Davvero la fotografia è bella senz’anima?

18 Febbraio 2026

Provocazione, o testo dal sopracciglio alzato con tono da si stava meglio quando si stava peggio? Titolo di un articolo di Camillo Langone di un paio di giorni fa: “Quali immagini rimarranno degli intellettuali odierni? Nessuna”; sommario: “La fotografia è senz’anima e la fotografia digitale è senz’anima e senza durata. Si visiti Brera per constatare la superiorità della pittura”.
Lo spunto è un dipinto datato 1809 e firmato Giuseppe Bossi dal titolo “Autoritratto con Felice Bellotti, Gaetano Cattaneo e Carlo Porta”, che Langone paragona a un ritratto di Eugenio Scalfari, esposto nella mostra per i cinquant’anni di Repubblica. «Il poeta ci guarda, sembra vivo – scrive – potrebbe uscire dalla tela da un momento all’altro. Il giornalista, sebbene cronologicamente molto più vicino a noi, è spento e sbiadito, irrimediabilmente morto», per poi chiosare: «Porta è lì in Pinacoteca, Scalfari è al cimitero».

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Che noi si viva nell’epoca dell’immagine inflazionata è fuori discussione, come pure che ogni epoca pensi che la precedente avesse più anima; a quanto pare però Langone si spinge oltre l’inflazione, andando a infilarsi dalle parti dell’aura. L’idea che la fotografia sia “senza durata” appare più come un giudizio culturale che ontologico, nel senso che la pittura costruisce un’immagine già come mito, mentre la fotografia contemporanea tende a essere consumata. Malgrado la scuola di pensiero che ad ogni cambiamento epocale proclama che la fotografia è morta, vedi digitale, le fotografie sopravvivono eccome; piuttosto è il nostro rapporto con esse ad essere cambiato. Ma nella battaglia olio su tela contro pixel non è possibile stabilire una superiorità, poiché un ritratto (è di questo che stiamo parlando) è sempre costruito, meditato, simbolico; la fotografia, al pari della pittura, non documenta solo un volto, ma lo interpreta. È un’operazione culturale, non semplicemente tecnica.
Detto ciò, e provocazione per provocazione, non sarà piuttosto che la contemporaneità è a corto di romantici intellettuali?
(Per chi ne avesse voglia, ecco il link all’articolo: www.ilfoglio.it/preghiera/2026/02/13/news/quali-immagini-rimarranno-degli-intellettuali-odierni-nessuna-8653837/)

Attilio Lauria

Attilio Lauria

Sono nato a Napoli una notte di Natale del secolo scorso, per il resto, ‘morbillo, tristezza e nessun'altra malattia’. Carriera da lungodegente fuoricorso cum laurea in economia e commercio, giornalista pubblicista, e ciutìa per la fotografia. Vicepresidente per un pò di anni della FIAF, la Federazione Italiana delle Associazioni Fotografiche, qualche direzione artistica, curatele, e frequentazioni varie di vernissage; attualmente sono editor di alcuni magazine di cultura fotografica, Gente di Fotografia, Il Fotografo, Cities, Fotoit e Riflessioni. Potreste incontrarmi in giro per festival a tenere talk e fare il lettore.

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