Dramma delle Foibe: una lettura storica, non una memoria piegata alla politica

10 Febbraio 2026
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Foiba di Basovizza (foto Wikipedia)

Potremmo iniziare con due classiche domande che gli storici di professione si pongono davanti alla istituzione delle giornate di memorialistica come il โ€œGiorno del Ricordoโ€. Serge Noiret ci pone dinnanzi a due interrogativi: possiamo accettare che lo Stato e la politica impongano rituali civili e veritร  storiche su alcuni eventi traumatici nazionali costruendo una religione civile senza il contributo scientifico degli storici? Per quale motivo a un certo punto si รจ inteso commemorare le vittime delle Foibe e lโ€™esodo giuliano?

FOIBE, MIGLIAIA DI PERSONE UCCISE DA TITO

Assumendo come data simbolica il 10 febbraio 1947 โ€“ quando fu firmato il Trattato di Pace che impose il definitivo assetto geopolitico allโ€™Europa postbellica โ€“ il โ€œGiorno del Ricordoโ€ fu istituito dal Parlamento italiano nel 2004 per non dimenticare i giorni del terrore jugoslavo a Trieste e nella Venezia Giulia.
Nelle foibe, le profonde buche naturali del Carso, lโ€™altipiano alle spalle di Trieste, furono uccisi e gettati migliaia di italiani. La terribile vendetta delle truppe comuniste di Josip Tito si abbattรฉ su di loro a causa dellโ€™occupazione del loro paese da parte dei soldati italiani e tedeschi durante la Seconda guerra mondiale. Il primo maggio del 1945 gli jugoslavi avevano raggiunto per primi Trieste mentre i soldati britannici arrivarono nel capoluogo giuliano il giorno dopo.

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In quei giorni di estrema confusione i titini arrestarono molti fascisti e collaborazionisti italiani conducendoli nei campi di concentramento oppure uccidendoli e infoibandoli. Le vittime della violenza che si abbattรฉ sul confine orientale italiano furono presumibilmente attorno a 6mila. A morire non furono solo i fascisti, ma nelle foibe finirono partigiani italiani che avevano combattuto contro i nazifascisti, vittime civili e anche membri del Partito comunista italiano contrari alle mire espansionistiche jugoslave, espressione di un nazionalismo estremo.

DECENNI DI MEMORIA SOPPRESSA

Al dramma delle uccisioni ne seguรฌ un altro: lโ€™esodo degli istriani e dei dalmati. Trecentomila profughi lasciarono le terre slave per rifugiarsi in Italia. Per decenni gli italiani seppero poco di queste tragedie. I motivi erano dettati dai nuovi equilibri mondiali. Nel secondo dopoguerra il mondo entrava nella fase dello scontro ideologico dettato dagli interessi contrastanti delle due massime potenze vincitrici, lโ€™Urss e gli Usa. I comunisti italiani tacquero per fratellanza coi โ€œcompagniโ€ jugoslavi; la Democrazia Cristiana che governรฒ a lungo il Paese, silenziรฒ tutto per opportunismo: nel 1948 Tito aveva rotto i rapporti con Stalin, dunque la Jugoslavia era ora considerata in qualche modo amica. Il MSI, fondato da fascisti, non ricordava volentieri che la vendetta degli slavi era stata causata dallโ€™oppressione delle minoranze durante la dittatura di Mussolini e che lโ€™Italia aveva occupato la Jugoslavia durante la guerra compiendo atti di violenza indicibile.

SOLO DOPO IL CROLLO DEL MURO DI BERLINO…

Solo dopo il crollo dei regimi comunisti nellโ€™est Europa, avvenuta dopo la caduta del Muro di Berlino (1989), si cominciรฒ a parlare a livello nazionale della tragedia avvenuta nella Venezia Giulia. La violenza delle Foibe non รจ giustificabile, tuttavia รจ necessario risalire alle radici dellโ€™odio tra slavi e italiani per capire come tutto ciรฒ sia stato possibile. E per capire รจ fondamentale contestualizzare. Se si vuole essere โ€œscientificiโ€ si deve risalire alle radici della violenza, ed esse risalgono almeno alla seconda metร  dellโ€™800 quando nellโ€™Impero asburgico si confrontavano i nazionalismi contrapposti di italiani e slavi, aizzati ad arte dalle autoritร  austriache per evitare lโ€™irredentismo dei loro sudditi non germanici.

L’OPPRESSIONE DELLE MINORANZA SLOVENA

Con la conclusione della Grande Guerra e la conquista della Venezia Giulia lโ€™Italia cominciรฒ unโ€™attivitร  di oppressione della minoranza slovena, fortemente accentuatasi durante il fascismo con lโ€™italianizzazione forzata e violenze di ogni genere. Credo sia necessario ribadire come spesso la Storia venga piegata ad uso della politica. Solo con la caduta dellโ€™Unione Sovietica e la dissoluzione della Jugoslavia si รจ potuto โ€œnarrareโ€, รจ vero, la storia degli italiani infoibati, dimenticando, perรฒ, che era necessario anche raccontare le crudeltร  subite dagli sloveni fino alla Seconda guerra mondiale. Uno stimolo a capire meglio ci puรฒ venire da alcune riflessioni storiografiche.

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IL METODO STORICO

Lo storico Tony Judt, morto da pochi anni, nei suoi lavori ci ricordava continuamente come i governi cosiddetti liberi e democratici ignorassero la storia spesso volutamente. Avvalendosi del sostegno dei grandi organi di stampa, ancora oggi lanciano campagne sul โ€œdovere della memoriaโ€, come avviene per il nostro 10 febbraio. In realtร  queste giornate sono rappresentazione in pillole selezionate di una storia dalle sofferenze individuali, che serve piรน a scopi politici interni che a capire veramente il nostro tempo. Negli ultimi anni, una messe di storici improvvisati, ma soprattutto giornalisti e politici cavalcano questa onda revisionista, volta a mettere in discussione โ€“ per motivazioni politiche ed elettorali โ€“ la ricerca storica che sola puรฒ contribuire a rafforzare una reale e duratura coscienza civile.

LA RICERCA “PROBLEMATICA”

La ricerca storica รจ una faccenda troppo seria per lasciarla nelle mani di improvvisatori o di politici in cattiva fede. I fatti si ricostruiscono scientificamente, poi si interpretano attraverso la cultura e le proprie passioni. La questione, insomma, non รจ solo raccontare quel che รจ accaduto, quanto la trama narrativa del ricordo e la sua trasformazione in racconto per la storia. Soprattutto se non teniamo conto del punto di vista dellโ€™altro, in questo caso lo slavo. Fare storia necessitร  di strumenti che rendano piรน oggettiva possibile la ricostruzione delle vicende. Affiancato dagli strumenti della ricerca storiografica รจ necessaria una nuova โ€œdidatticaโ€, non pilotata dalla politica. Bisogna trovare i mezzi giusti per e-ducare (tirar fuori da sรจ), perchรฉ โ€œfare storiaโ€ รจ ricerca problematica, non un dato di fatto immutabile consegnatoci dallโ€™alto da qualcuno, autorevole o, peggio, autoritario, quasi come un atto di fede.

Pierluigi Pedretti

Pierluigi Pedretti

Pierluigi Pedretti

Pierluigi Pedretti, grimaldese con ascendenze trentine, vive attualmente a Cosenza. Scrive da molti anni di cultura su blog e riviste. Ha collaborato con giornali regionali ( La provincia cosentina, Il quotidiano del sud, Calabria ora), e nazionali (Liberazione e La Rinascita). Ha pubblicato alcuni libri di carattere storico e antropologico come "Un demone in bicicletta" (2018) e "Roma sul Savuto" (2022). Nel 2025 ha dato alle stampe il suo primo romanzo "Ester e il sovversivo" (Edizioni Efesto). Insieme all'associazione "Seminaria culture" cura incontri con scrittori e poeti prevalentemente su temi sociali e civili. Oltre alla scrittura nutre due grandi passioni: la natura e il ciclismo.