Il plausibile e il reale: lo spazio che c’è tra sociologia e letteratura

L'ultimo volume del professor Ercole Giap Parini passa in rassegna il confine e il legame tra due regioni del sapere. È uno studio scientifico della letteratura, una ricerca condotta fuori dalle griglie esegetiche e filologiche
22 Settembre 2026
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Per quanto sia sovente ritenuto il fondatore del giallo europeo (diverso da quello gotico e vittoriano di Poe e Doyle), Georges Simenon è tuttavia considerato pure il campione di un ideologismo piccolo borghese. Un signore che fuma la pipa e inamida camicie, un tale che osserva al bar il mondo con distacco e si premura di ordinare misture non troppo costose: così lo vedrebbe l’altro mentore del noir di indagine, l’italiano Giorgio Scerbanenco. Ne “I tre delitti dei miei amici”, da poco ripubblicato per Adelphi, vediamo Simenon alle prese con tutt’altro immaginario: la gioventù anarchica e avvinazzata di Liegi, gli orrori della guerra, le bassezze del mondo frontaliero tra Germania, Belgio, Francia e Spagna.

Le due parti di un libro

Nel suo ultimo libro, “La plausibilità umana. Studi sull’angelo della letteratura” (Orthotes, 2026), il sociologo di stanza a Cosenza, Ercole Giap Parini, suggerisce del resto di non fidarsi mai a primo sguardo, soprattutto se è uno sguardo che non hai mai letto. Il volume di Parini, in effetti, è la riuscita cerniera tra i mondi che evoca nelle due parti che costituiscono il libro. La prima è una densa e distillata sezione di ricerca su quanto le scienze sociali abbiano fin dalla loro origine nel pensiero tardo-settecentesco e soprattutto ottocentesco frequentato, per deontologia della loro epistemologia e per vera propensione e attitudine (che poi è lo stesso), il mondo letterario. Lì Parini ci riconduce ai percorsi di una scienza che ha definito l’immaginario proprio nell’atto di studiarlo.

Il plausibile e il reale: lo spazio che c'è tra sociologia e letteratura
Il professor Ercole Giap Parini, direttore del dipartimento di Scienze Politiche all’Unical

 

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Marx, Weber e i romanzi

Marx è riproposto nel suo lessico da accanito cultore del romanzo. E da romanziere del XIX secolo è quella capacità di fare agitazione politica, dentro la cornice di terminologie che non si vergognano affatto (anzi, così facendo, si potenziano) di pescare in similitudini dettate dalla vita quotidiana. Di Weber è tutto sommato nota, e l’analisi di Parini va assai più a fondo, l’attenzione alla letteratura erotica, che prima di eclissarsi in sub-genere era in effetti una chiave di studio per le pulsioni individuali e collettive, sin dai tempi della tragedia greca. Lo scaffale del sociologo strabocca di intuizioni, ma si può dire che alle spalle di quella biblioteca, ormai tutta di classici, stavano dietro a propria volta centinaia di altri classici.

La seconda sezione del testo è invece una galleria di incontri, resi con tratto breve e linguaggio efficace, volto a isolare in ogni autore censito un profilo della sua prismatica significatività. I più curiosi possono rovesciare il quadro e fare un esperimento di lettura: si sarebbe tentati di lasciare la prima parte del libro ai ricercatori delle scienze sociali e far dono della seconda al lettore “comune”. Quello che in treno legge Joyce, quello che ricorda la produzione poetica di Pasolini, quello che in varie età della vita può essersi trovato in mano il Chisciotte.

Fare “all’inverso”

E invece no, facciamo il contrario, o come scrivono i grandi siciliani del secondo Novecento “l’arriverso”: leggiamo da profani la prima parte e ci troviamo a comprendere i topoi del pensiero sociologico come e meglio che nei lemmari e nelle enciclopedie. Accostiamoci alla seconda sezione come esperti dei nostri campi e scopriamo quanto gli incontri letterari di Parini ci portino straordinariamente vicini alle cose di cui ci occupiamo concretamente: violenza e solitudine, matrimonio e malattia, travestimento e poesia, inquietudine e apatia, legge e giustizia, giudizio e assoluzione. Un tale esperimento riesce tanto bene perché è in fondo una la grande matrice che anima le pagine, quelle di dottrina e quelle dove si incontrano i libri in carne ed ossa … pardon, in inchiostro e carta, che poi etimologicamente è quasi sinonimia, quasi più che endiadi. Siamo allo sguardo di Benjamin che si trova sotto gli occhi e nella valigia il piccolo Angelus Novus di Klee e dietro quel bozzetto un po’ involuto, e ancora promittente, ci vede tutta l’Europa scampata a un conflitto sciagurato e tonica e pronta a immergersi in un altro, non prima di aver resettato gli spazi di libertà che faticosamente anche i letterati, dismessi i panni dei corifei, avevano aiutato ad aprire nel cinquantennio precedente.

La sovversione del raccontare

Era il periodo nel quale, in effetti, romanzieri e poeti, giornalisti e guitti satirici, accademici e perseguitati, schiaffavano in faccia al potere dei regni statutari e liberali tutte le categorie che la legislazione rimuoveva dal lecito, se non appunto per punirle. Klee e Benjamin non lo sanno, ma è incredibilmente ricco di sottotesti l’Angelo e ancora troppo ellittica e sintetica l’ermeneutica del filosofo tedesco. Non prendete Guernica per avere un bombardamento: sotto un bombardamento, piuttosto, cercate le ceneri di ogni Guernica della storia.

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Lo studio scientifico della letteratura, fuori dalle griglie esegetiche e filologiche, tende ad apparire ancora oggi nei diversi saperi un modesto ripiegamento, una cheta deviazione dal dover essere della scienza stessa. La mancanza di fondatezza in tale percezione è largamente comprovata dall’opposto boom di studi che combinano la letteratura con altri rami della ricerca e dell’esperienza. “Diritto e letteratura”, che porta a sintesi quell’interdisciplinarietà cui il diritto prova a votarsi senza troppo esito da almeno un trentennio; “teologia e letteratura”, per consentire all’epica di non tradire l’agiografia e viceversa; persino, “matematica e letteratura”, che è storia di incontri tra numeri arabi e geometrie euclidee.

Il bello di questo volume di Parini è suggerirci che forse stiamo sbagliando di nuovo: che “letteratura” lo aggiungiamo a corredo di qualcosa che già c’è, mentre è essa e solo essa l’ambiente primigenio nel quale si forgiano i lavorati della coscienza. Fingere, in effetti, ci ricorda serafico l’autore, in latino traduce il lavoro di composizione manuale che l’artigiano svolge sulla creta.

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