I lapsus e la Storia

Piersanti Mattarella nel 1980 fu ucciso dai killer di Cosa nostra. A raccontare quel fatto di sangue resta una foto emblematica scattata da Letizia Battaglia, ma su quella tragedia il ministro Valditara commette un lapsus
8 Maggio 2026
La prima pagina dell'Ora di Palermo quando fu ucciso Piarsanti Mattarella
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“Quella foto non è più mia, perché è entrata dentro la storia”. Letizia Battaglia, fotografa e giornalista dell’Ora di Palermo è l’autrice della drammatica immagine che raffigura Piersanti Mattarella ucciso dai killer di Cosa nostra, il suo corpo esanime in braccio al fratello Sergio.

Piersanti Mattarella

È “entrata nella storia”, disse in una intervista la famosa fotografa, ma evidentemente non a sufficienza se ancora ieri il ministro Valditara davanti ai microfoni delle televisioni e a molti studenti ha detto che a uccidere l’allora presidente della Regione Sicilia furono le Brigate rosse.

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Il ministro dell’Istruzione era al tempo molto giovane, ma quella foto, tecnicamente sporca, eppure capace di restituire la tragedia e  di contenere in sé il frammento di una Sicilia in cui la mafia era plasticamente legata al potere politico e seminava morti ammazzati, forse non l’ha guardata abbastanza.

La prima pagina dell’Ora di Palermo in occasione dell’omicidio di Piersanti Mattarella

Il ministro è stato rapidamente oggetto di critiche, anche di una certa satira affilata e comprensibilmente stizzito ha spiegato che si è trattato di un lapsus. Non poteva essere diversamente, nessuno ha davvero creduto che Valditara volesse riscrivere i fatti.

C’è tuttavia qualcosa di latente nello scivolone del ministro, proprio perché è stato un lapsus, parola che ha le sue radici nel latino e che indica appunto lo scivolare e che sul piano strettamente freudiano è un “atto mancato”, un pensiero che sfugge al controllo di ciò che sarebbe giusto dire ed esce invece come lo abbiamo autenticamente dentro.

L’allora Presidente della Regione Sicilia accanto a Pertini

E’ l’inconscio che rompe gli argini, che emerge e mette a nudo quel che si pensa, la distanza tra la realtà e le ossessioni, come quella di credere che le tragedie di questo Paese siano tutte da imputare agli anni di piombo.

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Eppure è proprio quella foto di Letizia Battaglia con la sua potenza a rappresentare in maniera drammaticamente efficace la violenza della mafia, la morte di un presidente scomodo, che provava a mettere mano alle trame più intricate del potere siciliano, dove politica, affari e Cosa nostra si intrecciavano da sempre. Bastava aver guardato una volta quella foto per non commettere alcun lapsus. Solo che qualche volta le ossessioni sono più forti della ragione.

 

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Michele Giacomantonio

Michele Giacomantonio

Docente di Scienze sociali presso il Liceo Lucrezia Della Valle, iscritto all’Ordine dei giornalisti nel 1999, ho cominciato ad occuparmi di giornalismo nel '93 in una emittente televisiva locale per poi passare, sin dalla prima uscita, al Quotidiano della Calabria, dove sono rimasto per 10 anni. Ero nel gruppo fondativo di Calabria Ora e successivamente in quello che ha dato vita al Corriere della Calabria. Autore per Mmasciata.it. Mi sono occupato prevalentemente di politica e di mutamenti sociali, non trascurando una passione per i reportage naturalistici sui relitti, la speleologia e le montagne calabresi.

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