CINEMATIKA Summer Edition | Lo sconosciuto

20 Luglio 2026
Frame tratto dal film "Una storia vera" di David Lynch

Arrivo verso Roghudi Vecchio dopo una strada che sembra già di per sé una selezione morale. Il paesaggio si fa più nudo, il vento cambia, le curve smettono di essere un elemento pittoresco e diventano una prova di attenzione. Quando il borgo appare, la prima sensazione provata non è la bellezza, è la distanza. Questo luogo antico non ti aspetta, sta lì, abbandonato e verticale, come se il tempo avesse deciso di ritirarsi lasciando soltanto il disegno duro delle case e della montagna che lo circonda.

Lo sconosciuto, qui, non è subito una persona ma il luogo stesso. È la sensazione di essere entrato in una parte della Calabria che resiste ai nostri automatismi di consumo, alle nostre idee rapide sul paesaggio, alle nostre frasi già pronte sul Sud. Cammino piano tra ciò che resta e sento che il viaggio, a volte, deve passare anche da un vuoto. Uno vuoto reale, non concettuale che ti toglie parole inutili e ti costringe a misurare meglio ogni pensiero.

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Da Roghudi scendo poi verso Gallicianò, e il tono cambia. Qui lo sconosciuto diventa sempre più umano. Non una folla, non un folklore organizzato, ma una presenza minima, tenace, quasi laterale. Una porta aperta, una voce, una lingua che custodisce ancora un’altra memoria del mondo. Gallicianò non si offre come attrazione, essa esiste e basta questa esistenza a rimettere in ordine molte idee sbagliate sulla periferia, sul margine, sull’alterità.

Una storia vera, di David Lynch, con Richard Farnsworth, è il film giusto per questa puntata perché capisce una cosa essenziale: i viaggi più importanti non si compiono contro gli altri, ma attraverso gli altri. L’incontro breve con uno sconosciuto, quando è vero, non ti intrattiene ma ti modifica la temperatura del giorno e ti costringe a ricalibrare il tuo modo di abitare il tragitto. Il protagonista, Alvin Straight, procede piano e proprio quella lentezza gli permette di ricevere le vite altrui senza spettacolarizzarle.

Nei nostri viaggi contemporanei, invece, spesso chiediamo agli sconosciuti una prestazione. Devono essere pittoreschi, autentici, simpatici, raccontabili, spendibili in una storia. Se non lo sono, passiamo oltre. Ma l’incontro umano ha un’altra grammatica. Non accade per forza in grande stile, a volte è una frase detta con esitazione, una sigaretta accesa insieme, una indicazione stradale data con cura, un racconto piccolo che non sapresti neppure sintetizzare bene, e proprio per questo resta impresso nella memoria.

Nell’area grecanica questa qualità dell’incontro è ancora più forte perché il paesaggio non addomestica nulla. Ti ricorda che qui il vivere è stato, e in parte è ancora, una negoziazione seria con la distanza, con il vento, con la sopravvivenza culturale. Gli incontri in luoghi così non ti regalano una morale, ti offrono un altro passo; e quel passo, se sai ascoltarlo, finisce per correggere anche il tuo.

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Roghudi Vecchio e Gallicianò, insieme, dicono una cosa molto precisa sullo sconosciuto. Esiste uno sconosciuto che ci spaventa perché ci somiglia troppo, e uno sconosciuto che ci salva perché ci mette davanti a una forma di vita che non avevamo previsto. Il viaggio serve anche a distinguere questi due livelli: a capire che non tutto ciò che è fuori dai nostri codici va tradotto in fretta, perché alcune presenze vanno lasciate lavorare in noi come domande.

Quando riparto, con il sole che scende e le montagne che si fanno più scure, Una storia vera smette di essere il racconto di un uomo ostinato su un trattorino e diventa una lezione molto più larga. Ci ricorda che la dignità del viaggio non si misura solo dai chilometri o dalle mete, ma si misura dalla qualità con cui accetti di essere toccato da chi non conosci. E in un’estate che vuole davvero rivelare il futuro, questa disponibilità è forse la forma più concreta di intelligenza.

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Pier Luigi Sposato

Pier Luigi Sposato

Pier Luigi Sposato è sceneggiatore, regista e produttore cinematografico calabrese, nato a Cosenza. La sua carriera è fondata su un approccio da artigiano dell’immagine: scrittura, regia e produzione avanzano insieme, con cura per atmosfera, dettagli visivi e ritmo narrativo. I viaggi della sua vita e l’incontro con persone e luoghi nutrono il suo cinema, sempre in equilibrio tra realtà e visione, tra radici e movimento. Tra i suoi lavori principali figurano “Il colore verde della vita”, candidato ai Premi David di Donatello, “Judas”, vincitore del Madrid International Film Festival e Il Cammino – Viaggio in Calabria, distribuito da Amazon Prime Video. È anche manager e fondatore della BIG DIGITAL EYE | Media House, realtà dedicata alla produzione e allo sviluppo di progetti audiovisivi. Nel suo percorso, la Calabria non è soltanto un’ambientazione: è una bussola emotiva. E ogni storia è un ritorno che somiglia, ostinatamente, a una nuova partenza.

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