ยซintende intervenire con lโ€™urgenza e la perentorietร  che il caso richiede per evitare che in provincia di Cosenza continuino a ripetersi recessioni produttivistiche con drammatiche conseguenze sullโ€™occupazione operaiaยป.

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Antonino Tripodi

In quei mesi aveva decretato lo stop della produzione e lโ€™inizio della dismissione lo stabilimento tessile di Cetraro che occupava 500 dipendenti. Stessa sorte perย le metalmeccaniche Cavalli di Rende, mentre anche la Mancuso e Ferro si avviava alla fine della sua gloriosa esistenza. ยซNon sembra che le autoritร  locali stiano seriamente agendo per evitare che i dipendenti della cartiera Bilotti perdano, non solo il posto ma anche il presidio di disoccupazione. Se il governo non interviene la giร  dissestata economia della provincia di Cosenza riceverร  un colpo fataleโ€ฆยป, tuonรฒ Tripodi.

Da cartiera Bilotti a discoteca

Il ministro Ferri portรฒ alla memoria i due grossi finanziamenti ricevuti dalla cartiera per un totale di poco meno di 200milioni di lire tra il 1969 e il 1970 e la promessa di una proroga a 9 mesi dellโ€™intervento della cassa integrazione. Poi nicchiรฒ: ยซAlcuni settori produttivi risentono comโ€™รจ noto, da vari anni, di una recessione […] Tra tali settori รจ compreso il lโ€™edilizio, il cartario e il tessile, cioรจ quei settori che riguardano le industrie di Cosenza che recentemente hanno interrotto la loro attivitร ยป. Continuando: ยซOvviamente nelle zone nelle quali il processo di industrializzazione รจ agli inizi, la chiusura delle industrie viene subito maggiormente avvertita ed il governo tiene in conto tale aspetto, intervenendo con tutti i mezzi di cui disponeยป.

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A poca distanza dal fiume Busento, dove sorgeva la cartiera Bilotti e poi la discoteca “Soho”

Divenuta โ€œCartiera Busentoโ€ dopo un piano di ristrutturazione aziendale, la gloriosa fabbrica chiuse definitivamente nel 1976. Una fine tra clamorose perdite, 35 licenziamenti e conti ballerini. Nei capannoni dellโ€™ex cartiera, adibiti a partire dal dicembre del 1997 a discoteca โ€œSoho Music Hallโ€, molti di noi brindarono al nuovo anno leggeri, psichedelici e sicuramente immemori.

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