di Antonio Mazzei Entomologo Unical C’è un’immagine che in questi giorni è tornata a circolare nelle cronache cosentine, complice il recente omaggio tributato a Franco Piperno a un anno dalla sua scomparsa. È l’immagine di un uomo che non ha mai smesso di osservare il mondo con l’occhio del fisico e il cuore del rivoluzionario. Ma c’è un dettaglio, molto poco noto, che definisce meglio di altri la sua postura intellettuale e questo dettaglio è il suo rapporto con i lupi della Sila. Come ha recentemente ricordato Gianfranco Donadio, Piperno è stato un intellettuale globale capace di saldare la fisica teorica all'impegno civile. Eppure, per capire davvero la sua eredità, bisogna sfogliare un suo scritto autobiografico del 1982, intitolato “I lupi”, e confrontarlo con ciò che oggi la scienza ci dice su questo predatore. La preda, la “minima azione” e l’equilibrio dell’ecosistema Per Piperno, il lupo non è la belva spietata che compare nelle favole. È, prima di tutto, un corpo fisico che risponde alle leggi di un’eleganza suprema. Nel suo racconto, descrive l’atto predatorio come un capolavoro di efficienza. Cioè «I lupi uccidono senza aggressività, con perizia e in economia». Qui il Piperno fisico prende il sopravvento sul narratore e sostiene che il selvatico conosce, per istinto, il principio della minima azione. Non c’è spreco, non c’è furia. Questa intuizione trova conferma nei dati scientifici del Canis lupus italicus (Altobello, 1921) che non è “cattivo”, come ricordava anche Andrea Camilleri, ma risponde a una necessità biologica. Scegliendo la preda debole o malata, il lupo assolve a una funzione ecologica vitale: mantiene l’equilibrio ecologico dell’ecosistema, impedendo che l'eccesso di erbivori devasti il suolo e la vegetazione. La solitudine dell'esule Se nell’immaginario di Piperno il lupo è il simbolo della solitudine dell'esule, la biologia ci insegna che la sua forza risiede nella collettività. I dati tecnici del Parco Nazionale della Sila che ho rilevato personalmente, descrivono branchi composti mediamente da 4-5 individui, dove il controllo del territorio e la caccia sono attività strettamente cooperative. Piperno nota come il lupo usi la paura per "stancare" la vittima prima ancora del contatto fisico. La scienza traduce questa suggestione in strategia. Cioè la caccia è una danza coordinata che permette a un piccolo gruppo di abbattere prede di grandi dimensioni. È una lezione di realismo, nel senso che la forza non risiede nel clamore, ma nella precisione del gesto necessario e nella solidarietà del gruppo. Un passaggio fondamentale dello scritto di Piperno segna la distanza tra la natura selvatica e quella domestica. Piperno evoca la vecchia tesi etologica della discendenza dallo sciacallo per marcare una differenza antropologica. Mentre il cane vive una "regressione infantile" vedendo nell'uomo una figura materna, il lupo rifiuta questo contratto di servitù. L'"ingordigia" dell'autonomia radicale Sebbene oggi la genetica confermi che il cane discenda interamente dal lupo condividendone quasi l’intero DNA, la provocazione di Piperno resta valida sul piano simbolico. Il lupo non fa provviste, non nasconde il cibo, ma mangia tutto ciò che può, contando solo sulle proprie forze. Questa "ingordigia" è, per l'autore, una manifestazione di autonomia radicale. Anche se nutrito dall'uomo, il lupo non riconosce padroni. È quella "parete oscura" che Piperno scorge negli occhi della sua lupa tra i boschi della Fossiata, ovvero uno sguardo che non si lascia piegare, specchio di una libertà che non accetta compromessi. A un anno dalla sua morte, scrivere oggi di Piperno significa recuperare la dimensione e l’idea che la Calabria non sia solo un luogo geografico, ma un perimetro di resistenza dove il selvatico e la ragione scientifica si incontrano. [caption id="attachment_35924" align="alignnone" width="420"] La locandina del film "Mai gridare al lupo", del 1983, che racconta della fascinazione che un biologo subisce da parte di un branco di lupi[/caption] La vera libertà non conosce domesticazione Tra la vegetazione silana e dirupi della Presila, la figura di Piperno e la realtà biologica del lupo si fondono. In un’epoca di conformismo, la lezione resta attuale. La libertà è un atto di lucida economia, una "minima azione" capace di cambiare il corso delle cose e mantenere in equilibrio il mondo. Il lupo di Piperno, protetto oggi dai dati scientifici, resta lo specchio di una terra che, per essere davvero libera, deve tornare a conoscere la perizia dei propri gesti e il rifiuto di ogni domesticazione