Alcuni giorni fa, tra giovedì 5 e venerdì 6 febbraio 2026, una copiosissima massa di pioggia è caduta sulla Calabria. I danni sono stati enormi. Tra i tanti luoghi flagellati da frane, smottamenti ed esondazioni c’è stato anche Grimaldi, paese della valle del Savuto, in provincia di Cosenza.
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Grimaldi è attraversata da un torrente che non si può vedere. Non è un paradosso: è una condizione reale. Il torrente Aglise entra nel tessuto urbano e, proprio lì, scompare sottoterra. Esiste, ma non appare; scorre, ma non si mostra. Io, per esempio, non l’ho mai visto a cielo aperto nel centro abitato e non posso associare al suo nome immagini vivide, odori caratteristici o variazioni stagionali. Il corso d’acqua che percorre il paese che ho calpestato migliaia di volte non lo posso nominare pienamente, perché nel punto in cui dovrebbe essere davvero un’esperienza condivisa è diventato invisibile.
Grimaldi, quando un fiume viene coperto
Questa invisibilità non è solo fisica: è anche culturale. Le comunità, nella loro storia, si sono formate attorno all’acqua, non per mera estetica, ma per necessità. L’acqua determina l’agricoltura, la forma degli insediamenti, le economie e le relazioni sociali. Un corso d’acqua, per quanto piccolo possa essere, è una struttura territoriale prima ancora che un elemento paesaggistico: è una linea capace di organizzare lo spazio. Quando un fiume viene coperto, l’operazione non è mai neutra: si modifica un equilibrio idraulico, ma anche una percezione collettiva del luogo.
Negli anni in cui si è scelto di intubare l’Aglise nel tratto urbano, la decisione rispondeva certamente a priorità concrete: viabilità, espansione edilizia e razionalizzazione dello spazio. Ora, non si tratta affatto di giudicare il passato con categorie moralistiche, ma di domandarsi se quell’assetto sia oggi ancora adeguato.
Di sicuro, le reti sotterranee richiedono manutenzione costante e abilità specialistiche e, sebbene le mie competenze in merito siano praticamente nulle, credo che un corso d’acqua chiuso in una sezione rigida non abbia la stessa capacità di adattamento di un alveo aperto e, per questo, necessita di costante manutenzione, forse perfino maggiore a quanta servirebbe se non fosse intubato.
Non so; eppure, c’è anche un’altra questione su cui può risultare proficuo porre l’accento. I piccoli paesi come Grimaldi stanno attraversando una trasformazione profonda ed evidente. In questo scenario, la qualità del territorio diventa decisiva. Dunque, non si tratta affatto di costruire di più, ma di valorizzare meglio ciò che esiste già.
Studiare, non dividere
Un corso d’acqua visibile non è solo un elemento naturale: è un potenziale spazio di relazione, un’infrastruttura naturale, “verde”, che favorisce la biodiversità, il benessere comunitario e, persino, forme di turismo sostenibile. Un corso d’acqua invisibile, invece, è percepito (come avvenuto in questi ultimi giorni) praticamente solo quando diventa un problema. Inoltre, gli eventi meteorologici recenti hanno reso evidente che l’acqua, quando eccede le previsioni, riemerge – non per simbolismo, ma per dinamica fisica, causando allagamenti e rischi. Di fronte a questo, una risposta più matura credo possa essere chiedersi se quella “normalità” di invisibilità sia ancora adeguata al presente e al futuro.
In tal senso, penso sia possibile oggigiorno raccogliere la documentazione storica e tecnica, verificare lo stato delle opere di intubazione, analizzare la capacità di deflusso e valutare alternative innovative. Il tutto, senza pregiudizi, né slogan. Potrebbe essere l’occasione per dar vita a un luogo di confronto con una funzione ben precisa: non agitare, ma studiare; non dividere, ma informarsi e informare. Sarebbe un qualcosa magari capace di tradurre una percezione diffusa (specialmente in questi ultimi giorni) in domande concrete, come, giusto per esempio, se possono esistere margini, anche parziali, per soluzioni diverse, riducendo l’impatto antropico e promuovendo uno sviluppo sostenibile.
Un paese che ignora il proprio corso d’acqua rinuncia a comprenderne le implicazioni profonde. Invece, se lo studia e lo integra nelle proprie scelte assume una postura diversa: meno emergenziale, più consapevole e proattiva.
Grimaldi è attraversata da un corso d’acqua che non ho mai visto nel punto in cui dovrebbe essere parte fondante della sua identità. Forse non è troppo tardi per decidere se continuare a considerarlo un problema nascosto o riconoscerlo come un vero e proprio elemento strutturale del territorio – un’opportunità per iniziare una sorta di “decrescita felice” che valorizzi il locale, senza sacrificare il progresso. Non è una battaglia simbolica: mi auguro possa diventare una questione di responsabilità civile e di visione condivisa, che riguardi chiunque ami il luogo.
Mario Saccomanno
Editore e poeta

