CIELI D’IRLANDA | L’ovest, il porto e l’identità gaelica

La città mercantile e dinamica governata dal quattordici famiglie di origine anglo-normanna. La musica, la lingua e quella terra battuta dal vento tra l'oceano e l'interno
7 Marzo 2026
cieli-irlanda-citta-creativi-identita-gaelica
Galway Bay (fonte Wimedia Commons, foto Greg O'Beirne)

Naturalmente appena arrivata qui ho iniziato a documentarmi sulla città (prima di partire avevo visto qualche foto: mi piacciono le sorprese, ma ero già abbastanza al buio riguardo la partenza). Ho cercato anche di iscrivermi a uno di quei free tour, ma il giorno prima avevano annullato la visita guidata. Facendo qualche ricerca ho scoperto che Galway nasce come avamposto strategico, alla foce del fiume Corrib, dove le acque dolci del Lough Corrib si aprono nell’Atlantico. Nel XII secolo i normanni qui costruirono una fortificazione, intuendo ciò che ancora oggi è evidente: quella posizione era un punto di passaggio naturale tra interno e oceano, tra Irlanda ed Europa. Attorno a quel nucleo fortificato crebbe una città mercantile dinamica, protetta da mura e governata da quattordici famiglie di origine anglo-normanna, passate alla storia come le “Tribes of Galway”.

Il mercato del pesce a Galway

Le tracce di una storia antica

Tra il Medioevo e l’età moderna il porto divenne uno dei più attivi dell’isola: da qui partivano e arrivavano vino spagnolo, sale francese, tessuti, spezie. Resti di quell’epoca sono ancora visibili nello Spanish Arch, frammento delle antiche mura che guardavano le navi attraccare cariche di merci e promesse. Ma la prosperità non fu lineare: tra XVI e XVII secolo le tensioni religiose e politiche legate alla conquista inglese cambiarono gli equilibri. L’assedio cromwelliano del 1652 segnò una frattura profonda: confische, perdita di autonomia, declino commerciale. Galway passò dall’essere un centro potente e relativamente autonomo a una città marginalizzata. Il XIX secolo portò una prova ancora più dura. Durante la Grande Carestia, l’ovest dell’Irlanda fu devastato. Il porto di Galway divenne luogo di partenza per migliaia di emigranti diretti verso America e Canada. Molti salutarono la loro terra guardando per l’ultima volta quella baia battuta dal vento. La città perse popolazione, risorse, centralità, eppure non si spense.

medium-rectangle
L’orgoglio della propria storia

L’Irlanda della identità gaelica a Galeway

Nel Novecento iniziò una lenta rinascita, legata alla riscoperta dell’identità gaelica e alla vitalità culturale dell’ovest irlandese. La presenza dell’University of Galway contribuì a renderla città accademica, giovane, attraversata da idee e fermento creativo. La musica tradizionale, la lingua irlandese, i festival: Galway si trasformò in capitale culturale più che commerciale. Nel 2020 il riconoscimento come Capitale Europea della Cultura ha suggellato questo percorso. Oggi Galway è il risultato di tutte queste stratificazioni: è porto medievale e città studentesca, memoria di partenze dolorose e palco di musica nelle strade. Forse è proprio questa storia  fatta di apertura al mondo, resistenza, adattamento  che spiega il suo carattere attuale: vivace ma radicato, festoso ma consapevole. Una città che ha conosciuto il declino e ha scelto di reinventarsi, senza perdere la propria anima.

Federica Sarro

Federica Sarro

Sono Federica Sarro, classe 1996, originaria di Torano Castello (Cosenza). Mi sono laureata con lode in Scienze per la cooperazione e lo sviluppo presso l’Università della Calabria e in discipline economiche e sociali, dove ho approfondito i temi dello sviluppo territoriale, della sostenibilità ambientale e della giustizia sociale. Nel mio percorso ho collaborato a progetti legati all’agricoltura sociale e ai sistemi agroalimentari locali, occupandomi anche di attività di analisi e supporto in ambito universitario e il CREA Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria . Ho partecipato a summer school, seminari, convegni internazionali e percorsi formativi in diversi contesti accademici e territoriali, costruendo uno sguardo critico sulle dinamiche che attraversano le aree interne e il Mezzogiorno. Accanto alla formazione accademica ho maturato esperienze concrete nel lavoro educativo e sociale con bambini, ragazzi e anziani, attraverso laboratori culturali e ambientali, attività di animazione e supporto alla comunità. Ho sempre coltivato anche interessi culturali e creativi (musica e canto, teatro, cinema, media digitali ) che considero parte integrante del mio percorso personale e professionale.
Oggi vivo a Galway, in Irlanda, alle prese con la mia seconda esperienza internazionale. Sono arrivata qui grazie a una borsa tirocinio Erasmus+ finanziata da Confartigianato imprese Calabria come social media manager. Successivamente ho scelto di riorientare questa esperienza per investire maggiormente nell’apprendimento linguistico e in un’attività diretta nel sociale: attualmente collaboro con un charity shop della Irish Cancer Society, utilizzando anche strategie per i social media.
Attraverso la rubrica su “I Calabresi” intendo raccontare percorsi di mobilità, crescita e ridefinizione personale che partono dalla Calabria e si confrontano con altri contesti, con uno sguardo attento alle opportunità ma anche alle complessità che queste scelte comportano

Leave a Reply

Your email address will not be published.