L’amore perfetto che verrà

Asimov aveva già immaginato una umanità smarrita nel labirinto della solitudine e che avrebbe cercato nuove forme di relazioni sociali, rassicuranti e senza rischi emotivi. L'amore del futuro sarà con le macchine

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                                                                                                     di Antonia Iannuzzi

Immaginate un mondo abitato da pochissimi esseri umani che vivono in enormi tenute, ben distanti tra loro e serviti da diversi robot. Immaginate che su questo pianeta il contatto fisico o addirittura la semplice presenza di due esseri umani in una stanza, siano vietati perché definiti ripugnanti, dove la riproduzione avviene tramite laboratorio e i bambini nati vengono educati e istruiti all’isolamento sociale, lontano dai loro stessi genitori.

Su Solaria, questo è il nome del pianeta ideato da Isaak Asimov nel romanzo “Sole nudo”, gli umani hanno una vita agiata e comoda, sono i robot a sbrigare qualunque faccenda per loro, ne posseggono a migliaia. In questo scenario confortevole, ma arido di sentimenti, emerge Gladia, una ragazza solariana che ricerca le emozioni che solo il contatto umano può provocare. In questo Gladia si dimostra diversa dai suoi simili, tanto da essere graziata e premiata dall’autore che, nel romanzo successivo “I robot dell’alba”, le permette di trasferirsi su Aurora, un pianeta con un sistema sociale completamente all’opposto di quello solariano. In questo nuovo mondo Gladia ha diritto ad avere libertà sociale e sessuale, può avere ogni genere di relazione e il contatto umano non è vietato. 

Un robot per compagno e amante

Un robot per compagno e amante

Eppure è su questo pianeta che Gladia resta emotivamente isolata e nonostante sia libera di rapportarsi con chiunque, sente un forte senso di solitudine che colma solo quando permette a Jander, un robot altamente sofisticato, di darle conforto, tanto da diventare un punto fermo nella sua vita. Jander diventa per Gladia un compagno, un buon amico ed anche un amante, con lui instaura una relazione relazione romantica e sessuale appagante perché il robot non la faceva sentire né sbagliata né fuori posto, per lei Jander “Non era un robot: era qualcuno che le offriva la pace”. 

Jander soddisfa ogni bisogno emotivo di Gladia, da lui si sentiva vista e ascoltata come mai nessun auraniano avesse mai fatto, con lui poteva essere se stessa senza imbarazzo o giudizio. Un robot non prova emozioni, non nutre sentimenti, ma può offrire risposte progettate per essere empatiche. Un robot può mostrare una dedizione assoluta, Jander assicura a Gladia che il suo benessere è la sua priorità, che il suo ruolo è renderla felice e al sicuro, la incoraggia ad esprimersi dicendole che qualsiasi suo pensiero era per lui importante. Il modo di interagire dell’androide, la gentilezza, l’attenzione, l’assenza di giudizio, fanno sentire Gladia accettata.

Verso un nuovo concetto di relazione sentimentale priva di rischio emotivo

La perfezione senza l’amore

Jander non l’amava, ma il suo comportamento era perfetto, manifestandosi, agli occhi di Gladia, migliore di qualunque essere umano.  Asimov utilizza la relazione tra un robot e una ragazza umana per creare un paradosso che mira a mostrare la fragilità delle Tre leggi della robotica da lui ideate:                                                                                       

  1. Un robot non può recare danno a un essere umano né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno.
  2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non vadano in contrasto alla Prima Legge.
  3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché la salvaguardia di essa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge. 
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L’Autore grazie alle azioni dei suoi personaggi, mostra come le leggi sulla robotica possano essere aggirate manipolando le percezioni dei robot, le definizioni di “pericolo” e il contesto psicologico degli umani. Sono le emozioni e i sentimenti, completamente assenti su Solaria, che creano un punto di rottura mettendo in discussione l’affidabilità delle tre leggi. 

Isaak Asimov è comunemente considerato il padre del genere fantascientifico ed è l’ideatore delle Tre leggi della robotica

Asimov e l’A.I

Asimov è così lungimirante da predire la creazione di quelli che oggi sono definiti “A.I. Companion”chatbot progettati con l’obiettivo di offrire supporto emotivo, attraverso un linguaggio naturale e affettuoso. Sono sempre disponibili nei confronti dei loro interlocutori, pronti a dare ogni genere di conforto facendoli sentire sempre perfetti e a loro agio. La comunicazione risulta spontanea e mai giudicante e soprattutto sono sempre disponibili. Grazie a questo genere di chatbot si riduce la sensazione di isolamento, ma questo potrebbe portare alcune persone a preferire le relazioni “artificiali” a quelle umane, proprio come accade a Gladia.

L’amore perfetto sarà quello con una macchina

Si può amare una Chatbot?

Si può costruire una relazione autentica con un’A.I.? Se sono sempre disponibili, mai giudicanti e sempre dalla parte di chi interloquisce con loro, quale difficoltà comporta una relazione di questo genere? Se relazionarsi con i nostri simili è davvero vedersi allo specchio ed è questo che consente alle persone di evolversi, di cambiare, che opportunità di miglioramento offre una relazione con un chatbot? Esiste una relazione sana che non comporti un minimo di sofferenza dovuta ad incomprensioni, egoismi, aspettative deluse? Questo soffrire in relazione con l’altro permette di vedere dentro di noi cosa è possibile cambiare per essere felici? Grazie ai chatbot oggi si può scegliere se vale la pena mettersi in discussione  in una relazione imperfetta, ma che ci rende migliori o decidere di non soffrire e utilizzare chatbot a cui andiamo bene già così come siamo per soddisfare i nostri bisogni affettivi. 

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