Lo spettro “invisibile” e presente di Calvino

Due giorni di seminari su Calvino per discutere della fascinazione e della potenza immaginifica dell'autore, intrecciandola con la modernità e le suggestioni di alcuni altri protagonisti del 900

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Parafrasando il barbuto di Treviri, “Uno spettro si aggira tra le aule del Dispes, ed è quello di Calvino”. Il pensiero gravido di curiosità, stimoli differenti, fughe creative dell’intellettuale scomparso 40 anni fa, è stato al centro di una serie di incontri organizzati dal dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Unical. La molteplicità dell’eredità culturale di Calvino è stata  sezionata e osservata partendo dal dato comune, quello della potenza immaginifica che ha mosso l’opera intera dello scrittore. Così, la straordinaria attualità delle sue opere è emersa attraverso lo sguardo rivolto all’influenza esercitata sui media, ma pure sull’immaginario politico e perfino utopico della cultura di un intero Paese.

Due giorni di seminari

I seminari, divisi per sezioni parallele (peccato, perché la scelta – probabilmente dettata da ragioni organizzative – impediva di seguirli tutti), hanno coinvolto docenti di vari atenei, alcuni dei quali come Andrea Lobardinilo – sociologo dell’Università Roma III – era già stato presso il Dispes per dare il suo contributo al confronto sulla interdisciplinarità.

Il viaggio calviniano che si è svolto nelle aule dell’Unical ha percorso sentieri suggestivi, che sono passati dal ruolo che Calvino nella sua opera “Se un giorno d’inverno un viaggiatore” destinava al lettore. Uno spazio non passivo, ma aperto, quasi da “padrone” del senso del racconto. Una forma di esercizio applicato dell’Opera aperta di Eco, dell’indeterminazione che travolge non solo la narrazione, ma il senso stesso delle cose, della possibilità che si aprono a tra cui scegliere, rendendo “viva” l’opera stessa.

Due giorni di discussione organizzati dal Dipartipento di Scienze Politiche e Sociali sull’attualità di Calvino

L’attualità di Calvino

E come è stato rilevato da Alfonso Amendola, dell’Università di Salerno, dentro Calvino ci sono le suggestioni del labirinto ariostesco, la biblioteca borghesiana, il timore del complotto universale di Philip Dick. Una trasversalità e una compiutezza intellettuale straordinariamente potenti. Questa potenza “compiuta” permette a Calvino di “osservare” e dunque di poter comprendere quanto gli accade attorno e raccontarlo con la sensibilità di chi pur essendo “un poco miope e distratto” è in grado sempre di praticare una attenzione puntuale e perfino meticolosa, come accade alla creatura calviniana Palomar.

Calvino, il cinema, la modernità e le mille contaminazioni culturali

Il cinema come “rifugio”

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C’è poi il rapporto tra Calvino e il cinema, luogo prediletto dall’intellettuale, spazio dove generare sceneggiature, dare vita a storie e “Rifugio dove passare le serate fredde”. Di particolare suggestione i temi snocciolati attorno a Calvino, il confronto con Pasolini e Gadda, perfino con il mondo foucaultiano, con la televisione e la modernità. Due giorni intensi, alla fine dei quali allo spettro dell’autore, ovviamente invisibile come le sue città immaginate, forse sarà piaciuto restare ancora in quelle aule.

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