[responsivevoice_button voice=”Italian Male” buttontext=”ASCOLTA L’ARTICOLOโ]
Alle sei del pomeriggio una quindicina di ventenni, in cerchio, discute animatamente in un magazzino di via Rivocati. Non parlano dellโultimo trend di TikTok nรฉ della mise di Damiano dei Maneskin e nemmeno di chi vincerร lo scudetto, ma molto probabilmente della crisi russo-ucraina. ร la federazione dei giovani comunisti: il che sarebbe giร una notizia se non fosse che tutto ciรฒ accade in uno dei quartieri piรน marginali eppure โ o forse, proprio per questo โ affascinanti della cittร .
Era il cuore della โCosenza cittร di provinciaโ, ma con cinque cinema, raccontata da Stefano Rodotร , che proprio in questo quartiere, nel palazzone nobiliare di via Sertorio Quattromani, crebbe e maturรฒ prima del grande salto a Roma.

Prologo. Tre fiere: il commercio nel dna del quartiere
โFino a tutto il 1300 e il primo quarto del 1400 Cosenza non superรฒ le sponde dei due fiumi tranne che con il borgo dei Rivocati al di lร del Busento, a nord, nella zona pianeggiante occidentaleโ, scriveva Enzo Stancati nel primo dei quattro volumi di Cosenza nei suoi quartieriย (Luigi Pellegrini editore, 2007): nel Duecento, dal 21 settembre al 9 ottobre vi si teneva la fiera annuale dei santi Matteo e Dionigi โ Federico II elesse nel 1234 Cosenza una delle sette sedi delle esposizioni generali del regno con Sulmona, Lucera, Capua, Bari, Taranto e Reggio – con lana e oreficeria tra i prodotti in vendita e soprattutto seta (qui โsi stabiliva il prezzo del prodotto che poi veniva accettato dalle altre fiereโ).
Giร nel 1416 era il luogo della fiera della Maddalena (iniziava il 22 luglio e durava 15 giorni), poco dopo il convento dei Domenicani โ dove transiterร Tommaso Campanella โ contribuirร a farne abitato popolare in espansione, tra commercianti e artigiani, ortolani e fornaciai โinsediati a debita distanza dai cittadini piรน abbienti, accanto allโacqua del fiume necessaria al loro lavoroโ.
Una terza fiera stagionale (Annunziata, dal toponimo della piana oggi ereditato dallโospedale) โaccordata da Filippo II con un privilegio del 4 agosto 1555 (โฆ) in base a un documento del 1839 (โฆ) si svolgeva in un solo giorno, il 25 marzo, in piazza San Domenicoโ.
Perchรฉ Rivocati?
Il compianto storico di Lago racconta anche che questo โquartiere suburbanoโ era โcollegato al nucleo urbano dal ponte โ poi appunto detto โdelli Rivocatiโ โ che immetteva direttamente in cittร mediante lโantica via consolare (oggi corso Mazzini, ovvero isola pedonale, ndr). Nella zona (โฆ) si rinvennero nel 1840 i resti di un pilone di ponte romano, forse un secondo ponte sul Busento, che aggirava lโabitato e, circuendo il Pancrazio, conduceva forse a Portapianaโ.
Le tracce romane si ritroverebbero anche nella conformazione ortogonale delle strade, con via Rivocati asse principale e viale dei Platani e Viarรฒcciolo โ oggi rispettivamente corso Umberto I e via Piave โ assi paralleli procedendo verso nord.
E lโetimologia dei โRivucatiโ? Vexata quaestio: dialettizzazione di โad rivum casaeโ (umili casupole a ridosso del fiume) o toponimo riferibile alla โrevocaโ della decisione di un feudatario limitrofo, tra XII e XIII secolo, di negare la concessione abitativa ai cosentini in questo lembo demaniale e non infeudato?

1. Dal puttan-tour ai servizi segreti
Corsi e ricorsi: Stancati cita cronache del 1891 che riportano โreclami per la nettezza urbana trascurataโ mentre โnel 1893 si lamentavano schiamazzi notturni e indecenza igienicaโ.
Quegli stessi โRivucatiโ, un secolo fa zona di cantine e accoltellamenti ma anche bagni nel Busento non ancora irreggimentato, oggi cercano una nuova identitร : una spinta arriva dalla recente intitolazione a Battisti dei “giardini di Lucio”, con tanto di accenti sbagliati nei titoli riportati sulla scultura bifronte inaugurata da Mogol, ma un primo segnale di agognata renaissance โ lโennesima, dopo i bombardamenti e il degrado sempre dietro lโangolo, letteralmente โ si era avuto giร con lโinaugurazione in pompa magna del โdistretto di cybersecurityโ nella vecchia e sontuosa sede delle Poste, alla presenza dellโallora premier Matteo Renzi (era il 2015).
Una raccolta di foto e stampe tratte dal gruppo Fb “Il senso del tempo, il valore di un posto. Cosenza.”
Fu allora che arriatโii posteย virรฒ da toponimo di pecorecce iniziazioni sessuali perlopiรน verbali a polo di alta tecnologia con una spruzzata di servizi segreti. Un mood da spy story reso ancora piรน attuale, qualche giorno fa, dallโufficializzazione della destinazione dโuso del palazzotto liberty di via Trento restaurato alla grande nellโultimo anno e sul cui ingresso โ incastonato tra due alti cipressi appena posti โ troneggia finalmente, dopo iniziali chiacchiericci e segreti di Pulcinella finali, la scritta Grande Oriente dโItalia. Il mega-tempio massonico a un paio di metri dal palazzo comunale. Giusto per titillare le battutine dei detrattori del neo-sindaco Franz Caruso esponente di spicco proprio del Goi โ dรฌciche.
2. Il vecchio che resiste al brutto modernista
Il tappeto multicolor di piazza Riforma che in pieno stile-Penelope dellโevo occhiutiano (scascia e conza, scascia e conzaโฆ) se ne sta giร venendo via, รจ il segno dei tempi: ricorda la pavimentazione stradale attorno a piazza Bilotti, che si sfonda in virtรน di implacabili leggi di obsolescenza simili a quelle che regolano la durata dei frigoriferi: con la differenza che quei blocchi di pietra si sfondano e vanno cambiati ogni 2, 3 mesi mentre lโelettrodomestico almeno a dieci anni ci arriva.
Ai Rivocati, al contrario, alcuni manufatti resistono agli anni, alle intemperie e al cemento che avanza sbranando le antiche vestigia: da decenni abbevera i viandanti, per esempio, la fontanella resa iconica da uno scatto in b/n del compianto Fabio Aroni, zampillo che in un angolo della fu via Montello (oggi Davide Andreotti, storico) con via Pasubio serviva gli espositori del fu mercatino ortofrutticolo oggi rimpiazzato da uffici di nuovissima costruzione dellโAzienda ospedaliera e altro.
ร invece sparita da un paio dโanni la targa Cristiani Banane โ altrettanto iconica โ che svettava qualche metro piรน avanti. Era il quartiere dei commerci, qualcuno dei quali รจ oggi rimasto, come vedremo. Palazzoni moderni sono entrati a gamba tesa, con esiti alterni, tra i vecchi palazzi sventrati dalle bombe del 1943.
3. Cultura, in attesa del pubblico il privato si organizza
Il cine-teatro Italia Tieri, una delle strutture cittadine in cerca di identitร , รจ il fulcro di una zona che galleggia tra innovazione e abbandono: proprio davanti allโex Gil, edificio figlio del Ventennio, ecco il Centro di Salute mentale: non proprio lโEden per chi ha bisogno di cure.
Attorno, accanto ad altri poli istituzionali come la Casa della Musica collegata al conservatorio Giacomantonio, non mancano le nuove iniziative private: sta per partire lโAtelier AC (iniziali di Adele Ceraudo, artista cosentina celebrata anche oltre i confini calabresi) su corso Umberto; alle spalle, sullo stesso isolato, cโรจ quello di unโaltra artista: Luigia Granata (via Davide Andreotti 23).

Sul lato opposto della strada, in pochi metri sullo stesso marciapiede troverete le officine visuali โOvoโ di Andrea Gallo e la sede della Fgci e, a breve, la nuova sede della casa editrice Coessenza, giร galleria dโarte Vertigo dove una ventina di anni fa trovarono nuova collocazione e linfa gli esponenti del โLaboratorio delle due animeโ raccontato da Concetta Guido nellโomonimo libro edito da Le Nuvole (2001).

Un passaggio poco prima della casa in cui visse Nicola Misasi โillustre scrittore calabreseโ (1850-1923) conduce nella sede di Tecne, lo studio musicale di Costantino Rizzuti, cerebrale sperimentatore di suoni.
Sono tutti soggetti che operano con dedizione e nel silenzio ma meriterebbero qualche attenzione.
4. Negozi: chi ha chiuso e chi resiste reinventandosi
Se il mitologico Cimbalino, cantato anche da Totonno Chiappetta, ha chiuso poco prima del traguardo delle 70 candeline (le avrebbe spente lโanno prossimo), come pure il salone del barbiere presente poco distante dal 1955, altre insegne storiche come Montalto sport (dal 1937) si sono reinventate adeguandosi, in questo caso, al mercato delle bici elettriche.
Poco lontano, il negozio di cordami Mazzuca โ tempio degli imbottigliatori e dei preparatori di conserve โ ha ceduto il posto a un ristorante (CalaBry, via Sertorio Quatromani / piazza Tommaso Campanella) mentre si sente anche la mancanza della bancarella-cappelleria allโinnesto nord del ponte Mario Martire.
Fratelli Bruni (via Trento 7) รจ unโinsegna che in questo 2022 festeggia i 130 anni. Un altro Bruni (corso Umberto, di fronte al Gran Caffรจ Renzelli) si vanta ancora oggi di essere lโunico concessionario di Borsalino. Insegna vintage che fa il paio con il lezioso lettering della cartoleria Morano, un civico prima.
Caso a parte Scarpelli, che dal 1946 a oggi si รจ trasformata da bottega di quartiere โ carattere che ancora conserva per la clientela autoctona โ a tappa gourmand, tra cantina sconfinata e prodotti localissimi o internazionali di fascia altissima. Nellโarco di tre quarti di secolo ha annesso locali su locali creando infine un isolato interamente dedicato al gusto. Degno dirimpettaio il rivenditore di sale Borrelli, che non rinnega il piccolo spaccio accanto alla presenza nella grande distribuzione. Ma qui siamo giร entrati di diritto in zona cibo.
5. I Rivocati a tavola (da 10 euro in su)
Nel quartiere bifronte potrete concedervi una tappa cosentinissima dal crapร ro (trattoria Miseria e Nobiltร , largo dei Visigoti / Lungobusento Tripoli) e da Grandinetti (via Sertorio Quattromani 32, dove la leggenda vuole che il conto sia sempre di 10 euro) oppure una serata super-chic nel neonato Fellini (via Trento 15), dove se siete fortunati trovate anche la musica dal vivo.
Negli anni novanta la rosticceria Reda, a gestione familiare, sfornava โ si fa per dire: era tutto frittissimo โ panzerotti a ciclo continuo: adesso i locali sono tra i tanti della zona in affitto.
ร perรฒ questa tutta una zona a tale vocazione gastronomica che potrete trovare ristoranti anche in due civici attigui (รจ il caso de Il paesello e A gulรฌa, su via Rivocati 95 e 91) oppure uno di fronte allโaltro (Tina Pica e Osteria gemelli Tucci al 104 e 102).
Da segnalare infine due presenze, una storica e una recentissima: EnoBruzia, lโapprezzato spaccio di vini di Lattarico per tutti gusti e le tasche, e il panificio lโAurora, punto vendita dellโazienda Carelli che evidentemente ha intuito la vocazione di un quartiere vecchio 800 anni eppure dinamico come pochi altri. Il quartiere dei fornai e delle fiere.

COSA VEDERE
Il giardino della Banca dโItalia (corso Umberto) curato nei minimi dettagli davanti a un edificio maestoso ma vuoto รจ uno dei simboli della cittร sospesa tra inespresse potenzialitร e triste realtร .
DOVE COMPRARE
Siamo nel quadrilatero compreso tra il Renzelli a due passi dal municipio (assolutamente da provare la varchiglia) e la bottega delle meraviglie di Scarpelli: bisogna solo scegliere.
DOVE MANGIARE
Anche in questo caso tocca solo scegliere: consigliamo un tuffo nella cosentinitร del crapร ro o di Grandinetti, ma anche il pesce dellโosteria dei gemelli Tucci.
(1. continua)





























