Sanità, serve una rete per portare in Calabria le migliori competenze

È questa l'idea lanciata dal dottor Francesco Vommaro, ortopedico e traumatologo originario di San Lucido, oggi tra i principali specialisti italiani nella chirurgia vertebrale
26 Giugno 2026
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Contrastare l’emigrazione sanitaria creando una rete capace di portare in Calabria le migliori competenze mediche. È questa l’idea lanciata dal dottor Francesco Vommaro, ortopedico e traumatologo originario di San Lucido, oggi tra i principali specialisti italiani nella chirurgia vertebrale e responsabile di Struttura Semplice presso la Struttura Complessa di Chirurgia Vertebrale dell’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna.

Da anni impegnato nel trattamento medico e chirurgico delle patologie della colonna vertebrale, dalle deformità dell’età evolutiva alle forme degenerative dell’adulto e dell’anziano, Vommaro non ha mai reciso il legame con la sua terra. «Sono un calabrese e sarò sempre fiero di appartenere a questa terra, che suscita in me un fortissimo richiamo», ha dichiarato recentemente durante un’intervista.

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Proprio da questo forte senso di appartenenza nasce una proposta che punta a offrire una risposta concreta a uno dei problemi più gravi della sanità regionale: i continui “viaggi della speranza” verso gli ospedali del Centro-Nord.

L’idea è quella di creare centri medici monospecialistici in Calabria, collegati ai principali poli di eccellenza italiani attraverso accordi di collaborazione. Un modello organizzativo che consentirebbe a medici altamente specializzati – molti dei quali calabresi oggi impegnati in strutture sanitarie di riferimento nazionale – di svolgere periodicamente attività clinica e chirurgica anche negli ospedali della regione.

Si tratta di una sinergia e collaborazione che coinvolge anche le professionalità già presenti in Calabria.

I benefici sarebbero molteplici. Da un lato i cittadini potrebbero accedere a cure altamente specialistiche senza essere costretti a lasciare la Calabria, evitando lunghi spostamenti, costi elevati e pesanti sacrifici familiari. Dall’altro, il sistema sanitario regionale ridurrebbe la mobilità passiva, con un significativo contenimento delle risorse economiche che ogni anno vengono trasferite ad altre regioni per finanziare le prestazioni sanitarie erogate ai pazienti calabresi.

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Il principio alla base della proposta è tanto semplice quanto innovativo: non spostare i pazienti verso le eccellenze, ma portare le eccellenze dai pazienti. Attraverso convenzioni tra aziende sanitarie calabresi e strutture del Centro-Nord, gli specialisti potrebbero operare periodicamente negli ospedali della regione, creando una rete permanente di collaborazione e trasferimento delle competenze.

Un modello che valorizzerebbe anche il patrimonio rappresentato dai tanti medici calabresi affermatisi fuori regione, trasformando l’esperienza maturata nei più importanti centri italiani in una risorsa stabile per il territorio.

La proposta ha già suscitato interesse negli ambienti istituzionali e sarà oggetto di valutazione nell’ambito delle strategie di rilancio della sanità calabrese. Per molti osservatori rappresenta uno spunto concreto e realizzabile per affrontare una delle principali criticità del sistema sanitario regionale, puntando su collaborazione, innovazione organizzativa e valorizzazione del capitale umano.

Perché, come suggerisce l’idea del dottor Francesco Vommaro, il futuro della sanità calabrese potrebbe passare non dall’emigrazione delle cure, ma dal ritorno delle competenze.

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