CIELI D’IRLANDA | Ma che ci faccio a Galway?

Dall'Unical alla città della costa atlantica del paese di San Patrizio tra pub, camminate, leggende e folletti. Un posto che si vive a piedi, seguendo più l’istinto e la musica che la mappa
28 Febbraio 2026
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I cieli d'Irlanda a Galway

Sono ormai 20 giorni che vivo nella ridente Galway (definita così da un amico calabrese espatriato a Dublino) ed ogni giorno la trovo sempre più affascinante e intensa, così simile e diversa dalla Calabria…
Beh forse è meglio tornare indietro un attimo. Sono Federica, un mese fa ho compiuto 30 anni.  E dopo gli studi all’Università della Calabria sono arrivata nella verde Irlanda con una borsa di ricerca in sociologia dell’ambiente e del territorio. Curriculum a parte, cosa ci faccio a Galway?

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Dopo un periodo in cui ho seguito corsi formazione, tenuto colloqui fallimentari, riflessioni esistenziali, delusioni professionali e personali, ho deciso di fare domanda per una borsa tirocinio Erasmus. Non mi importava minimamente cosa fossi venuta a fare, volevo solo vivere una nuova esperienza, lontana da logiche stantie, clientelismi vari, migliorare l’inglese (maledetto inglese!) ed abitare la città dall’interno, senza filtri. Qualche giorno prima della partenza (ho saputo un mese prima che sarei andata via, subito dopo aver rifiutato un lavoro in un bar a 2,50 euro l’ora per 48 ore settimanali), ho iniziato ad avere qualche ripensamento e un po’ di timore: non sapevo con chi fossi stata in casa, non sapevo come sarebbe stato vivere una nuova esperienza con coinquilini di altre generazioni e nazionalità in un Paese sconosciuto, per quanto a detta di molti estremamente accogliente e avanguardista.

CIELI D’IRLANDA E FOLLETTI DISPETTOSI A GALWAY

A 25 anni avevo già vissuto un’esperienza del genere con una borsa di mobilità internazionale fuori dall’Europa grazie all’Unical, ma conoscevo chi avrei avuto in casa.
La borsa di Confartigianato presentava tre opzioni: Irlanda, Germania, Belgio. Tra queste ho scelto l’Irlanda principalmente per migliorare l’inglese, ma anche perché era il viaggio che avrei voluto fare per i miei 18 anni: mi affascinavano le tradizioni, la musica, il verde, l’arpa e le leggende legate ai folletti dispettosi chiamati leprechaun. I miei tutor, analizzando il mio cv, hanno deciso di affidarmi il ruolo di social media manager che io ho da poco cambiato perché non mi permetteva di entrare nel cuore del tessuto sociale, di parlare con le persone in carne e ossa. Così ora mi trovo in un charity shop della Irish cancer society: un negozio-azienda che si regge interamente su donazioni.

RIDENTE E COLORATA

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Galway è davvero ridente, colorata; una città della costa occidentale dell’Irlanda, affacciata sull’Atlantico e attraversata dal fiume Corrib, che scorre dal Lough Corrib fino all’oceano. È compatta, bella per le lunghe camminate, eppure densissima di vita: si esplora a piedi, seguendo più l’istinto e la musica che la mappa.
Ma quello che sorprende davvero, oltre ai colori delle facciate e al vento salmastro che arriva dalla baia, è il suo senso civico diffuso. Qui il rispetto non è proclamato, è praticato.

Nei locali e in molti negozi non trovi bicchieri o piatti usa-e-getta, né di plastica né di carta; le bottiglie si restituiscono e vengono rimborsate come succedeva un tempo anche da noi, un gesto semplice che racconta una cultura della responsabilità concreta, quotidiana.
Sui ponti dei canali ci sono ragazzi che si occupano della sicurezza, presenze discrete che vigilano affinché nessuno si spinga oltre il limite: non è controllo, è cura collettiva.

Se sei in fila per il bus, qualcuno ti supera per distrazione e se ne accorge, si scusa e torna indietro: è un riflesso spontaneo, quasi automatico: l’altro conta. E poi bevono (con entusiasmo contagioso) ma quando la serata finisce, niente improvvisazioni pericolose: taxi e autobus: la libertà non diventa irresponsabilità. Così Galway non è soltanto bella da attraversare: è un luogo in cui ci si sente parte di un equilibrio, una città che non incanta solo per ciò che mostra, ma per il modo in cui funziona.

 

Federica Sarro

Federica Sarro

Sono Federica Sarro, classe 1996, originaria di Torano Castello (Cosenza). Mi sono laureata con lode in Scienze per la cooperazione e lo sviluppo presso l’Università della Calabria e in discipline economiche e sociali, dove ho approfondito i temi dello sviluppo territoriale, della sostenibilità ambientale e della giustizia sociale. Nel mio percorso ho collaborato a progetti legati all’agricoltura sociale e ai sistemi agroalimentari locali, occupandomi anche di attività di analisi e supporto in ambito universitario e il CREA Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria . Ho partecipato a summer school, seminari, convegni internazionali e percorsi formativi in diversi contesti accademici e territoriali, costruendo uno sguardo critico sulle dinamiche che attraversano le aree interne e il Mezzogiorno. Accanto alla formazione accademica ho maturato esperienze concrete nel lavoro educativo e sociale con bambini, ragazzi e anziani, attraverso laboratori culturali e ambientali, attività di animazione e supporto alla comunità. Ho sempre coltivato anche interessi culturali e creativi (musica e canto, teatro, cinema, media digitali ) che considero parte integrante del mio percorso personale e professionale.
Oggi vivo a Galway, in Irlanda, alle prese con la mia seconda esperienza internazionale. Sono arrivata qui grazie a una borsa tirocinio Erasmus+ finanziata da Confartigianato imprese Calabria come social media manager. Successivamente ho scelto di riorientare questa esperienza per investire maggiormente nell’apprendimento linguistico e in un’attività diretta nel sociale: attualmente collaboro con un charity shop della Irish Cancer Society, utilizzando anche strategie per i social media.
Attraverso la rubrica su “I Calabresi” intendo raccontare percorsi di mobilità, crescita e ridefinizione personale che partono dalla Calabria e si confrontano con altri contesti, con uno sguardo attento alle opportunità ma anche alle complessità che queste scelte comportano

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