I No della moltitudine

Dal No al referendum costituzionale passando per le piazze gremite dei No Kings, si mobilitano nuovi soggetti politici, contro derive autoritarie e impoverimento sociale
31 Marzo 2026
I No della moltitudine

Ve la ricordate la Moltitudine? Sì che ve la ricordate. Nella visione di quel maledetto di Spinoza (fu “maledetto ed esecrato” per davvero nel testo della scomunica che lo riguardava) era una pluralità di persone, individui tenuti uniti da obiettivi comuni, che stavano insieme senza smarrire la loro soggettività. Non una massa anonima, indefinita, ma corpo sociale attivo, in grado di dispiegare la potenza della partecipazione.

Ebbene la “sinistra ufficiale”, quella che cerca il campo largo, dovrebbe rileggere certe pagine spinoziane per capire che quanto avvenuto assai di recente al Referendum costituzionale è esattamente la manifestazione potente di una considerevole quantità di cittadini, tra loro spesso massimamente eterogenei, eppure tutti chiamati dalla somma di comuni passioni: la difesa di una idea di democrazia dove i poteri sono rigorosamente separati e una potente ripulsa verso le tentazioni autoritarie assieme a un radicale senso di solidarietà internazionale.

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Dal No referendario al No kings

Il No che ha travolto la destra qualche giorno fa è anche questo: la manifestazione di una moltitudine, un movimento informale aggregatosi attorno a un progetto comune. Una forza sociale che diventa politica e che sfugge a ogni forma di irreggimentazione, si sottrae ai tentativi di omologazione ed etichettamento.

Sono quelli che hanno riempito le città manifestando contro “I re”, intesi come forme autoritarie e liberticide che si affacciano da tempo sul palcoscenico della storia. Quei giovani e quei vecchi, donne e uomini, sono gli stessi che hanno spinto il No, arginando la mutilazione autoritaria della Costituzione e che rappresentano un movimento orizzontale che nega ogni forma di centralizzazione, che ha ripulsa per le dinamiche proprie dei partiti. L’appuntamento referendario con la vittoria del No e successivamente le grandi manifestazione globali “No Kings”, hanno rappresentato due momenti contingenti, due urgenze di espressione di un movimento che per sua natura non ha forma, né durata, ma che è per l’appunto mobile. Qualunque ipotesi di reclutamento di questa realtà apparirebbe arrogante, perfino comica, certamente separata dalla realtà. Il voto al referendum costituzionale non prevedeva alcuna istanza di delega, quindi immaginare di trasferire quel risultato trasformandolo in ipotetici voti, sarebbe un errore gravissimo.

Nuovi soggetti sociali

Quella realtà è composta da quei soggetti sociali che hanno sentito per primi il vento dell’arretramento degli spazi di libertà e di autodeterminazione; che hanno conosciuto l’assedio delle scuole e delle università da parte di chi vorrebbe imporre forme di omologazione culturale e che hanno affrontato l’impoverimento sociale e il rattrappirsi delle opportunità e che si sono mobilitati contro i genocidi e il capitalismo della guerra, venendo sempre irrisi e anche criminalizzati.

L’arruolamento di questa moltitudine è fatica vana, più utile potrebbe essere tentare di guardare il mondo con occhi nuovi e coglierne i mutamenti, che poi è quello che dovrebbe fare la sinistra.

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Michele Giacomantonio

Michele Giacomantonio

Docente di Scienze sociali presso il Liceo Lucrezia Della Valle, iscritto all’Ordine dei giornalisti nel 1999, ho cominciato ad occuparmi di giornalismo nel '93 in una emittente televisiva locale per poi passare, sin dalla prima uscita, al Quotidiano della Calabria, dove sono rimasto per 10 anni. Ero nel gruppo fondativo di Calabria Ora e successivamente in quello che ha dato vita al Corriere della Calabria. Autore per Mmasciata.it. Mi sono occupato prevalentemente di politica e di mutamenti sociali, non trascurando una passione per i reportage naturalistici sui relitti, la speleologia e le montagne calabresi.

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