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Borghi di Calabria, la bellezza oltre la retorica del marketing territoriale

22 Ottobre 2021
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La Bellezza โ€“ intesa come ideale paesistico e artistico โ€“ รจ un asset strategico del Bel Paese. Non cโ€™รจ bruttura, scempio o speculazione che riesca a sradicare questo stereotipo che viene esaltato e celebrato fino allo sfinimento da coloro che, non avendo altri argomenti, vivono in una eterna dimensione estetica, o forse cosmetica, dellโ€™esistenza.

Dietro la bellezza

La bellezza per loro รจ una panacea. Purtroppo, non รจ cosรฌ. Anzi dietro la bellezza di facciata si scopre spesso un mondo reale abbrutito dallโ€™incuria. Prendiamo per esempio i borghi dโ€™Italia. Non esiste un altro paese al mondo che possa vantare un patrimonio di piccoli centri pari a quello del nostro Paese. Le loro pietre custodiscono unโ€™ereditร  culturale, storica e artistica che si รจ stratificata nei secoli, generazione dopo generazione. Possono essere appollaiati sulla sommitร  di un colle, oppure rannicchiati nellโ€™ansa di un fiume. Possono accoglierti a braccia aperte fra i moli di un piccolo porto, oppure vivere in simbiosi con una cittร  materna; in ogni caso, la loro storia puรฒ vantare con orgoglio il titolo dellโ€™unicitร  e della fierezza identitaria.

Borghi come miniera di saperi

I borghi sono una vera e propria miniera di saperi, di mestieri, di architetture, di invenzioni urbane e di civiltร . Sono da tempo immemorabile le cellule vive del nostro modo di abitare e vivere in comunitร . Ebbene, questi nuclei di vita che nel loro provvidenziale e laborioso rapporto con il territorio hanno contribuito a costruire la famosa bellezza del paesaggio italiano, rischiano (in numero crescente) di essere travolti dalle spietate leggi della domanda e dellโ€™offerta. Abbandono, incuria, oblio sono i mali peggiori. Per decenni รจ sembrato anacronistico abitare in luoghi lontani dalla โ€œmodernitร โ€. Per anni emigrare e non tornare mai piรน o ritornare solo per le ferie รจ stata la nota dominante dei flussi demografici. Le officine del โ€œbenessere economicoโ€ chiedevano mano dโ€™opera e le difficoltร  del vivere lontano dalle luci delle cittร  fornivano un valido alibi allโ€™esaltazione del Boom economico.

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Le virtรน taumaturgiche del marketing territoriale

Oggi le cose sono cambiate. Ananke, la Necessitร , ci chiama ad affrontare con rinnovata intelligenza le sfide climatiche, economiche, tecnologiche che la transizione ecologica impone. Sfide che la pandemia (catastrofico catalizzatore del cambiamento) ha reso non dilazionabili. Le cittร , nei mesi del confinamento e nella quotidianitร  del distanziamento sociale, hanno mostrato un volto ostile, desolato, alienato. Ogni periferia รจ diventata un ghetto della solitudine. La vivibilitร  dei borghi che giร  serpeggiava nei discorsi per addetti ai lavori sulle riviste patinate e dei fondi dโ€™investimento ha invaso la scena politica. Sindaci di tutta Italia, preoccupati per la sorte dei loro bilanci hanno scoperto le virtรน taumaturgiche del marketing territoriale per attrarre compratori, ospiti paganti e investitori. Case in vendita a prezzi simbolici. Vacanze gratis. Promesse di mitiche emozioni agrosilvopastorali. Esperienze uniche e irripetibili.

Una promozione non si nega a nessuno

โ€œPromozioneโ€ รจ la parola magica pronunciata nei convegni e nei seminari come toccasana per arginare il declino dei piccoli comuni. Il pubblico applaude, partecipa, si esalta. Ma il problema della giusta direzione da prendere resta. I luoghi non possono vivere solo dโ€™estate o durante il fine settimana, hanno bisogno di continuitร , di perseveranza e di pazienza. Oggi che lo spirito del tempo ci suggerisce con sempre maggior forza di avvicinarci alla natura, di ascoltare il suo respiro, di domandarci quale sia il vero posto degli esseri umani nel mondo, un numero crescente di persone scopre che le pietre antiche custodiscono i segreti perduti dellโ€™abitare. Probabilmente perchรฉ nei borghi dimora ancora quel genius loci che dona allโ€™habitat un calore e un sapore particolari. Un tenore di vita che potremmo chiamare slow life.

I borghi di per sรฉ non sono la soluzione

Bisogna perรฒ evitare le favole idilliache. I borghi di per sรฉ non sono la soluzione. La vita รจ sempre stata dura anche lรฌ. Non si puรฒ pensare che un trasloco e la volontร  di cambiamento risolvano tutto. Che bastino pochi euro e un poโ€™ di iniziativa per invertire la tendenza. Bisogna analizzare la dinamica messa in moto dalle trasformazioni epocali che stiamo vivendo e capire che non รจ piรน il tempo dei quartieri dormitorio delle grandi metropoli. Il tempo delle borgate รจ terminato e prima che sia troppo tardi la politica, lโ€™impresa, il lavoro e la cultura devono guardare con occhi nuovi al territorio e allโ€™ambiente. La forza attrattiva delle cittร  deve trovare un nuovo punto di equilibrio in favore dei piccoli centri. Oggi i mezzi di comunicazione consentono di tessere efficaci relazioni lavorative anche da remoto. Modalitร  che solo qualche decennio fa erano impensabili oggi sono normali. I piccoli comuni posso rifiorire e tornare ad essere dei luoghi vivi e produttivi.

Se tutto gira intorno ai b&b

A patto perรฒ che si argini la stucchevole narrazione dei borghi piรน belli dโ€™Italia. La bellezza non รจ una cartolina, non รจ una foto che gli occhi digitali del turista rubano al paesaggio come souvenir. Nel nostro caso essa รจ un bene che si conserva solo attraverso la cura costante della vitalitร  sociale ed economica degli abitanti e del decoro delle case, delle strade e dei monumenti. Se una localitร  viene ridotta al rango di meta turistica e tutta lโ€™economia del villaggio gira soltanto intorno ai B&B โ€“ con il corollario di speculazione edilizia che esso comporta โ€“ in poco tempo la bellezza sfiorisce usurata dai passi svelti e dagli sguardi distratti di unโ€™umanitร  perennemente in gita. Turisti incapaci di abitare, che hanno perduto il senso della misura e divorano le mete una dopo lโ€™altra, lasciando dietro di sรฉ lโ€™inquietante omologazione della โ€œgentrificazioneโ€.

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La gentrificazione rischia di fagocitare i borghi

Il fenomeno รจ arcinoto e impatta soprattutto le grandi cittร  dโ€™arte, ma rischia di dilagare nei piccoli borghi che si devono difendere dallโ€™invasione degli โ€œextra-turistiโ€ opponendo una decisa resistenza. Non al turismo sostenibile, ma alla monocoltura vorace del diporto, della ricreazione, del puro svago al limite dello svacco. Viaggiare รจ un bene di grande valore se genera conoscenza, cultura, confronto, divertimento. Ciรฒ che rende nefasto il turismo di massa nelle localitร  storiche sono le conseguenze che esso produce: abbandono, stagionalitร , esproprio, monocultura dellโ€™accoglienza, parassitismo. Venezia รจ un caso limite e preoccupante. Chi abita se ne va e chi arriva si ritrova a vivere tra estranei.

Ma i borghi calabresi che c’entrano?

A questo punto qualcuno potrร  chiedersi, ma la Calabria che cโ€™entra? Cโ€™entra, eccome! Sia perchรฉ i borghi della Calabria sono tantissimi e incantevoli, sia perchรฉ la tenacia con cui molti paesi calabresi lottano contro lo spopolamento va compresa, difesa e premiata. Prendiamo per esempio lโ€™iniziativa con cui la Regione Calabria ha deciso di โ€œaiutareโ€ le persone che vogliono trasferirsi in uno dei nove borghi selezionati dal Progetto Reddito di residenza attiva. Si tratta di unโ€™azione senzโ€™altro lodevole. Eppure, eppure se i finanziamenti seguono solo un iter burocratico e la realtร  del singolo Comune non viene analizzata e compresa caso per caso, borgo per borgo si corre il rischio come minimo di sprecare unโ€™occasione.

I finanziamenti per essere efficaci devono entrare in rapporto con i bisogni di una comunitร  vera, non astratta. Ogni paese lotta a suo modo contro lo spopolamento. Le ragioni dellโ€™abbandono non sono tutte uguali. Con tutta probabilitร  ci sono fattori comuni, ma ciรฒ non toglie che ogni realtร  deve essere valutata singolarmente. Studiandone la storia, lโ€™economia, gli andamenti demografici, i rapporti con i comuni vicini, e soprattutto ascoltando le parole degli abitanti. Se invece ci si limita a finanziare una tantum un albergo, un ristorante, un bar, una fattoria, un laboratorio artigiano o un negozio senza coinvolgere in prima persona gli abitanti nulla cambierร  perchรฉ non รจ detto che manchino le attivitร . Forse mancano alcuni servizi essenziali, o forse quel senso di appartenenza in grado di invertire la tendenza.

Premiate chi resta, non chi arriva

Piรน che premiare chi arriva bisognerebbe incoraggiare chi ha deciso di restare. Persone che spesso dimostrano una resistenza eroica. Persone che vogliono ad ogni costo abitare la loro casa e tenacemente difendono la propria vita e la vita del proprio borgo. Nel 2019 รจ stata pubblicata una ricerca molto interessante su questo tema dal titolo Riabitare l’Italia: Le aree interne tra abbandoni e riconquiste. Antonio De Rossi, che ne ha curato la pubblicazione, sostiene la necessitร  di: ยซInvertire lo sguardo. Guardare allโ€™Italia intera muovendo dai margini, dalle periferie. Partendo dalla considerazione che lโ€™Italia del margine non รจ una parte residuale; che anzi si tratta del terreno decisivo per vincere le sfide dei prossimi decenni.ยป
Guardando con altri occhi ai borghi calabresi, ascoltando i racconti dei loro abitanti scopriremmo forse che molti di loro non sono solo belli, ma anche fortunati perchรฉ chi li abita li custodisce come un bene comune.

Giuliano Corti

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