di Riccardo Cristoforo Barberi
Professore Ordinario di Fisica per le scienze della vita, l’ambiente e i beni culturali
Docente di Fisica per il semestre filtro di medicina presso l’Unical
Il nuovo semestre filtro per l’accesso a Medicina, che prevede la frequenza di un primo “semestre filtro” e il superamento di tre esami di base di Fisica, Chimica e Biologia, tutti con almeno 18/30 entro dicembre di quest’anno, sta facendo molto discutere.
Numeri implacabili
I numeri parlano chiaro: al primo appello, le percentuali di promozione sono state molto basse, in alcuni casi drammatiche. In Fisica, la materia che ha registrato i risultati peggiori, in tutta Italia, solo poco più del 10% circa degli studenti ha superato l’esame. Il secondo appello si è già svolto, ma gli esiti non sono ancora noti.
Intanto, il dibattito cresce: c’è chi chiede di rivedere le modalità del semestre filtro, chi propone di ammettere comunque gli insufficienti per coprire i posti vacanti, e chi difende il principio meritocratico alla base della riforma. Ma il nodo vero potrebbe essere un altro, più profondo e strutturale: la debolezza della cultura scientifica nel nostro Paese. L’Italia è immersa in una società sempre più tecnologica, ma questo non si traduce automaticamente in una popolazione più competente sul piano scientifico.

L’arretramento delle competenze scientifiche
I risultati del PISA-2022 (Programme for International Student Assessment), che è l’indagine OCSE triennale che valuta le competenze degli studenti quindicenni, inclusa la cultura scientifica, indicano, per esempio, che l’andamento del punteggio medio in scienze per tutti i Paesi OCSE è in diminuzione: in 10 anni sono stati persi 30 punti su 500, ma gli indici italiani sono purtroppo anche più bassi della media. I Paesi asiatici come Cina Taipei e Corea (540 punti), in confronto, realizzano 70 punti in più dell’Italia (470 punti). Si rileva una difficoltà diffusa nell’affrontare il ragionamento quantitativo e i modelli scientifici di base. In questo contesto, non può sorprendere che un esame universitario introduttivo di Fisica produca una selezione così forte. Il semestre filtro non ha creato il problema, ma lo ha semplicemente reso visibile.

Peraltro, molti studenti arrivano al percorso medico con l’idea che si tratti di una disciplina esclusivamente biologica e clinica. La realtà è molto diversa: la medicina moderna si fonda su principi di fisica, chimica, matematica, biochimica e modellistica. Dalla diagnostica per immagini alla fisiologia del sistema cardiovascolare, dalla farmacocinetica e farmacodinamica alla tecnologia delle apparecchiature sanitarie, la dimensione quantitativa è fondamentale. Se questa consapevolezza non è radicata nella società e quindi nella scuola, è inevitabile che lo choc avvenga all’università.

Mancano le basi
Non possiamo illuderci che il problema sia la selezione. Di fronte ai risultati, una parte del dibattito si concentra sulla presunta eccessiva durezza degli esami o sulla necessità di ammettere tutti, ma abbassare l’asticella non risolve il problema: rischia solo di spostarlo più avanti, nella formazione clinica o nella qualità dei futuri professionisti. Se il semestre filtro ha mostrato qualcosa, è che troppi studenti arrivano all’università privi delle basi scientifiche essenziali per affrontare un percorso lungo e complesso come quello medico.
I numeri del semestre filtro non sono una curiosità del mondo accademico, ma un sintomo di una situazione più ampia: l’Italia è un Paese che usa tecnologia avanzata ma fatica a comprendere i principi che la governano. In una società dove la cultura scientifica fosse più solida e diffusa, risultati come quelli ottenuti in Fisica non si registrerebbero, né sarebbero considerati un ostacolo insormontabile.
La discussione sull’accesso a Medicina è legittima e necessaria, ma rischia di rimanere superficiale se non affronta le questioni centrali: la scarsa cultura scientifica in Italia e la conseguente fragilità della preparazione scientifica dei nostri giovani.

Serve il potenziamento dello studio dell’area Stem
Finché non sarà migliorata la percezione sociale delle discipline scientifiche e non verranno potenziati gli insegnamenti Stem nella scuola, le competenze logico-quantitative, ogni meccanismo di selezione, test, semestre filtro o qualunque altro, continuerà a restituire risultati simili.
Il semestre filtro non è solo un nuovo modello di accesso, è uno specchio: mostra l’immagine di un Paese tecnologicamente avanzato, ma culturalmente poco scientifico. E ignorare questo dato rischia di compromettere non solo la qualità della formazione universitaria, ma anche quella della futura classe medica.

