di Fabio Corbisiero
Professore di Sociologia dell’ambiente e del territorio
Federico II Napoli
La condizione generale della popolazione cubana oggi è segnata da una fatica profonda, quotidiana.
Non si tratta soltanto di una crisi economica, ma di una crisi che investe la vita nella sua interezza: la difficoltà di reperire beni essenziali, l’inflazione che erode salari già bassissimi, i blackout sempre più frequenti, una sanità che, pur mantenendo alcune eccellenze, regge con crescente difficoltà per mancanza di risorse e personale.
Una comunità che resiste
Il turismo è ormai cianotico. Si tratta di una comunità che continua a resistere, ma lo fa consumando lentamente le proprie energie. I sentimenti dominanti sono complessi e stratificati: c’è frustrazione, soprattutto tra i più giovani, c’è una disillusione diffusa verso le promesse del sistema, ma anche una forma di dignità ostinata, quasi silenziosa.
Più che una rabbia esplosiva, si percepisce un logoramento continuo. Il governo continua a indicare nell’embargo statunitense una delle cause principali della crisi, e in parte lo è, soprattutto per quanto riguarda l’accesso a mercati, finanziamenti e tecnologie.

Tentativi di superare la crisi
Per sopperire, ha cercato negli ultimi anni di aprirsi selettivamente: incentivando il turismo internazionale, ampliando — seppur con molti limiti — lo spazio per l’iniziativa privata, e cercando nuovi partner economici e politici,
dalla Russia alla Cina, passando per il Venezuela quando le condizioni lo permettono.
Sono state introdotte anche riforme monetarie e tentativi di razionalizzazione dell’economia. Tuttavia, queste misure appaiono spesso insufficienti o contraddittorie, perché convivono con un sistema ancora fortemente centralizzato e burocratico, che fatica a riformarsi in profondità. Il risultato è una sorta di transizione incompiuta, in cui vecchio e nuovo coesistono senza trovare un equilibrio stabile.
Lo spirito cubano è mutato
Quanto allo spirito di resistenza, quello che per decenni ha definito l’identità cubana, direi che non è scomparso, ma si è trasformato. Sono in continuo contatto con alcuni colleghi delle Università cubane e mi raccontano che non si tratta più dell’entusiasmo rivoluzionario di massa, né la narrazione epica della sfida a una superpotenza che mobilitava intere generazioni.

Oggi sopravvive più come memoria, come patrimonio simbolico e culturale, che come forza politica attiva. Le
nuove generazioni lo percepiscono in modo diverso: meno come orgoglio da rivendicare e più come un’eredità complessa, a tratti ingombrante, con cui fare i conti nel presente. Esiste ancora un senso di identità forte, ma è meno legato all’ideologia e più alla quotidianità, alla capacità di “arrangiarsi”, di reinventarsi.
Il tessuto sociale che cambia
Un aspetto particolarmente rilevante è il crescente divario sociale che si sta aprendo all’interno del paese. L’accesso alle rimesse dall’estero, ai dollari portati dal turismo o alle opportunità offerte dal settore privato crea differenze sempre più visibili tra chi può permettersi una vita relativamente dignitosa e chi invece resta escluso.
Questo sta modificando profondamente il tessuto sociale cubano, rendendolo meno egualitario rispetto al passato e introducendo dinamiche nuove, anche sul piano culturale e relazionale. A ciò si aggiunge il tema dell’emigrazione, che è diventato centrale. Sempre più cubani scelgono di partire, spesso giovani e qualificati. È una fuga che non è solo economica, ma anche esistenziale: riguarda il desiderio di costruire un futuro altrove.
La novità della diaspora
Questo fenomeno svuota il paese di energie vitali e contribuisce a rafforzare quella sensazione di stagnazione interna. Allo stesso tempo, però, la diaspora diventa una componente sempre più importante della realtà cubana, sia per il sostegno economico attraverso le rimesse, sia per il ruolo culturale e politico che esercita a distanza. Un altro elemento da considerare è l’evoluzione del rapporto tra cittadini e istituzioni.

Segnali di dissenso
Negli ultimi anni si sono visti segnali di maggiore insofferenza e, in alcuni momenti, anche manifestazioni pubbliche di dissenso, cosa non così frequente nella storia recente del paese. Questo indica un cambiamento, seppur graduale, nella percezione dei limiti entro cui è possibile esprimersi.
Tuttavia, resta un contesto in cui il controllo politico e mediatico è. significativo, e questo contribuisce a mantenere una tensione latente più che apertamente conflittuale. In ogni caso, in mio opinione, Cuba rimane un paese attraversato da una straordinaria vitalità culturale.
L’arte resta viva e “critica”
Nonostante le difficoltà materiali, la produzione artistica — dalla musica al cinema, dalla letteratura alle arti visive — continua a essere uno spazio di espressione e, talvolta, di critica. È lì che spesso si colgono le trasformazioni più profonde della società, i suoi conflitti, le sue speranze e le sue contraddizioni.

