“Sรฌ, c’รจ posto. Ora vi porto a vedere la stanza, dove potete lasciare anche le bici.” Mi aspettavo un uomo maturo, invece Giuseppe รจ un giovane, molto affabile e dall’aspetto cordiale. Quando arriviamo al suo agriturismo il sole ancora bollente sta volgendo al tramonto tra le pieghe degli alti pini. Qualche ora prima, terminato il giro nei pressi di Villaggio Mancuso, abbiamo caricato le nostre mountain bike in auto, ci siamo allontanati dalla statale per trovare riparo dal sole sotto un enorme faggio. Abbiamo riposato un bel po’ sull’erba prima di prendere la direzione dell’ agriturismo “Valle del Salto”. Digitando sullo smarphone scopro che ufficialmente non esiste in Calabria un luogo con questo nome. C’รจ in provincia di Rieti un posto cosรฌ detto, ma i frequentatori della Sila Piccola chiamano con questo nome una piccola vallata a cui รจ legato anche la denominazione dell’agriturismo di Giuseppe. Siamo vicinissimi al lago del Passante, che raggiungiamo con una bella passeggiata dopo esserci sistemati in camera. ร uno dei laghi minori silani, poco conosciuto dalla maggior parte dei calabresi, ci appare alla luce della sera particolarmente affascinante. Gli ultimi raggi del sole trafiggono gli aghi della foresta creando giochi di luci danzanti sulle acque. ร uno di quei momenti in cui ci si sente parte del Tutto. Capisci cosa si intende per armonia del cosmo.

Il libro dimenticato
Entriamo a sera inoltrata nel caratteristico ristorante di Giuseppe, ci accomodiamo per essere serviti immediatamente. Non sempre รจ scontato in Sila trovare abbondanza e qualitร coniugate a un buon prezzo: al “Valle del Salto”coincidono tutte. E Giuseppe si fa valere come padrone di casa per la celeritร del servizio e la sua cortesia. La serata si chiude chiacchierando davanti a un buon amaro. Di buon mattino io e Gabriella ci prepariamo per raggiungere il monte Gariglione. Facciamo una abbondante colazione per caricarci di zuccheri. Ci attende una lunga pedalata. Portiamo le bici fuori, controlliamo che tutto sia a posto, zaini con ricambi, borracce, caschi, pressione gomme, freni. Infine partiamo. Una sorpresa a poche decine di metri dall’agriturismo: qualcuno ha dimenticato (?) su un palo un libro dal titolo accattivante, “Iperpolitica”, di un certo Jager. La cosa curiosa รจ che sembra conficcato nel legno appositamente per farsi notare dai viaggiatori. Voglio pensare che sia una forma di bookcrossing, lo prendo e lo metto nello zaino. Questa penultima domenica di luglio รจ calda come non mai.

La pineta verso il Gariglione
Speravo in una temperatura piรน fresca visto che siamo a 1300 metri di altitudine. Consolo Gabriella dicendole che pedaleremo sempre sotto gli alberi. “Ma va?!” Incredibile ma vero. Chi non conosce questo angolo catanzarese dell’Altipiano non crederebbe ai suoi occhi, ma vi assicuro che da Villaggio Mancuso a Tirivolo si viaggia praticamente all’ombra di una immensa foresta. E mano a mano che vi avvicinate alla porte del Gariglione avvertirete la potenza della Natura. Soprattutto quando, svoltati all’incrocio per Buturo, pedaliamo per 20 km sotto un’unica pineta. Purtroppo in questo mattino frequentata da centinaia di uomini, donne e bambini improvvisatisi cercatori di funghi. Presumo che siano gente di Sersale, Zagarise e Taverna saliti a rinfrescarsi per unire l’utile al dilettevole, diciamo cosรฌ. Gli unici che incontriamo senza i cesti carichi di porcini sono i forestieri. Pochi, che intendono venire in Sila per escursioni senza scopo se non quello di una contemplazione kantiana della Sila.
Il bosco di Norman Douglas
Il sublime lo raggiungiamo dopo aver superato il pittoresco gruppo di case di legno con chiesetta di Tirivolo. Inoltrandoci per diversi chilometri verso il Monte Gariglione la folla domenicale si รจ diradata del tutto. Il bosco primigenio che lo circonda – l’Urwald come lo definรฌ a inizio novecento il viaggiatore inglese Norman Douglas – ci accoglie timorosi. Penso a come debba essere inquietante arrivare qui con il brutto tempo. Meno male che รจ bel tempo e il cielo di una luce indescrivibile. Salutiamo un paio di escursionisti che stanno per iniziare la salita verso la cima. Sono guidati dai cartelli dei sentieri che indicano la distanza in minuti. Non sono molti, ma per i nostri mezzi (e muscoli) sono impraticabili. Non ci resta che raggiungere una grande caserma dei Carabinieri forestali, ben tenuta ma nella solitudine assoluta. Ci fermiamo a riempire le borracce e addentare un buon panino con olio e pomodoro.
La Calabria non รจ una terra di mare
Arriva un gruppetto di nordici, ci salutiamo come si fa sempre in montagna. Vengono dal Veneto e sono in vacanza a Soverato, ma hanno deciso per un giorno di conoscere la Sila di cui sempre sentono parlare. Hanno scelto uno dei posti migliori, dico io. Ci confidano che hanno sempre pensato alla Calabria come una terra di mare. “Non รจ cosรฌ!” Spiego loro che i calabresi, tranne pochi luoghi, sono gente di montagne e sono scesi sulle coste e a valle solo ad inizio ‘900, dopo la costruzione delle due ferrovie. ร ora di andare per tutti. Io e Gabriella inforchiamo le bici e ci avviamo per ritornare verso la “Valle del Salto”: Giuseppe ci aspetta per un buon pranzo.


