Neuromarketing, non basta produrre un buon olio di oliva

Molte aziende continuano a investire nella produzione, ma non sempre comprendono che il mercato, oggi, è fatto soprattutto di percezioni, emozioni, sensi e scelte che nascono ben prima dell’assaggio

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Quando ho iniziato a scrivere L’olio che parla ai sensi, edito da Olio Officina, sapevo di voler raccontare qualcosa che nel settore oleario mancava da tempo: una chiave di lettura nuova, capace di spiegare cosa accade nella mente delle persone quando scelgono, assaggiano o anche solo guardano una bottiglia di extra vergine. Da anni lavoro nella comunicazione legata al mondo agroalimentare e dell’olio e ho visto crescere una distanza sempre più evidente tra la qualità reale dei prodotti italiani e la capacità di raccontarli in modo efficace.

Neuromarketing e olio di oliva

Molte aziende continuano a investire nella produzione, ma non sempre comprendono che il mercato, oggi, è fatto soprattutto di percezioni, emozioni, sensi e scelte che nascono ben prima dell’assaggio. È qui che entra in gioco il neuromarketing, una disciplina che studia come il cervello risponde a immagini, parole, colori, stimoli sensoriali e micro-segnali emotivi che spesso sfuggono alla consapevolezza. Applicarlo all’olio extra vergine significa capire perché un consumatore si fida di un brand e diffida di un altro, perché una foto attira l’attenzione più di un’altra, perché una descrizione suscita desiderio mentre un’altra scivola via senza lasciare traccia.

Scrivendo questo libro (e ora disponibile in prevendita) mi sono resa conto che la vera sfida per le aziende olearie non è più soltanto produrre un olio buono, ma imparare a comunicarlo nel modo giusto. Viviamo in un’epoca in cui la prima esperienza sensoriale non avviene in frantoio o a tavola, ma online. E sul web, dove l’utente non può assaggiare, sono le immagini, le parole e la costruzione di un racconto coerente a determinare il valore percepito. Molte realtà, pur producendo oli eccellenti, faticano a emergere perché restano legate a una comunicazione che parla soprattutto di tecnicismi, mentre oggi serve parlare alla mente e ai sensi delle persone.

Raccontare e comunicare l’olio

Il libro nasce proprio da questa consapevolezza: aiutare produttori e comunicatori a capire che esiste un modo diverso, più efficace e più umano, di raccontare l’olio. Significa partire dalle neuroscienze per spiegare come funzionano la fiducia, la memoria emotiva, la sensorialità trasmessa attraverso una foto o un testo scritto. Significa capire che un’etichetta non è solo un’etichetta, ma un attivatore di emozioni; che il packaging non è solo una scelta estetica, ma uno strumento che anticipa il gusto e costruisce aspettative; che il linguaggio, quando è usato bene, diventa un assaggio mentale. Oggi le aziende si muovono in un mercato affollato, competitivo e spesso confuso, in cui chi comunica meglio vince, e non sempre è il migliore a livello produttivo. Per questo credo che sia necessario un cambiamento culturale: non basta saper fare l’olio, bisogna saperlo raccontare.

Numeri in crescita

Il digitale non va temuto, ma compreso ed utilizzato al meglio, perché è lì che il consumatore forma la sua prima impressione, il suo primo “sentire”, la sua decisione d’acquisto. Negli ultimi anni abbiamo assistito a una trasformazione esplosiva nelle abitudini di consumo: gli italiani comprano sempre più online, anche prodotti alimentari e di enogastronomia, e questa tendenza non accenna a rallentare. Secondo l’Osservatorio eCommerce B2C del Politecnico di Milano, nel 2025 il valore complessivo degli acquisti online di prodotto in Italia supererà i 40 miliardi di euro, con una crescita stimata del 6% rispetto al 2024, confermando che l’online non è più un’opzione ma una parte strutturale delle nostre vite di acquisto.

Anche il comparto alimentare, che include grocery e food delivery, registra performance superiori alla media, con una quota di vendite digitali in espansione e consumatori sempre più abituati a scegliere prodotti alimentari da uno schermo prima che da uno scaffale fisico. Questo fenomeno comporta un cambiamento radicale: non basta più produrre un olio eccellente, occorre saperlo raccontare in un ambiente in cui il primo “assaggio” è visivo, informativo e spesso emotivo, non sensoriale.

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La sfida del digitale per le aziende olearie

E qui emerge una difficoltà concreta per tante aziende olearie: molte non sono pienamente pronte a gestire questa transizione. Alcune non hanno un e-commerce, altre lo gestiscono senza una strategia chiara di comunicazione; molte hanno siti visivamente datati o poco ottimizzati per convertire l’interesse in acquisto; altre ancora trascurano l’importanza di contenuti che parlino ai bisogni e alle emozioni del consumatore digitale. In un panorama in cui l’e-commerce è destinato a consolidarsi sempre di più come canale naturale di acquisto, non aggiornarsi rischia di significare perdere opportunità di mercato e visibilità proprio mentre i consumatori si spostano in massa verso il digitale.

Con questo libro ho cercato di offrire strumenti concreti, esempi, strategie e una visione nuova, capace di restituire valore all’olio attraverso ciò che gli appartiene da sempre: i sensi, le emozioni, la relazione autentica tra prodotto e persona. Scriverlo è stato un modo per unire due passioni, quella per la scrittura e quella per il mondo dell’olio, ma anche un invito agli operatori del settore a non rimanere indietro. Perché la qualità, da sola, non basta più: serve farla percepire. E farla sentire, anche quando l’assaggio non c’è ancora. Perché l’olio, quando è raccontato bene, parla davvero ai sensi.

Adele Bonaro

ABCommunication

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