HANAMI | Schermo, laboratorio, attesa della notte

Il 2 maggio la South si divide tra Aeterna Fashion Film Festival all'Unical e lo showroom all’interno di MOEMA Academy, promosso da Confartigianato Imprese: cinema, impresa, formazione e il lancio della serata finale Hanami
3 Maggio 2026
Hanami

Il 2 maggio il festival tiene insieme cinema, Academy, imprese e formazione. All’Unical si discute il futuro delle immagini, da MOEMA Academy si torna al lavoro concreto dei corpi e dei materiali.La giornata del 2 maggio ha mostrato, forse più di ogni altra, la natura composita della South. La mattina, nella sala cinema dell’Università della Calabria, con Aeterna Fashion Film Festival, la moda è entrata nel tempo delle immagini in movimento.

Il pomeriggio, nello showroom di MOEMA Academy con Confartigianato Imprese e aziende arrivate da diverse parti d’Italia, è tornata alle mani, alla filiera, al lavoro concreto. In mezzo, la nostra narratrice ha visto il festival compiere un gesto difficile: tenere insieme visione e produzione senza farle sembrare due mondi estranei. Nella Sala Cinema Unical il fatto importante non era soltanto la proiezione o il programma dei talk: era il contesto.

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Portare il discorso sul fashion film dentro l’università significava spostare l’asse del festival verso una riflessione più apertamente contemporanea, come la moda si racconta oggi, come passa dallo schermo, come incontra linguaggi audiovisivi, tecnologia, montaggio, nuove forme di attenzione.

Non un’appendice glamour, ma una domanda seria sul futuro dei modi di vedere. Questo per una manifestazione del Sud ha un valore simbolico e pratico molto forte. Nel pomeriggio, il ritorno a MOEMA Academy ha rimesso la giornata in equilibrio. Lo showroom, la presenza di Confartigianato, le aziende provenienti da tutta Italia, le allieve, la prossimità concreta dei materiali e dei processi, qui il festival è tornato ad avere corpo produttivo.

La scrittrice ha potuto verificare che il racconto sulla formazione non era un mero elemento di cornice. Le giovani presenze erano dentro la scena, non ai margini; e l’incontro tra Academy, impresa e territorio appariva una delle linee più credibili dell’intera settimana. È proprio in giornate come queste che si capisce se un festival sa davvero costruire un ecosistema. La South non ha offerto una sola immagine di sé, ma più immagini compatibili: il cinema e il laboratorio, il discorso e il tessuto, l’università e l’impresa.

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Certo, tenere insieme tutto questo espone sempre al rischio della dispersione, ma qui la dispersione è stata contenuta dalla chiarezza della direzione: preparare la serata finale non come episodio isolato, bensì come punto di sintesi di un percorso. Quando il 2 maggio si chiude, tutta l’attenzione converge sul Castello Svevo e sulla notte del 3 maggio. Hanami Fashion Show non viene più percepito come semplice finale. Diventa il momento in cui il festival dovrà dimostrare di aver saputo far parlare fra loro tutte le sue parti. Dopo il cinema e dopo il lavoro, adesso tocca alla forma esposta, e il lettore arriva a quella soglia con molti elementi fondamentali.

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