Libri | Il mistero di Francesca Sassi

Non si trova nessuna indicazione in rete; né il risvolto di copertina del suo libro di racconti “Variazioni di voci” (ilfilorosso ed. pp.152, euro 14, 2026) offre elementi utili. La sua “Biografia ironica”, posta a chiusura del volume, confonde più che chiarire
13 Luglio 2026
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Chi è Francesca Sassi? Un bel mistero, soprattutto alla luce di come scrive questa esordiente. E scrive benissimo: «Le anse del fiume si fanno strada tra le colline ricoperte di ulivi e distese di grano ancora acerbo disegnando maree verdeggianti che ondeggiano al soffio del libeccio. Qua e là, il verde più intenso di vigneti in terrazzamenti sui pendii più ripidi. Un intrico di lecci e querce secolari custodisce ombre fresche che si riflettono sulla superficie dell’acqua cristallina come un quadro impressionista.» (“La gallina”).
Di lei non si trova nessuna indicazione in rete, né il risvolto di copertina del suo notevole “Variazioni di voci” (ilfilorosso ed. pp.152, euro 14, 2026), libro di racconti, offre elementi utili. La sua “Biografia ironica”, posta a chiusura del volume, confonde più che chiarire.

A questo punto sorge una seconda domanda: c’è ancora qualcuno che legge racconti? La risposta è sì, ma il racconto costituisce ormai una nicchia rispetto al romanzo, genere largamente preferito dai lettori. È anche per questo che gli editori italiani lo considerano più difficile da vendere e tendono a pubblicarlo soltanto quando porta la firma di autori già affermati grazie ai romanzi. A sostenerne la diffusione sono soprattutto le piccole case editrici. Un plauso, dunque, a chi continua a investire in esordienti come Francesca Sassi, scrittrice forse anche un po’ temeraria, perché certamente consapevole di rivolgersi a un pubblico competente e raffinato.
“Variazioni di voci” è un’opera di narrativa breve in cui racconti, frammenti e riflessioni si intrecciano con una forte componente poetica. Narrato in terza persona, il libro individua come testimone e, in parte, protagonista una figura femminile senza nome che, attraverso le diverse età della vita, sembra essere sempre la stessa. Le poesie poste ad apertura di ogni capitolo orientano il lettore verso il significato del racconto che segue. «È questo cuore che ho rubato a te /questa voce che sento nelle viscere,/ancestrale,/quasi fosse l’aria che riempie i polmoni./È questa brama di penetrare le ossa,/sviscerare le domande,/trapassare il non senso,/e contenere l’essenza, il non detto./Eredità amara: aspirare all’infinito.» Sono versi struggenti che introducono “Il pifferaio”, racconto nel quale la protagonista cerca disperatamente l’affetto di un padre intellettuale e misogino, facendo della passione per i libri il mezzo per penetrare la sua corazza anaffettiva. Ugualmente significativi risultano, negli altri racconti, il rapporto tra madre e figlia, l’amore “sofferenziale”, sia esso per un compagno o per un figlio, l’amicizia adolescenziale, la malattia e il timore della morte.
La scrittrice – tutti gli indizi ci conducono ad una origine calabrese – sembra inserirsi in una tradizione di scrittura intima e memoriale, più vicina al racconto d’atmosfera e alla prosa poetica che al racconto tradizionale di impianto realistico. I riferimenti letterari disseminati nei racconti non mancano, più o meno espliciti, così come quelli filosofici. Sicuramente la Sassi è una lettrice intensa. Tra gli scrittori italiani il riferimento più esplicito è ad Anna Maria Ortese: «Attivatore di ricordi, la sua scrittura, scoperta da poco: peccato le sarebbe stata d’aiuto durante l’oblio di se stessa» (“Il salmone”).

Echi buzzatiani sembrano riaffiorare nell’attesa dolceamara di un futuro incerto, capace di trasformare la quotidianità in un limbo sospeso tra inquietudine e angoscia: «Come poteva proteggere la sua crea-tura dall’inevitabilità del dolore? ogni tanto quando lo vedeva fissare troppo a lungo il vuoto tra le foglie o le sterpaglie ai piedi di un albero, quando osservava le formiche in fila indiana – così piccole, così fragili, così esposte alla morte – la percorreva un brivido.» (“Senza voce”). Ciò che colpisce davvero, tuttavia, è che i racconti di Francesca Sassi sono attraversati, più che da un dolore acuto, da una tristezza lieve e diffusa, da un’emozione che vela l’anima di nostalgia. Vengono allora in mente i racconti di Raymond Carver o “Gente di Dublino”. I personaggi di James Joyce vivono esistenze ordinarie, intrappolati in una sottile e quasi invisibile paralisi psicologica e morale. Al centro di ogni racconto basta una battuta casuale, una canzone udita da lontano o un oggetto comune per suscitare un’improvvisa e dolorosa consapevolezza della propria condizione. Non c’è dramma gridato, ma una tristezza lucida, intima e silenziosa.
“Variazioni di voci” è un libro riflessivo ed emozionante, capace di sfiorare il lettore come una ca-rezza che proviene dal passato e rende più profondo il senso dell’umano. Vi prevale quella che è stata definita la “piccola malinconia”: un’ombra dolce, un’atmosfera sospesa, quasi una paradossale “gioia di essere tristi” (Victor Hugo). È un sentimento che coincide spesso con la contemplazione della fini-tudine. Il ricordo del tempo trascorso non si risolve, però, in una nostalgia fine a se stessa, ma diventa occasione per indugiare nei propri spazi interiori.
Se fossimo al cinema, vedremmo un film nel quale il tempo rallenta, i silenzi prevalgono e la mac-china da presa indugia su stanze vuote, paesaggi solitari e sguardi perduti nel vuoto. Francesca Sassi riesce a trasmettere al lettore proprio queste impressioni. I suoi racconti evocano malinconicamente il passaggio da una stagione all’altra della vita, senza che ciò rappresenti un limite; al contrario, diventano un invito ad accettare il mutamento inevitabile delle cose. «La scrittura non è semplice esercizio, ma un atto di forza che s’impone per non smarrirsi nei labirinti tortuosi del pensiero. Nasce sempre allo stesso modo, in un istante di resa totale di fronte alla meraviglia e alla bellezza squarciata dal dolore: il volo improvviso di una rondine, un cielo stellato in una notte d’estate, il miagolio solitario di un gattino o il sorriso di persone amate.» (“Punto e a capo”)

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Pierluigi Pedretti

Pierluigi Pedretti

Pierluigi Pedretti, grimaldese con ascendenze trentine, vive attualmente a Cosenza. Scrive da molti anni di cultura su blog e riviste. Ha collaborato con giornali regionali ( La provincia cosentina, Il quotidiano del sud, Calabria ora), e nazionali (Liberazione e La Rinascita). Ha pubblicato alcuni libri di carattere storico e antropologico come "Un demone in bicicletta" (2018) e "Roma sul Savuto" (2022). Nel 2025 ha dato alle stampe il suo primo romanzo "Ester e il sovversivo" (Edizioni Efesto). Insieme all'associazione "Seminaria culture" cura incontri con scrittori e poeti prevalentemente su temi sociali e civili. Oltre alla scrittura nutre due grandi passioni: la natura e il ciclismo.

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