«L’Eternauta incarna significati e simboli che superano le sue pagine. Rappresenta le lotte non solo della mia famiglia, ma di un’intera generazione, soprattutto perché è simbolo di resistenza agli autoritarismi». Così Martín Mòrtola Oesterheld, nipote dell’autore, intervistato alcuni giorni fa da Il manifesto in occasione dei 60 anni di Lucca Comics. Il festival ha rilanciato uno storico riconoscimento legato al capolavoro di Héctor Germán Oesterheld e Francisco Solano López: la Targa Oesterheld per il Dialogo e la Comprensione tra i Popoli.
Quanti di coloro che lo hanno letto sono consapevoli della carica libertaria de L’Eternauta? Diffuso in Italia molti decenni fa attraverso una rivista seriale come Lanciostory oggi è diventato un best seller grazie a nuove pubblicazioni e anche alla serie TV a esso dedicata. Goffredo Fofi, in una illuminante prefazione all’edizione della “001 Edizioni”, che lo riportò anni fa al giusto splendore grafico, ricordava il debito dell’autore verso le opere della mi-gliore letteratura argentina: Borges e Cortázar, ma anche Güiraldes, Bioy Casares. Non solo, però. Oesterheld seppe manipolare con abilità gli stereotipi avventurosi e fantastici di tanta letteratura e cinema (l’invasione aliena, i mostri, la macchina del tempo, le dimensioni spazio-temporali, la solidarietà tra sopravvissuti, il futuro post-atomico e le mutazioni ge-netiche), partendo da scrittori popular come Wells, Verne e Salgari.
Oesterheld era consapevole che il fumetto poteva raggiungere molte più persone di un romanzo. Autore di personaggi celebri – dal Sergente Kirk a Ernie Pike (con Hugo Pratt), da Sherlock Time a Mort Cinder (con Alberto Breccia) – Oesterheld credeva fortemente che le historietas potessero coniugare divertimento e riflessione, avvicinando a temi complessi la parte più popolare dei lettori. Ne conosceva la presa, soprattutto in un paese di grandi tradizioni “disegnate” come l’Argentina.
Oesterheld non avrebbe raggiunto con L’Eternauta l’obiettivo prefissato se non fosse stato affiancato da Francisco Solano López ai disegni. Il suo tratto ne valorizzava la scrittura grazie a dettagli, tratteggi, sfondi e paesaggi di grande finezza. Osservate, a dimostrazione della sua bravura, il viso dolente di Juan Salvo, il protagonista dai cento nomi, quando si materializza all’inizio del graphic novel. Una sera, nel chiuso della sua casa, mentre è intento a giocare a carte con gli amici, colui che viaggerà nel tempo as-siste alla prima manifestazione di un’invasione aliena: una neve fosforescente che in poco tempo uccide quasi tutti gli abitanti di Buenos Aires. Comincia l’incubo. Che è diverso, però, rispetto ai distopici futuri raccontati dalla letteratura e dal cinema del secondo dopoguerra.
Oesterheld riscrisse l’incubo in modo più consapevolmente militante. Nell’infuocato clima politico degli anni Settanta, egli non solo volle ripubblicare il primo L’Eternauta, scritto alcuni anni prima, ma ne pubblicò una seconda parte, nettamente più impegnata. Nella metafora di un’invasione aliena, l’autore mostrava l’orrore verso ogni potere repressivo, dietro cui non era difficile vedere – anche per il pubblico più ingenuo – la situazione di molte realtà non solo latinoamericane. Per Oesterheld la minaccia al futuro dell’umanità non era un’ipotesi, ma una realtà tangibile: lui viveva immerso nell’orrore quotidiano, gli altri lo potevano solo intuire.
La risposta dei generali argentini alla sua opera fu feroce. Già sotto sorveglianza per le sue simpatie verso la sinistra radicale, lo scrittore seguì il destino atroce delle quattro figlie, fatte “sparire” tra il 1976 e il 1977. C’è una foto che si trova in rete che tocca il cuore: Héctor Germán ritratto per la strada in compagnia della moglie Elsa, delle allora piccole Diana ed Estela in abitino bianco, Beatriz e Marina.
Juan, L’Eternauta, è venuto ad avvisarci che i “gli alieni” possono giungere in qualsiasi momento. È venuto per metterci in guardia e darci la possibilità di sfuggire a un destino (apparentemente) segnato. Appaiono dolorosamente e ambiguamente profetiche le prime parole che lui rivolge nell’incipit a Germán, il coprotagonista: «Mi trovo sulla Terra, suppongo».
Cosa fare quando “Loro” arriveranno, togliendoci la libertà, depredando e uccidendo? Resistere. Sempre.


