“Quella foto non è più mia, perché è entrata dentro la storia”. Letizia Battaglia, fotografa e giornalista dell’Ora di Palermo è l’autrice della drammatica immagine che raffigura Piersanti Mattarella ucciso dai killer di Cosa nostra, il suo corpo esanime in braccio al fratello Sergio.

È “entrata nella storia”, disse in una intervista la famosa fotografa, ma evidentemente non a sufficienza se ancora ieri il ministro Valditara davanti ai microfoni delle televisioni e a molti studenti ha detto che a uccidere l’allora presidente della Regione Sicilia furono le Brigate rosse.
Il ministro dell’Istruzione era al tempo molto giovane, ma quella foto, tecnicamente sporca, eppure capace di restituire la tragedia e di contenere in sé il frammento di una Sicilia in cui la mafia era plasticamente legata al potere politico e seminava morti ammazzati, forse non l’ha guardata abbastanza.

Il ministro è stato rapidamente oggetto di critiche, anche di una certa satira affilata e comprensibilmente stizzito ha spiegato che si è trattato di un lapsus. Non poteva essere diversamente, nessuno ha davvero creduto che Valditara volesse riscrivere i fatti.
C’è tuttavia qualcosa di latente nello scivolone del ministro, proprio perché è stato un lapsus, parola che ha le sue radici nel latino e che indica appunto lo scivolare e che sul piano strettamente freudiano è un “atto mancato”, un pensiero che sfugge al controllo di ciò che sarebbe giusto dire ed esce invece come lo abbiamo autenticamente dentro.

E’ l’inconscio che rompe gli argini, che emerge e mette a nudo quel che si pensa, la distanza tra la realtà e le ossessioni, come quella di credere che le tragedie di questo Paese siano tutte da imputare agli anni di piombo.
Eppure è proprio quella foto di Letizia Battaglia con la sua potenza a rappresentare in maniera drammaticamente efficace la violenza della mafia, la morte di un presidente scomodo, che provava a mettere mano alle trame più intricate del potere siciliano, dove politica, affari e Cosa nostra si intrecciavano da sempre. Bastava aver guardato una volta quella foto per non commettere alcun lapsus. Solo che qualche volta le ossessioni sono più forti della ragione.

