Naturalmente appena arrivata qui ho iniziato a documentarmi sulla città (prima di partire avevo visto qualche foto: mi piacciono le sorprese, ma ero già abbastanza al buio riguardo la partenza). Ho cercato anche di iscrivermi a uno di quei free tour, ma il giorno prima avevano annullato la visita guidata. Facendo qualche ricerca ho scoperto che Galway nasce come avamposto strategico, alla foce del fiume Corrib, dove le acque dolci del Lough Corrib si aprono nell’Atlantico. Nel XII secolo i normanni qui costruirono una fortificazione, intuendo ciò che ancora oggi è evidente: quella posizione era un punto di passaggio naturale tra interno e oceano, tra Irlanda ed Europa. Attorno a quel nucleo fortificato crebbe una città mercantile dinamica, protetta da mura e governata da quattordici famiglie di origine anglo-normanna, passate alla storia come le “Tribes of Galway”.

Le tracce di una storia antica
Tra il Medioevo e l’età moderna il porto divenne uno dei più attivi dell’isola: da qui partivano e arrivavano vino spagnolo, sale francese, tessuti, spezie. Resti di quell’epoca sono ancora visibili nello Spanish Arch, frammento delle antiche mura che guardavano le navi attraccare cariche di merci e promesse. Ma la prosperità non fu lineare: tra XVI e XVII secolo le tensioni religiose e politiche legate alla conquista inglese cambiarono gli equilibri. L’assedio cromwelliano del 1652 segnò una frattura profonda: confische, perdita di autonomia, declino commerciale. Galway passò dall’essere un centro potente e relativamente autonomo a una città marginalizzata. Il XIX secolo portò una prova ancora più dura. Durante la Grande Carestia, l’ovest dell’Irlanda fu devastato. Il porto di Galway divenne luogo di partenza per migliaia di emigranti diretti verso America e Canada. Molti salutarono la loro terra guardando per l’ultima volta quella baia battuta dal vento. La città perse popolazione, risorse, centralità, eppure non si spense.

L’Irlanda della identità gaelica a Galeway
Nel Novecento iniziò una lenta rinascita, legata alla riscoperta dell’identità gaelica e alla vitalità culturale dell’ovest irlandese. La presenza dell’University of Galway contribuì a renderla città accademica, giovane, attraversata da idee e fermento creativo. La musica tradizionale, la lingua irlandese, i festival: Galway si trasformò in capitale culturale più che commerciale. Nel 2020 il riconoscimento come Capitale Europea della Cultura ha suggellato questo percorso. Oggi Galway è il risultato di tutte queste stratificazioni: è porto medievale e città studentesca, memoria di partenze dolorose e palco di musica nelle strade. Forse è proprio questa storia fatta di apertura al mondo, resistenza, adattamento che spiega il suo carattere attuale: vivace ma radicato, festoso ma consapevole. Una città che ha conosciuto il declino e ha scelto di reinventarsi, senza perdere la propria anima.
