I “costituenti” improbabili

Il No al referendum è una pietra tombale per l'ambizione della destra di farsi costituente e consumare così una rivincita sulla Carta nata dall'antifascismo
25 Marzo 2026

La vittoria del No al referendum non rappresenta solo un pericolo scampato per una democrazia basata sulla separazione dei poteri, ma porta con sé molto di più e di più complesso.

Sul piano dei numeri è una sconfitta del governo che  però non è per nulla detto si trasformi in una vittoria delle opposizioni. Sul piano politico è anche altro: la Waterloo della destra uccide ogni ambizione che vada oltre il governare. La compagine meloniana continuerà a guidare il Paese, ma mutilata del desiderio più grande: quella di diventare costituenti. Nella proposta di legge che modificava la Carta c’era un sovrascopo che superava in importanza l’idea – pure sostanziale –  di piegare il potere giudiziario a dominio di quello esecutivo.

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L’ambizione di diventare Costituenti

C’era l’ambizione di smantellare poco a poco quella Costituzione che era nata dalla sconfitta della storia politica da cui provengono, la radice velenosa che mai hanno davvero rinnegato, quel passato con cui abilmente sono riusciti a non fare mai i conti.

Chiudere quei conti per la destra italiana significa vendetta, rivalsa lungamente e cupamente coltivata nella marginalità in cui per decenni sono stati confinati. Riemersa oggi alla luce del sole ed elevatasi al rango di chi comanda, quella destra ha pensato fosse giunto il tempo della rivincita che avrebbe consentito di dire: la nuova Costituzione la stiamo facendo noi e non sia più quella nata dall’antifascismo.

Il sogno frustrato di una nuova egemonia

Eppure anche questo sguardo rischia di essere riduttivo, perché oltre la vendetta c’era un altro desiderio mai sopito e sempre rimasto inarrivabile, quello di rappresentare una nuova egemonia culturale, di nobilitare e imporre valori, idee, orizzonti propri. Mettere un primo mattone di una nuova Costituzione avrebbe significato costruire una nuova idea di Stato, fondato su quei valori, ma le manca ancora qualcosa a questa destra per poter realizzare il sogno.

Mancano le donne, come Nilde Iotti, Elettra Pollastrini, Teresa Mattei, oppure come Laura Bianchini ed Elisabetta Conci, o anche come Lina Merlin. E mancano gli uomini come Ferruccio Parri, Piero Calamandrei, Umberto Terracini, Sandro Pertini. Donne e uomini colti, coraggiosi, con una idea di umanità libera e solidale. Oggi, per dare la misura dei fatti e fare un paragone, la destra governativa non sa come mandare a casa una ministra imbarazzante e recalcitrante.

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Il No al referendum è anche una pietra tombale su tutto questo e forse, alla fine, è la frustrazione più grande.

Michele Giacomantonio

Michele Giacomantonio

Docente di Scienze sociali presso il Liceo Lucrezia Della Valle, iscritto all’Ordine dei giornalisti nel 1999, ho cominciato ad occuparmi di giornalismo nel '93 in una emittente televisiva locale per poi passare, sin dalla prima uscita, al Quotidiano della Calabria, dove sono rimasto per 10 anni. Ero nel gruppo fondativo di Calabria Ora e successivamente in quello che ha dato vita al Corriere della Calabria. Autore per Mmasciata.it. Mi sono occupato prevalentemente di politica e di mutamenti sociali, non trascurando una passione per i reportage naturalistici sui relitti, la speleologia e le montagne calabresi.

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