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Quanto una prevalente impostazione culturale a carattere umanista ha contribuito a insediare e consolidare lโimpianto individuale e collettivo del Mezzogiorno? Non รจ soltanto lโappartenenza a un insieme di radici che affondano e si intrecciano fra loro a partire dal mondo ellenico e ebraico e quindi cristiano attraverso inestricabili sentieri sincretici via via tracciati e ritracciati a marcare la differenza con gli imprinting dellโilluminismo e del protestantesimo.
La cultura del fare, il riconoscere nella dimensione imprenditoriale e industriale una galassia comportamentale che impregna di sรฉ i vari ambiti della vita dellโuomo รจ non solo una visione del mondo ma interessa dalle fondamenta, conseguentemente, architetture istituzionali e modi di stare in esse.
Non solo Pensiero meridiano
Nel Mezzogiorno, complici concause di non marginale importanza quali la forte impronta impressa da dominazioni particolarmente grevi e strutture fisico morfometriche non incoraggianti la socializzazione, il richiamo di Franco Cassano al Pensiero Meridiano hanno rappresentato pleonasticamente, anni fa, lโapertura a un insieme di paradigmi che in veritร era iscritto nel suo DNA fin dalle origini. E la stessa forse ormai superata (forse) polemica sullโosso e la polpa, fra (presunta) vocazione agraria e opzione industriale che Manlio Rossi Doria agitรฒ decenni fa altro non รจ che lโaltra faccia della medaglia, la rappresentazione di quanto di recente ha riproposto Giuseppe Lupo del gruppo che fa capo alle posizioni di Adriano Olivetti e del suo stretto collaboratore Leonardo Sinisgalli.
Cosa puรฒ fare la letteratura?
Echi tuttโaltro che silenti di questo dualismo, di un dibattito che a volte affiora ma nel complesso non decolla, si avvertono in parte della letteratura meridionale di oggi dove produzioni riconducibili a Rea, Ottieri, Volponi, non sono rinvenibili nรฉ forse mai esistite. E la letteratura, la forma romanzo, รจ, lo sappiamo, non soltanto fiction nรฉ semplice evasione: contiene in sรฉ potenti capacitร di coinvolgimento, sintesi, rappresentazione del detto cosรฌ come del non detto. Senza disturbare mostri sacri e intoccabili, senza chiamare in causa Benedetto Croce e i numerosi epigoni, come qualcuno forse spericolatamente ha fatto, รจ facile in ogni caso individuare nelle stesse organizzazioni politiche e nei loro impianti statutari oltre che nelle piattaforme programmatiche una sorta di consecutio del magistero in cui domina il pensare sul fare, la teoria sul pragmatismo.
Se pure sono plausibili queste riflessioni, per forza di cosa schematiche fino allโapparire brutali (mi rendo conto), nel frattempo il fare รจ diventato sempre piรน difficile, meno praticabile, il pensare sโรจ arrestato alla fine della storia o al “www” senza frontiere. Ripensare a Croce con la lente dei giorni nostri potrebbe essere la chiave.
Massimo Veltri
Professore ordinario allโUnical ed ex senatore della Repubblica

