Il mestiere dell’esploratore

Dopo il drammatico incidente nella grotta subacquea che ha visto morire cinque sub, la speleosubacquea ha conosciuto una inattesa notorietà, spesso trattata in maniera approssimativa. Per questo abbiamo chiesto a Luigi Casati di raccontarci che cosa vuol dire immergersi in grotta
5 Giugno 2026
Il mestiere dell'esploratore

«Un esploratore ha un qualche cosa di innato che lo porta ad esser curioso, a scoprire cosa c’è dietro un masso o alla base di un pozzo». Luigi Casati è una delle figure di maggior rilievo nel panorama internazionale della speleologia subacquea ed è appena tornato da una spedizione in una cavità sommersa in Francia. L’eco della tragedia maldiviana, dove quattro italiani e un sub del luogo hanno perso la vita non si è ancora spenta e ancora i media ne forniscono informazioni spesso approssimative. I Calabresi.it rifugge dalla cronaca, prediligendo l’approfondimento, così abbiamo chiesto a Casati di raccontarci il mondo della speleosub.

Luigi Casati in immersione. Notare le fonti di illuminazione montate sul casco per mantenere le mani libere

Le origini di una storia

Il racconto di Casati parte da lontano, perché la speleologia subacquea «ha radici antiche se si considerano anche i primi folli tentativi di superare un sifone». Le prime esplorazioni sono della fine del 1700, quando un esploratore inglese tentò senza riuscirci di superare un sifone.  Alla fine del 1800 iniziano dei tentativi di esplorazione di sorgenti da parte dei palombari.

Occorre attendere il 1923 per avere il primo superamento di un sifone, da parte del  francese Norbert Casteret che nella grotta di Montespan trova delle sculture preistoriche fatte con l’argilla.

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Il mulinello con il filo di Arianna teso e fissato consente agli speleosub di ritrovare la via del ritorno

Arriva la “modernità”

Per avere le prime attrezzature “moderne” si deve attendere il dopoguerra, quando gli apparecchi per una respirazione autonoma cominciano lentamente a diffondersi. Sono gli anni dell’ARO  (circuito alimentato solo dall’ossigeno che permette di riciclare il gas). Successivamente arrivano gli erogatori abbattendo molti limiti l’esplorazione speleosubacquea moderna muove i suoi primi passi.

Oggi lo stato d’animo va al recente incidente, ma questi non sono mai mancati e dall’analisi di queste disgrazie si sono potute evolvere tecniche e materiali per raggiungere una sempre maggiore sicurezza. Negli anni ottanta si apre la via all’uso delle miscele ipossiche (per andare in profondità) e iperossigenate (per le decompressioni) nella ristrettissima comunità speleosubacquea, inoltre si sviluppano materiali e tecniche sempre più complesse per poter andare sempre più lontano sempre più profondo.

J.J Bolanz, uno dei pionieri della speleo subacquea e maestro di Casati

Grandi maestri

Il mio approccio alle immersioni in grotta avviene nel 1985 ma la svolta che mi ha permesso di diventare uno speleosub e di iniziare ad esplorare cavità mai viste dall’uomo prima, avviene nel 1986 con la conoscenza di due svizzeri dapprima Patrick Deriaz e poco dopo Jean Jacques Bolanz. Jean Jacques Bolanz apparteneva all’élite degli esploratori e sperimentatori di quegli anni, mi prese sotto la sua ala e mi trasmise le sue conoscenze sulle tecniche e i materiali utilizzati nei paesi più evoluti per questa attività come la Francia, la Svizzera e l’Inghilterra.

Anni passati insieme dove prima imparavo aiutandolo nelle sue esplorazioni, poi ci alternavamo nelle esplorazioni fino ad arrivare a lui che aiutava me, avevamo 24 anni di differenza ma il nostro rapporto di amicizia era incredibile e si è interrotto nell’ottobre 2007 quando durante una esplorazione non fece ritorno in superficie.
https://www.prometeoricerche.eu/GIGI/JJ.htm

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L’esplorazione non è una gara

Da lui ho imparato a esplorare e non a ricercare record, sono due cose ben diverse ma alla lunga si possono incontrare. Esplorare per me significa andare dove nessuno è mai andato e questa cosa è diventata una necessità nella mia vita. Esplorare lo si può fare a oltre i -200m di profondità, a più chilometri dall’ingresso di una sorgente ma anche nei piccoli sifoni sul fondo delle grotte o nelle piccole sorgenti con multi-sifoni. I record lasciano solo dei freddi numeri destinati ed esser superati. Nell’arco della mia vita da esploratore posso dire di aver fatto cose mai fatte da altri uomini prima, ma erano solo la conseguenza del voler conoscere la grotta più a fondo per aumentarne la comprensione non la ricerca del numero.

Il monitor di un computer subacqueo che informa della profondità massima, dei tempi di permanenza, della quantità di gas restanti e delle decompressioni necessarie prima di riemergere

I primi corsi

Il primo corso organizzato dal CAI (Club Alpino Italiano) sezione di Lecco è del 1987 e aveva  come relatori Christian Locatelli (Francia), Jean Jacques Bolanz (Svizzera) ed io. Oggi sono cambiate molte cose. Prima di quel corso le tecniche ed i materiali utilizzati dai pochi speleosub italiani erano considerati obsoleti e pericolosi. Dopo quella tappa i materiali si sono subito aggiornati, ma le tecniche un po’ meno. Ora le tecniche sviluppate in USA hanno preso il sopravvento su quelle europee nonostante in origine fossero copiate dalle nostre.

Luigi Casati mentre si appresta a immergersi nel lago di Lecco

Sono cambiati anche i frequentatori degli ambienti ipogei allagati; negli anni ottanta-novanta erano prettamente speleologi che si avvicinavano alle immersioni, ma da almeno venti anni sono subacquei che si avvicinano al mondo del buio. I frequentatori di sorgenti sono sempre di più (diverse migliaia di brevettati nella sola Europa) ma osservo che spesso l’interesse è solo per l’attività considerata estrema e non per la comprensione dell’ambiente o la curiosità di trovare del nuovo. Una cosa che non mi accomuna che queste “nuove” generazioni è che io nonostante la mia età cerco sempre posti vergini da esplorare limitando per forza di cose certi tipi di immersione.

Un passaggio impervio e angusto dentro una cavità sommersa, dove l’esperienza e i nervi saldi sono indispensabili

Si aprono nuove frontiere

Negli anni ottanta-novanta poche persone avevano nozioni sull’uso delle miscele ternarie (elio, azoto e ossigeno: l’elio serve per abbassare la quantità di azoto e di ossigeno che con la profondità creano problemi. Azoto ad altre pressioni porta alla narcosi da azoto mentre l’ossigeno ad altre pressioni porta a convulsioni) e si usava molto come gas da immersione l’aria. L’aria era pericolosa oltre certe profondità e lo dimostrano i molti incidenti avvenuti. In quegli anni ci scambiavamo informazioni con le lettere e non era facile perché eravamo un circolo abbastanza chiuso.

Una parte della grande quantità di attrezzature necessarie per affrontare in sicurezza una esplorazione di speleologia subacquea

Attrezzature pesantissime

Le immersioni nelle grosse sorgenti erano molto complicate, decine di quintali di materiali da spostare, durante le immersioni numerose bombole erano necessarie e i gruppi di persone che gestivano tutte queste risorse erano abbastanza numerosi. (Un esempio pratico: nella sorgente del Covol dei Siori si organizzava una spedizione che durava 3-4 settimane. La prima settimana necessitava per ripristinare il filo guida nuovo, pulire dai vecchi fili rotti e sistemare le bombole di emergenza e decompressione all’interno della cavità. Dalla seconda settimana si iniziavano le esplorazioni e ad ogni immersione serviva uno o due giorni per ripristinare tutte le bombole usate.

Almeno 3 – 4 giorni servivano per togliere tutto dalla grotta. Solitamente si andava in inverno per una stabilità del meteo: freddo in montagna e nelle pianure quindi pochissimo scioglimento delle nevi.

La straordinaria trasparenza dell’acqua che è certe volte possibile trovare

Arriva il futuro

Dai primi anni 2000 appaiono sul mercato i Rebreather apparecchi che permettono il riciclo del gas utilizzato. Gli esploratori di punta si sono subito adattati, ma all’epoca sapevamo poco sul funzionamento e come in tutte le innovazioni livellano verso il basso le capacità di affrontare certe sfide. I rebreather danno l’assoluta libertà di autonomia permettendo oltre dieci ore di immersione con delle piccolissime bombole, permettono di spaziare in profondità senza limiti (sempre che si abbia il resto dell’attrezzatura adeguata al tipo di immersione) e danno una serie di vantaggi fisiologici notevoli (torniamo all’esempio di prima: con il rebreather in una settimana o meno si arriva a far quello che si faceva in 3 settimane)

Ovviamente oltre ai sistemi di respirazione sono evoluti anche altri materiali come i propulsori subacquei, usavo un propulsore che pesava 110kg circa ora ne uso uno che pesa 25kg, i fari con le lampadine a led e le batterie al litio si sono rimpiccioliti e hanno aumentato la durata e l’intensità di luce.

L’uso dei rebreather ha reso più sicura e agevole l’esplorazione subacquea, anche di cavità molto profonde

Luoghi magici

Gli ambienti ipogei sono incredibilmente diversi tra di loro, le grotte si formano principalmente nei calcari ma anche nei gessi, nei tunnel lavici e nei ghiacci. Ci sono grotte allagate anche in Europa ma, in Messico ci sono gli esempi più importanti di sistemi di centinaia di chilometri che si son formate prima dello sprofondamento delle terre e dell’innalzamento dei mari ricche di concrezioni da far invidia alle grotte aeree concrezionate.

Il poter nuotare intorno alle stalattiti o stalagmiti, passare attraverso archi di calcite in assenza di peso è molto emozionante. Ci sono grotte allagate molto attive dove si vedono le molteplici forme di erosione della corrente che trasmettono un’empatia magica. Ci sono sifoni ma anche sorgenti dove l’argilla è presente e intorbidisce l’acqua fino a non riuscire a leggere gli strumenti, immersioni delicate ma a volte danno delle soddisfazioni notevoli.

Tunnel che l’acqua ha scavato nei tempi

Ci sono dei tunnel lavici allagati, la trasparenza dell’acqua è incredibile non essendoci depositi e le pareti di lava nera creano una suggestione particolare. Non fa parte dell’ambiente ma è indispensabile la presenza per poter ritrovare l’uscita di un filo d’Arianna. Siamo in un ambiente a noi ostile, necessitiamo di un apparato per poter respirare che ha una autonomia, le gallerie all’andata hanno una forma ma una volta girati per rientrare le forme cambiano, si possono avere dei riferimenti in posti particolari ma non sono sufficienti per ritrovare l’uscita quindi il filo guida deve tassativamente essere posizionato.

Dopo essere entrati in grotta, i sub si preparano per immergersi in un sifone allagato

Progresso scientifico

A livello decompressivo a causa dei profili delle grotte si sono stravolti dei tabu. Alcune esplorazioni hanno permesso di sfruttare le risorse di acqua del sottosuolo tramite perforazioni non dimentichiamo che le riserve di acqua dolce sono all’interno delle montagne nelle zone carsiche. Ci sono state delle scoperte geologiche, idrologiche, paleontologiche, biologiche importanti grazie alle esplorazioni

Nell’ambiente speleologico ci sono molti geologi, idrologi, biologi ecc che spesso son ben disposti di dare un contributo scientifico quando le scoperte sono interessanti.

La paziente attesa del riemergere dei sommozzatori da parte di chi è rimasto fuori dal sifone. Spesso le grotte sommerse regalano acque di grande limpidezza, ma subito il passaggio dei sub solleva limo e che azzera la visibilità

Il motore della passione

La passione è quella cosa che ti spinge ad andare avanti nonostante gli incidenti e gli imprevisti che durante la carriera si sono manifestati. Senza una vera passione si dura poco in attività faticose come la speleologia o la speleologia subacquea

La passione è il motore che spinge ad andare oltre, allargare lo sguardo e conoscere di più

Non so a livello materiali cosa si potrà inventare ancora, non credo sia finita qui ma mentre 30 anni fa sognavo un rebreather, se ne parlava ma pochissimi li avevano oggi non sento parlare di innovazioni di questo tipo. La rincorsa al materiale leggero si è arenata, ma spero di vedere ancora delle novità strabilianti.

Appena riemerso, con ancora negli occhi luoghi che prima nessuna aveva mai visto

A livello umano invece credo sia sempre più difficile trovare gente con voglia di spingersi più in là…conosco pochi giovani (ma ci sono) con ottime prospettive e questo mi rattrista un po’ perché ora la porta è aperta e l’uomo può raggiungere risultati ancora più sorprendenti rispetto a quelli raggiunti dalla mia generazione, ma forse eravamo in pochi anche allora

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Luigi Casati

Luigi Casati

Allievo di Jean-Jacques Bolanz, ha al suo attivo numerosissime esplorazioni in cavità ipogee di tutto il mondo e diversi record di profondità e/o di lunghezza dell'esplorazione, sia in circuito aperto che con sistemi a circuito chiuso. Tra le sue esplorazioni principali le Grotte di Oliero e la Sorgente del Gorgazzo in Italia, Vrelo Une (Croazia) e Matka Vrelo (Macedonia)

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