di Luigi Michele Perri
Il 26 luglio 2001 moriva a Roma il cardinale Giuseppe Maria Sensi. Aveva 94 anni e alle spalle quasi settantadue di sacerdozio, trascorsi in gran parte al servizio della diplomazia pontificia. Le esequie furono celebrate due giorni dopo nella cattedrale di Cosenza dal cardinale Agostino Cacciavillan, in rappresentanza di Giovanni Paolo II.
Il telegramma del Papa
Nel telegramma inviato alla famiglia, il pontefice ne ricordò le «singolari capacità rivelate nel servizio diplomatico» e la «viva sensibilità per ogni umana sofferenza» manifestata durante il suo lungo ministero. A venticinque anni dalla scomparsa, la ricorrenza invita a riscoprire una figura la cui vicenda supera ampiamente i confini della sua origine cosentina. Sensi fu tra i calabresi chiamati a ricoprire incarichi tra i più delicati della diplomazia pontificia del Novecento.
La sua attività attraversò la seconda guerra mondiale, l’instaurazione dei regimi comunisti nell’Europa orientale, le ostilità mediorientali, le tensioni irlandesi, la crisi del colonialismo portoghese e la nascita della democrazia lusitana. Il suo servizio non si esaurì nell’attività di rappresentanza o nella prudente gestione dei rapporti tra la Santa Sede e i governi. Nei Paesi in cui fu inviato, diede prova di saper coniugare la difesa della libertà religiosa con l’assistenza ai profughi, il sostegno alle comunità cattoliche sottoposte a pressioni politiche e la ricerca di spazi di mediazione all’interno di conflitti apparentemente insanabili. Il suo profilo fu quello di un uomo di Chiesa riservato, capace di adattare strumenti e linguaggio a contesti profondamente diversi senza smarrire la fedeltà alla propria missione.
Una famiglia cristiana
Giuseppe Maria Sensi nacque a Cosenza il 27 maggio 1907, sesto dei dieci figli di Francesco Sensi, avvocato, esponente del Partito popolare e per molti anni presidente dell’Azione cattolica calabrese. Crebbe, dunque, in una famiglia nella quale la fede cristiana si accompagnava all’impegno civile e politico. Dopo gli studi nel seminario diocesano, si trasferì a Roma e frequentò la Pontificia Università Lateranense, conseguendo la licenza in filosofia e le lauree in teologia e diritto canonico. Fu ordinato sacerdote il 21 dicembre 1929, a ventidue anni, e completò la propria formazione alla Pontificia Accademia Ecclesiastica, l’istituzione nella quale vengono preparati i diplomatici della Santa Sede.
Il suo servizio nelle rappresentanze pontificie cominciò nel 1934. Il primo incarico fu nella nunziatura di Bucarest. Nel 1938 passò a Berna, dove rimase durante gli anni della seconda guerra mondiale. La neutralità svizzera non teneva quel Paese al riparo dalle conseguenze umanitarie del conflitto: rifugiati, perseguitati e persone in fuga giungevano alle sue frontiere cercando protezione.
Al fianco dei rifugiati
In quel contesto Sensi partecipò all’opera di assistenza svolta dalla rappresentanza pontificia in favore delle vittime della guerra e dei profughi. Dopo un anno trascorso come consigliere nella nunziatura di Bruxelles e un breve incarico presso la Segreteria di Stato, nell’aprile 1947 fu destinato a Praga. La Cecoslovacchia si trovava alla vigilia della definitiva conquista del potere da parte del Partito comunista, compiuta nel febbraio 1948. Per la Chiesa cominciava una stagione di controlli, limitazioni e persecuzioni. Sensi prestò servizio nella nunziatura apostolica di Praga mentre aumentavano le pressioni del regime sulla Chiesa e sull’episcopato cecoslovacco. La sua esperienza diplomatica maturò, quindi, non nei salotti delle cancellerie, bensì sul campo, nel vivo di alcuni dei passaggi più drammatici del Novecento europeo.
Richiamato a Roma nel 1949, lavorò in Segreteria di Stato occupandosi delle organizzazioni cattoliche internazionali. Fu, poi, nominato osservatore permanente della Santa Sede presso l’Unesco e guidò delegazioni pontificie alle assemblee generali di Parigi e Montevideo. Era un campo diverso da quello delle nunziature: non più soltanto relazioni bilaterali con i governi, ma confronto multilaterale sui temi dell’educazione, della cultura e della cooperazione internazionale. Anche questa esperienza contribuì ad ampliare una preparazione già consolidata attraverso il contatto diretto con guerre, migrazioni e regimi autoritari.

In Sud America
Il 21 maggio 1955 Pio XII lo nominò nunzio apostolico in Costa Rica e arcivescovo titolare di Sardi, antica sede non più residenziale dell’Asia Minore. Ricevette l’ordinazione episcopale il successivo 24 luglio. L’incarico centroamericano durò meno di due anni. Nel gennaio 1957 fu trasferito in Terra Santa come delegato apostolico a Gerusalemme e in Palestina. La regione portava ancora le conseguenze della guerra del 1948 ed era attraversata dalle tensioni seguite alla crisi di Suez. L’incarico lo portò a occuparsi anche dell’assistenza ai rifugiati arabi, in una realtà nella quale la presenza religiosa non poteva essere separata dalle sofferenze delle popolazioni. Lo aspettavano, però, altri incarichi di cruciali. Nel 1962 fu nominato nunzio apostolico in Irlanda: rimase a Dublino fino al 1967.
Nel Portogallo dei cambiamenti
Il passaggio più lungo e politicamente complesso della sua carriera fu quello portoghese. Nunzio a Lisbona dal 1967 al 1976, Sensi assistette agli ultimi anni dell’Estado Novo, al passaggio del potere da António de Oliveira Salazar a Marcello Caetano, all’inasprimento delle guerre coloniali in Africa e, infine, alla Rivoluzione dei garofani del 25 aprile 1974. Il colpo di Stato promosso dal Movimento delle Forze Armate abbatté il regime autoritario e aprì una transizione segnata da instabilità politica, contrapposizioni ideologiche e profondi cambiamenti nei rapporti tra Stato e Chiesa.
Tra il 1974 e il 1976 si susseguirono sei governi provvisori, mentre il Paese affrontava la democratizzazione e il processo di decolonizzazione. La nunziatura dovette confrontarsi anche con i conflitti nelle colonie portoghesi. Uno degli episodi più difficili riguardò il vescovo di Nampula, in Mozambico, Manuel Vieira Pinto, critico verso la guerra coloniale e le violazioni dei diritti delle popolazioni mozambicane. Sensi cercò, senza riuscirvi, di impedirne l’espulsione, decisa dalle autorità portoghesi nell’aprile 1974, pochi giorni prima della caduta del regime.
La vicenda mostra il limite, ma anche il significato, della sua azione: la mediazione non garantiva sempre il risultato, tuttavia, consentiva alla Santa Sede di non assistere passivamente alle violazioni subite dalle comunità ecclesiali e dalle popolazioni coinvolte.
La nomina cardinalizia
Il 24 maggio 1976 Paolo VI lo elevò alla dignità cardinalizia. La nomina giunse dopo oltre quarant’anni trascorsi al servizio della Chiesa, soprattutto nelle nunziature, nelle delegazioni apostoliche, nella Segreteria di Stato e presso organismi internazionali. Paolo VI ne riconobbe la fedeltà, la competenza e l’abilità dimostrate nell’esercizio di ruoli «silenziosi e delicati». Cinque giorni dopo il concistoro, Paolo VI ricevette in udienza il nuovo cardinale insieme con i suoi familiari e con un gruppo di concittadini giunti a Roma. In quella circostanza ricordò «l’antica e gloriosa Cosenza» e definì la Calabria una «terra aspra e generosa», ricca di uomini «forti, parchi, pazienti, laboriosi». L’omaggio rivolto a Sensi si estese così alla città e alla regione dalle quali proveniva.
L’esperienza a diposizione della Chiesa
Sensi continuò a prestare servizio nella Curia romana, mettendo la propria esperienza a disposizione di diversi dicasteri. Nel dicembre 1979, mentre si avvicinava il cinquantesimo anniversario della sua ordinazione sacerdotale, Giovanni Paolo II gli indirizzò una lettera nella quale ripercorse gli incarichi svolti in Costa Rica, Palestina, Irlanda e Portogallo. Il pontefice mise in evidenza il suo impegno nel rafforzare le relazioni tra la Santa Sede e le autorità civili, ma anche la sollecitudine pastorale e la forza d’animo dimostrate nelle situazioni più difficili.
Non era, dunque, soltanto il bilancio di una carriera: il servizio diplomatico veniva letto come parte integrante del ministero episcopale. È in questa saldatura tra diplomazia e responsabilità pastorale che va cercata la cifra della sua esperienza. Sensi rappresentò la Santa Sede in Paesi diversi per cultura, ordinamento politico e composizione religiosa. La sua attività ecclesiastica e diplomatica attraversò i pontificati di Pio XI, Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II. Non si trattò di adeguarsi passivamente ai mutamenti, ma di mantenere una linea di continuità dentro scenari che richiedevano ogni volta strumenti nuovi.
La cultura della diplomazia
La sua diplomazia, maturata a contatto con culture e sistemi politici assai differenti, si affidava alla discrezione, alla conoscenza dei contesti e alla paziente costruzione di rapporti con le autorità civili e religiose. Attraverso contatti riservati, negoziati e tentativi di mediazione, cercava di mantenere aperti spazi di dialogo anche nelle situazioni di maggiore tensione, senza venir meno agli orientamenti dei pontificati e ai tradizionali indirizzi della Chiesa.
Anche per la sua lontananza dai clamori, la figura di Sensi è rimasta meno conosciuta di quanto lascerebbero supporre, da una parte, il rilievo e la varietà degli incarichi ricoperti e, dall’altra, la complessità e l’articolazione della sua esperienza internazionale. La sua caratura lo colloca tra le figure centrali della diplomazia vaticana del Novecento, per la continuità e l’incidenza dei risultati conseguiti sotto più latitudini e attraverso pontificati succedutisi in stagioni storiche decisamente diverse.
Vincere l’oblio
Il venticinquesimo anniversario della morte può contribuire a rimuovere l’oblio che ha progressivamente avvolto la sua figura. Il cardinale Sensi resta una delle espressioni più autorevoli della presenza calabrese nella storia della Chiesa del Novecento. Ricordarlo significa sottolinearne la dimensione internazionale, proiettata dal cuore della cristianità, senza tuttavia privarlo delle sue radici e dell’impronta ricevuta negli anni della formazione. Cosenza fu il luogo della sua crescita umana. Il mondo, il campo della sua missione.


