Scrive Pino Ippolito Armino alla fine del suo bel saggio Storia dell’Italia meridionale (Editori Laterza, pp.320, 2025,€ 20): «Serve una politica meno egoista e più lungimirante di quella attuale che, al contrario, sembra voler restituire al Mezzogiorno, ma assai più frammentato e povero di quanto non fosse un secolo e mezzo fa, la sua perduta “autonomia”». La Questione meridionale riemerge La vetusta (la prima espressione risale al 1873) “questione meridionale” sta riemergendo prepotentemente. Stiamo vivendo una stagione estremamente difficile. L’Italia si barcamena tra problemi geopolitici internazionali di difficile soluzione e annesse questioni nazionali apparentemente irrisolvibili come la sempre più complicata situazione socio-economica di cui il Meridione ne è un esempio fra i più problematici. La povertà è in crescita e le famiglie, anche della middle class, faticano ad andare avanti. E la crisi appare sempre più grave nel Mezzogiorno come dimostrano il crollo demografico, gli scarsi flussi immigratori, l’occupazione, i redditi, il Pil pro capite, la sanità e l’istruzione disastrate. Ora in un contesto del genere appare impellente rendere consapevoli quanti più italiani è possibile di quanto stia realmente accadendo. Per farlo è necessario conoscere la storia del nostro paese, operazione per nulla facile oggi, come ben sanno coloro che insegnano la disciplina nelle scuole di ogni ordine e grado. [caption id="attachment_35675" align="aligncenter" width="960"] Pino Ippolito Armino[/caption] Un autore neoilluminista La presentificazione del mondo ad opera del sistema socio-economico imperante spinge i più giovani ad allontanarsi dallo studio del passato perché non è più ritenuto necessario. Il futuro non esiste, quel che conta è vivere l’oggi, in qualsiasi modo possibile, e farlo poi da meri consumatori è la cosa giusta. Pino Ippolito Armino fa parte - lo affermiamo con forza contro ogni sterile accademismo da torre d’avorio - di quel novero di intellettuali animati da un profondo spirito neo-illuminista, che affronta le dure questioni odierne con lo sguardo rivolto alla storia. Lo storico è memore della lezione dei grandi meridionalisti del passato, ma anche di quelli più recenti come Piero Bevilacqua di cui è collaboratore nell'Officina dei Saperi, centro propulsore di pensiero critico che si sforza, in assenza di un grande collettore politico, di superare le specializzazioni per instaurare il dialogo tra i saperi, oggi assente, e andare oltre la frammentazione pluridisciplinare. Smontare i pregiudizi sul Sud Armino, ingegnere calabro-torinese con una vasta e coerente produzione saggistica, appartiene alla schiera di studiosi capaci di rivolgersi a un pubblico ampio senza rinunciare alla precisione: dal Brigantaggio politico nelle Due Sicilie (2015) a Quando il Sud divenne arretrato (2018), da Storia della Calabria partigiana (2020) all’ampia riflessione sul Il fantastico regno delle Due Sicilie (2021), fino ai più recenti recenti Indagine sulla morte di un partigiano (2023), al ponderoso Viaggio in Italia (con Tonino Perna, 2024) a Comites! Meridionali nella Resistenza (con Maurizio Marzolla, 2024). Ed è solo una parte di una bibliografia ricca, varia, sempre orientata a smontare pregiudizi sul Sud senza cedimenti al neo-borbonismo né ai miti auto-assolutori, ma cercando le radici dei problemi nell’economia e nella storia dell’intera Italia, a cui il Sud ha dato anche un importante tributo di sangue. Come dimostra l’altro suo filone di ricerca sul contributo (enorme) dei meridionali alla guerra di Liberazione. Tutto parte prima dell'Unità d'Italia Con Storia dell’Italia meridionale l’autore firma quella che molti riconoscono come la sintesi più ampia e innovativa dagli ultimi. L’originalità di Armino consiste infatti nel collocare l’inizio della lunga storia della “questione meridionale” ben prima dell’Unità. La narrazione parte dagli anni in cui, tre secoli fa, la Sicilia e il Mezzogiorno entrarono in una nuova configurazione geopolitica europea in seguito ai trattati di pace settecenteschi, che sancirono la nascita del Regno borbonico (13 luglio 1735) con Carlo, figlio di Elisabetta Farnese e del re di Spagna Filippo V. È un punto di vista che consente all’autore di proporre un percorso di lunga durata, scandito da sette momenti cruciali che, a suo avviso, hanno plasmato l’identità del Sud e condizionato il suo (mancato) sviluppo: il disastroso esito della rivoluzione giacobina, la mancata conversione costituzionale della monarchia borbonica, la vittoria dei moderati sui democratici risorgimentali, l’altalena tra liberismo e protezionismo, la razionalizzazione dell’economia fascista che favorì il Nord, la fine del cosiddetto intervento speciale nel Mezzogiorno postbellico, la fittizia “questione settentrionale”. Non è un catalogo di ritardi Il più importante di questi passaggi è sicuramente il 1848, l’anno cruciale che vede il Mezzogiorno passare da area socio-economica molto attiva alla decadenza. I moti rivoluzionari che coinvolgono il regno vengono debellati e negli anni successivi si spegna ogni vita attiva portando dopo il 1848 Ferdinando II ad avvicinarsi ai paesi più conservatori d’Europa: « Gli intellettuali meridionali, sottoposti a stretta sorveglianza, o costretti all’esilio, andarono ad infittire le schiere degli esuli che da diverse regioni d’Italia contribuivano alla crescita culturale e politica del Piemonte.» Particolare rilievo assume l’inclusione, per la prima volta in un’opera di sintesi del genere, della Sardegna all’interno della storia del Meridione: scelta fondata non su criteri geografici ma sulla comune traiettoria storico-istituzionale che, nel Settecento, la collegò alle vicende del Sud continentale. La “questione meridionale” per Armino non deve essere intesa come un eterno catalogo di ritardi, ma come un nodo storico in cui si intrecciano modernizzazione, conflitti politici, scelte economiche, forme di integrazione e di subalternità. Il Sud ha spesso seguito percorsi non lineari, con fasi di forte dinamismo – ad esempio nel commercio agricolo ottocentesco o nella modernizzazione infrastrutturale della Cassa del Mezzogiorno – e altre segnate da scelte politiche che ne hanno compromesso le potenzialità. Ripensare criticamente il Sud Armino costruisce un quadro tanto ricco quanto accessibile, capace di far comprendere come il Mezzogiorno sia giunto all’attuale configurazione: con le sue ombre strutturali, certo, ma anche con potenzialità spesso ignorate e con una storia che riflette, in forma amplificata, i problemi dell’intero Paese. Storia dell’Italia meridionale è un invito a ripensare criticamente il Sud come parte essenziale di una possibile rinascita italiana. Coniugando divulgazione e serietà scientifica, Armino dimostra che il lavoro dello storico non è una prerogativa corporativa ma una responsabilità civile. E offre finalmente al lettore una sintesi efficacissima, che colma un vuoto e restituisce complessità a una realtà troppo spesso confinata in stereotipi e semplificazioni. Un lavoro il suo che, nonostante le apparenze, è “ottimista”, come lo era quello degli illuministi, progettisti del futuro. Pierluigi Pedretti scrittore e docente del Liceo classico Telesio