Cantare Bella Ciao a Malmö

In una Svezia con una stretta politica in atto sui migranti, c'è una città cosmopolita che prova a resistere anche col suo personale impegno antifascista. Il racconto di Chiara Politano, da Cosenza al grande nord col suo taccuino da antropologa
12 Maggio 2026
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Nemmeno la Svezia è più quella di una volta. La stretta sui migranti e il governo di centro-destra sceso a patti con gli ultranazionalisti di SD testimoniano una postura molto chiara. Un cambiamento radicale se paragonato al clima di dieci anni fa quando il Paese scandinavo era il primo in Europa per numero di persone accolte.

La cosentina Chiara Politano vive qui da cinque anni; arrivata con l’Erasmus, ha poi conseguito un master a Stoccolma. È un’antropologa che si è formata tra i banchi universitari dell’Alma Mater a Bologna con una tesi su Ernesto De Martino, intellettuale con un legame particolare anche con la Calabria e padre del concetto di crisi della presenza. Adesso è la coordinatrice di un’impresa che collabora con alcune ong. «La destra – spiega – si fa sentire ed ha una forte componente “trumpiana”. Purtroppo si sa poco della Svezia se non la solita narrazione positiva, ma non è così».

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La mia amica nigeriana

La conferma arriva dalla storia di una sua amica nigeriana in cerca occupazione senza successo. «Bisogna essere “sponsorizzati” dal datore di lavoro» – precisa Chiara: «Si tratta di una procedura adottata a queste latitudini». C’è di mezzo anche il tema dell’aumento del salario minimo col «Governo deciso a stringere sempre di più le maglie e chi ne paga le conseguenze sono quelli come la mia amica, peraltro una ricercatrice universitaria».

Eppure eravamo abituati a guardare alla Svezia come a uno di quei paradisi del welfare e delle opportunità, della coesione sociale e dei diritti anche per molti rifugiati approdati nel corso degli ultimi decenni. E gli immigrati di seconda generazione non possono stare tranquilli con un presente già incerto e un futuro prossimo carico di incertezze. La sconfitta di Orban in Ungheria ha in qualche modo incrinato il vento sovranista e ultranazionalista di tutto il continente; resistono però leader disseminati nei vari paesi che condividono un certo tipo di postura politica aggressiva e repressiva sui migranti.

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Il 25 Aprile a Malmö

Chiara ha lasciato Stoccolma, città dove il combinato disposto «lavoro-carriera si sente molto», per stabilirsi in una Malmö definita «cosmopolita, progressista e attenta agli altri». Ne è prova il 25 Aprile, una data che dice molto a chi è italiano, ma non altrettanto agli abitanti del posto. Eppure Chiara racconta una giornata diversa da quella che avremmo immaginato: «A Malmö c’è un collettivo antifascista composto da italiani. Nella settimana precedente al 25 aprile sono stati proiettati film come “Roma città aperta” di Roberto Rossellini e organizzati laboratori culminati con la realizzazione dei papaveri della Resistenza. Ho visto molti genitori con figli al seguito, un bel messaggio. Nel pomeriggio abbiamo partecipato a un presidio, dove la gente ha letto poesie ed è intervenuta esprimendo il proprio punto di vista, ha cantato canzoni della Resistenza».

Chiara Politano

«Vi är alla anti fascister»

C’è stato un elemento da non sottovalutare in questa mobilitazione: «Sono stata veramente sorpresa dalla partecipazione svedese a questa manifestazione. Gruppi della sinistra locale, attivisti, i Pro-Pal hanno composto un mosaico dell’attivismo politico con i piedi a Malmö e il cuore in Italia. Molti sono intervenuti ed è stato bello condividere con gli svedesi il ricordo di una data che noi sentiamo nostra ma che loro considerano importante». A tal punto da gridare a squarciagola «vi är alla anti fascister», siamo tutti antifascisti. Pure a Malmö.

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Alfonso Bombini

Alfonso Bombini

Sono papà di Martina, appassionato di fotografia, cinema e tennis. E poi giornalista professionista

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