Una libreria è laboratorio di pensieri e parole, un presidio di resistenza in tempi bui come questi. Nel Sud dell’Italia – dove gli indici di lettura raggiungono i quindici punti percentuali in meno rispetto al Centro-Nord – sudare tra quelle “carte”, anche a costo di perderci, o a stento coprendo le spese, ha qualcosa di miracoloso se la prospettiva, il sogno, sono quelli di rispondere con la cultura alla crisi nella quale siamo sprofondati. È il “credo” di Francesco Mazza, personalità poliedrica e multiforme del mondo della cultura calabrese che sfugge alla possibilità di assegnargli una sola etichetta.

Libreria Coriolano a Catanzaro: a due passi alloggiò il vittoriano Gissing
La sua libreria l’ha immaginata così per tanti anni, cinquanta per la precisione, mentre portava avanti l’attività imprenditoriale che assorbiva la maggior parte delle sue energie. Anni in cui i libri sugli scaffali del suo store specializzato nella vendita di accessori per fotografia e video, nella sua quotidianità e nei suoi progetti, non sono mai mancati. Erano lì, in attesa che qualcosa accadesse. La svolta il 6 dicembre scorso quando Mazza, insieme al giornalista Raffaele Nisticò, ha aperto le porte della Libreria Coriolano, nel centro storico di Catanzaro. Uno spazio ricavato all’interno di uno dei palazzi di Corso Mazzini, un luogo dalla forte carica simbolica perché un tempo ospitava l’ex Albergo Centrale. Proprio qui, nel 1897, lo scrittore e viaggiatore inglese George Gissing si fermò e mise su carta venti pagine dedicate a Catanzaro, osservando e raccontando una città che allora gli apparve sorprendentemente viva.
Quando era una galleria d’arte
C’è anche una storia più recente, e altrettanto affascinante, legata a questo luogo che oggi custodisce e offre una selezione curata di testi, e grazie a un fitto calendario di incontri pomeridiani è anche quel laboratorio di pensieri e parole, uno spazio in cui le idee si incontrano, si mescolano e si trasformano, accompagnando chiunque lo attraversi verso un livello più alto di consapevolezza sui temi della vita individuale e collettiva. A partire dagli anni Novanta, infatti, questi spazi ospitavano una galleria d’arte, lo ricorda ancora una targa ovale e dorata affissa all’ingresso, sopra il campanello. Un’idea condivisa – come racconta Mazza – da Domenico Corradini, Luigi Maria Lombardi Satriani, Saverio Strati, Gianni Amelio (in proposito c’è da ricordare la mostra del 1997), Emilia Zinzi, Dino Vitale, Umberto Ferrari. Circa venti tra intellettuali, studiosi e pensatori avevano creduto in questa iniziativa.
«Abbiamo cercato di individuare – spiega Mazza – le attività da mettere in campo prevedendo che avrebbero dovuto coinvolgere la città. E ci siamo riusciti. Alcune esposizioni, tutte a ingresso gratuito, hanno registrato cinquemila presenze. Una ventina di aziende catanzaresi hanno dato servizi o contribuiti economici per realizzare un programma tra cui spiccano le mostre dedicate a Mattia Preti, Enotrio, Giuseppe Rito, Gianni Amelio. E ancora quelle tematiche su cinema e scrittura. In un solo anno sono andate in scena 12 mostre e 40 convegni. Senza dimenticare che la Galleria produceva anche eventi esterni. Un esempio emblematico è la mostra sui Briganti allestita in Sila, a Villaggio Mancuso, di cui il percorso storico era stato curato dal professore Francesco Tigani Sava».
Ma dopo questo periodo di splendore culturale, qualcosa ha fatto inceppare gli ingranaggi che mandavano avanti una macchina che trovava il suo carburante nell’entusiasmo, nella presenza viva delle persone e nella condivisione delle idee.
La chiusura nel 1998
«Un tentativo di fare che è fallito miseramente per un diniego da parte degli amministratori dell’epoca che hanno ritenuto di non dover realizzare una pedana esterna per l’accesso delle persone portatori di handicap», spiega Mazza. La Galleria chiuse così i battenti nel ’98, poi una timida ripresa nel 2019 (contemporaneamente all’esperienza di Matera con “Coscienza dell’Uomo”), con l’organizzazione di corsi di fotografia tenuti da esperti. Poi l’inaspettata battuta d’arresto decretata dalla pandemia fino ad arrivare nel 2023 per scrivere la pagina di un nuovo inizio con la proposta di mostre di fotografia, come quella dedicata alla malattia mentale con le opere del grande Gian Butturini e quella sul teatro greco con la firma del fotografo di scena Tommaso Le Pera.
«Si era parlato di un rilancio del centro storico con la realizzazione dell’isola pedonale e questo progetto mi aveva entusiasmato – dice ancora Mazza – progetto poi non realizzato così che il mio entusiasmo era stato tradito ancora una volta. A rincarare la dose il fatto che la città si era dimostrata indifferente senza comprendere l’importanza di ciò che avevano a disposizione».
Allora perché insistere fino ad arrivare ad investire nella stessa città, questa volta addirittura con l’apertura di una libreria indipendente? «Perché ognuna di queste esperienze – racconta il titolare della Libreria Coriolano – ha permesso anche a poche persone di avere un’opportunità per arricchirsi. Nel caso degli eventi collaterali della mostra di Gian Butturini hanno messo al centro ragazzi disabili che si sono raccontati per la prima volta. È stata la gratificazione più grande».

Libreria Coriolano a Catanzaro: una farmacia dell’anima
È adesso il momento per vedere cento fiori fiorire? Alla Coriolano ci stanno già provando accendendo l’insegna di “farmacia dell’anima”. Uno spazio accogliente, luminoso, arricchito da gigantografie di copertine di libri che hanno fatto la storia della letteratura, vetrine che esaltano la preziosità di libri-custodi di parole che hanno sangue e carne. Una libreria da vivere e da frequentare anche per rimettere in ordine le proprie idee, in momenti di pausa della giornata, in ore solitarie.
All’interno ci sono due angoli salottino dove è possibile sorseggiare un caffè su comode poltroncine blu indaco posizionate su un soppalco, circondati da libri sulla fotografia. Alcuni anche sfogliabili.
Qui campeggia la foto che ritrae Isabelle Caro, la modella che soffriva di una grave forma di anoressia, immortalata dall’obiettivo del grande Oliviero Toscani. Fotografia di grandi dimensioni donata dallo stesso fotografo a Mazza in occasione di una mostra che gli aveva dedicato e in cui erano esposti anche i famosi 12 scatti realizzati negli anni Sessanta nella Scuola di Barbiana fondata da don Lorenzo Milani. Un angolo di riflessione. «Tutti i testi selezionati parlano dell’essenza della fotografia, cioè spiegare l’uomo all’uomo e ogni uomo a se stesso». E poi l’angolo del cinema e al teatro che sono arti che hanno sempre trattato i temi dell’umano, le grandi passioni, i grandi sentimenti, i grandi tormenti: la guerra, la morte, l’amicizia, la condivisione.
Quindici editori calabresi aderiscono all’appello
Durante la giornata molte persone, molti giovani, si rifugiano qui cercando di attingere dai libri, dalle immagini che trovano. È una “scuola” per leggere e capire il mondo. Oltre ai banconi delle novità, un’ampia sezione dedicata all’editoria calabrese. Tutte le case editrici, tra cui Pellegrini, Città del Sole, Rubbettino, Barbaro. «Quindici editori calabresi hanno aderito al mio appello. Con molti di loro abbiamo condiviso l’esperienza del Salone del Libro, lo scorso anno, che ho diretto per la Regione Calabria. L’intento è comune: sdoganare l’idea che si tratta di editoria minore mentre pubblicano volumi di valore internazionale. Essere calabresi non è un disvalore semmai bisogna riconoscere quello che di buono siamo in grado di fare. Gli editori calabresi senza cercare di somigliare ad altri portano avanti il loro progetto nel rispetto della propria identità». Sono parole espresse da Mazza.
La riscoperta di autori come Alvaro e Strati
Il suo impegno di far riscoprire gli autori calabresi, pensiamo ad Alvaro, Strati, o lo stesso Campanella, parte da molto lontano. Risale a circa quarant’anni fa con la realizzazione di documentari, alcuni prodotti in collaborazione con Telespazio Calabria e Calabria Letteraria, e altri autoprodotti e diffusi gratuitamente attraverso il proprio canale YouTube. Ogni precedente attività mirava alla diffusione della cultura attraverso la fotografia e il cinema. Sono svariati i prodotti cinematografici che distribuiva e di cui organizzava la visione.
In maniera collaterale c’era anche l’attività editoriale: la prima realizzata nei primi anni Ottanta riporta l’opera “Catanzaro: i luoghi, le persone e la storia”, del giornalista e scrittore Sergio Dragone. Un volume di mille pagine che raccoglieva voci e immagini. Ancora oggi risulta tra le opere più consultate nelle Biblioteche. Poi venti libri e venti videocassette destinate ai giovani per far conoscere venti personaggi illustri della Calabria. Personaggi che si erano inventati il destino in questa terra facendo operazioni di grande valore come i già citati Corrado Alvaro e Tommaso Campanella. Materiale di studio, ancora oggi, nelle Università italiane ed estere.
Oggi l’attività editoriale della Cine Sud vive una nuova primavera come si può comprendere stando alle anticipazioni che ci ha svelato Mazza: «Stiamo pubblicando quattro volumi sui trent’anni del teatro greco di Siracusa attraverso le fotografie di Tommaso Le Pera, Nascere Donna e “Terzo Regno-Artisti” dedicato ai cinque grandi artisti calabresi da Enotrio Pugliese a Mimmo Rotella, da Rino Gaetano, da Tony Gaudio a Nik Spatari».

Un gap tutto calabrese
Non ha dubbi Mazza sul fatto che il “declino” di una città sia legato alla mancanza di senso critico, che è anche partecipazione attiva al confronto. «La Calabria è indietro se si parla di fruizione della cultura che sia leggere, visitare mostre, frequentare cinema e teatri. È un gap che negli ultimi cinquant’anni è diventata una mancanza che sta recando sofferenza a una città come Catanzaro. Questo allontanamento della cultura è avvenuto intorno alla fine degli anni Settanta – dice – quando pullulava di riviste, giornali, circoli culturali. C’era un gran fermento. Poi per una situazione che non è facilmente spiegabile questo movimento si è rallentato, come d’altronde è accaduto a livello nazionale. Per inseguire quello che ci facevano capire che sarebbe stato utile per noi, cioè il progresso. Questo ha fatto sì che si trascurasse l’aspetto culturale. Io ne ho sentito sempre la mancanza e con la mia attività cercavo di sopperire a questo vuoto. Oggi abbiamo capito che non si può vivere senza attingere dai libri, dai film, per creare una coscienza critica che ci faccia affrontare il mondo e difenderci anche da tante brutture. Altrimenti siamo destinati a subire il mondo».
«Sono un apprendista libraio»
La libreria non è solo un traguardo personale. «Oltre, certo, ad avermi risolto il problema di avere una risposta secca quando mi viene chiesto di cosa mi occupo, perché adesso posso dire di fare l’apprendista libraio», sorride, Mazza. «In ogni caso la mia sete di cultura non deriva dal fatto di aver avuto possibilità di leggere da ragazzino perché a casa mia c’erano al massimo solo i fotoromanzi, considerati anche cultura di serie B, pur avendo avuto la fortuna di poter leggere i giornali ogni mattina nel salone da barbiere dove lavoravo come garzone. Sentivo la necessità di acculturarmi, e quando c’è stata l’occasione mi sono circondato di persone meravigliose, persone non solo erudite ma colte, che mi hanno trasmesso tanto. Non dimenticherò mai le tante esperienze con Gustavo Valente, Cesare Mulè, Luigi Maria Lombardi Satriani, Emilio Argiroffi, Emilia Zinzi, Vittorio De Seta, Francesco Tigani Sava, il mio grande amico Aldo Fiale. Ognuno di loro mi ha fatto capire che solo se ti ispiri ai “poeti di strada” puoi fare qualcosa per la comunità. Che lo spirito critico è una necessità di vita. Ho percorso questa strada e mi ha portato fin qui».
I libri generano comunità e pensiero critico
Oggi l’obiettivo che Mazza, insieme a chi lo affianca in questa impresa, non vuole perdere di vista è creare e stimolare un dibattito di civismo e di suscitare interesse intorno al libro e ai suoi straordinari poteri come svelare passioni, nutrire dolori o anche solo dolcissime malinconie, suscitare ricordi. «In tutti gli incontri di questi tre mesi si sono sviluppati molti stimoli che vengono colti dai partecipanti. Chi entra qui percepisce che non si prende parte a un evento pre-confezionato e prestabilito, non si fa per interesse. Per questo stiamo diventando credibili agli occhi di tante persone che ci frequentano», sottolinea. E aggiunge: «Per catturare l’attenzione, vogliamo parlare una lingua diversa ribaltando modelli di fare cultura che si sono dimostrati fallimentari».

