La poesia di Saccomanno tra filosofia e radici

Grimaldese del 1993, scrive in versi, ma è anche editore, giornalista, direttore editoriale, pure raffinato interprete e autore di canzoni. Nella sua ultima fatica letteraria ancora una volta poesia, filosofia e tempo presente si danno appuntamento. Sabato 28 marzo la presentazione alla Ubik di Cosenza per "SeminAria Culture"
27 Marzo 2026
saccomanno-poeta-fedele-alla-linea-no-alla-terra
Mario Saccomanno

Chiusura con il botto per il Mese mondiale della Poesia nella città bruzia. “SeminAria culture”, associazione attiva sul territorio calabrese da oltre 15 anni, ha organizzato un incontro di due noti poeti con un emergente talento della poesia. Franco Araniti e Anna Petrungaro, calabresi di alta qualità letteraria, dialogheranno con Mario Saccomanno intorno alla sua raccolta di poesie “Rimango fedele alla terra” (Interno Libri Edizioni, pp. 123, € 15, 2026), opera della definitiva maturità, dopo le precedenti raccolte “Tanto vero da farsi utopico” e “Lembi edificabili”.
Nelle sale della libreria saranno esposte per l’occasione alcune opere del compianto maestro Pino Miniaci (Grimaldi 1959 – Malito 2019), artista riservato e raffinato. Appuntamento sabato 28 marzo, alla libreria Ubik di Cosenza alle ore 18:00.

medium-rectangle

Intellettuale poliedrico

Mario Saccomanno, grimaldese del 1993, è tante cose, innanzitutto poeta, ma anche editore, giornalista, direttore editoriale, pure raffinato interprete e autore di canzoni. E filosofo. Nietzsche ci aveva predetto già tanto tempo fa che « Dio è morto», si tratta di riconoscerlo definitivamente e di avviare una profonda riflessione sulla dimensione umana. E di farlo con gli strumenti della poesia. Non è casuale che il giovane poeta abbia scelto per la sua raccolta il nietzschiano “Rimango fedele alla terra”, titolo che ci indirizza fin da subito alla sua poetica: vivere il tempo presente intensamente e senza facili scorciatoie consolatorie («non credete a quelli che vi parlano di sovraterrene speranze» – scriveva Nietzsche).
Oltre al filosofo tedesco, numerosi altri sono i riferimenti intellettuali del grimaldese, poetici o meno: Pessoa, Ungaretti, Scotellaro, Pavese, Levi, Anders, Rousseau, Cardarelli, Strada, Gaber…Nel “Preludio” alla complessa opera Saccomanno si presenta e nel contempo illustra l’architettura del suo lavoro: «Io sono pressappoco un imbuto,/all’asta degli sguardi/venduto come utensile innocuo,/finanche non degno/dello spasmo del giorno(…)//annuso i contorni di vita/che mi concede questa stretta fenditura –//e per nessuno io ho speme di godere/della drastica nobiltà proletaria/che sola sa dare l’usura».

Poesia e filosofia camminano a braccetto

Ecco dispiegarsi l’Atto primo (“Notturni” “Dissonanze” e “Intermezzo), seguito dall’Atto secondo (“Acuti”, “Inni” e “Dissolvenza”), per oltre cinquanta componimenti. Tutta la titolazione deriva significativamente dalla forma musicale, che diviene sostanza allo stesso modo con cui Nietzsche dava ragione al titolo del suo capolavoro: “La nascita della tragedia dallo spirito della musica”. In Saccomanno poesia e filosofia procedono insieme in un groviglio di versi in cui rime, assonanze e consonanze, ritmo e musicalità sono al servizio del senso di tutto. Proprio in ragione di ciò le sue poesie non fanno corpo a sé, ma sono pensate come parti di un unico organismo: non potrebbero esistere le une senza le altre. L’architettura progettuale è fondamentale per tenere a bada contenuto e forma. In lui convergono le due anime che lo caratterizzano fin dagli esordi, quella sentimentale e quella razionale. Se si dovesse indicare il punto dove individuare la primaria natura della sua ispirazione bisogna leggere “Notturni” dove il tema della notte, patria della solitudine e della riflessione, emerge prepotentemente. Saccomanno vi si immerge per permettersi grazie al silenzio quella espansione conoscitiva che la cacofonia di suoni e l’eccesso di luce del giorno non consente: «Sono nato su una rupe/rinunciando poco dopo/alle facili luci solari –//ma ho imparato a godere delle stelle,/nei che rischiarano/la schiena seducente della notte,/appigli che rivelano le tracce/che insegue/in ogni ultima sua meta/un viaggiatore (…) Perciò,/fra i resti delle dimore di più vite/ho steso la fonte del mio credo».

Le radici familiari e comunitarie

Tutte le poesie della prima parte sono in verso libero, quasi a calarci nella incomprensibilità del mondo, fatto com’è di contrasto e disordine (“Dissonanze”). Può sembrare curioso che la successiva “Intermezzo” sia caratterizzata da una struttura compositiva rigida. Si tratta di ventinove quartine di endecasillabi a rima incrociata che rimandano a una tradizione poetica del tempo che fu. In realtà, è un segnale per ricordare che ciò che è stato resta sempre con noi per farne tesoro e saper vivere delle piccole cose. E che il passato non si dimentica lo aveva dichiarato il poeta nella piccola introduzione quando scriveva delle persone e dei luoghi a lui più cari: «Ad alcuni, capaci di segnare in modo irreversibile la postura con cui calpesto il mondo rivolgo versi soprattutto negli “Inni”». In questi dieci componimenti tende a prevalere, infatti, un lirismo mai sdolcinato, in cui i versi risuonano di affetti verso le radici familiari e comunitarie (lo zio Raffaele, la madre e la sorella, la compagna, il proprio paese Grimaldi) e su cui aleggia leopardianamente la morte: «Davvero in quel momento/ho percepito il peso/increscioso della morte/e ho capito che c’è su questa terra/un dolore che più di tutti gli altri/non si può rimarginare,// che una madre non dovrebbe/mai veder morire/il proprio figlio. (Alla nonna Elvira)».

medium-rectangle

Mai dimentico di ciò che accade al mondo, disastri ambientali, conflitti e male di vivere, nella lunga “Dissolvenza” Mario Saccomanno chiude tutto, confermando la filosofia come cardine, punto luce a cui guardare per indirizzare la propria e l’altrui vita, rinnovandovi la promessa del titolo:«Io, negli urti e negli assalti,/fra avvelenati e moribondi/ o in ogni forma di intesa,// rimango fedele alla terra».

Pierluigi Pedretti

Pierluigi Pedretti

Pierluigi Pedretti, grimaldese con ascendenze trentine, vive attualmente a Cosenza. Scrive da molti anni di cultura su blog e riviste. Ha collaborato con giornali regionali ( La provincia cosentina, Il quotidiano del sud, Calabria ora), e nazionali (Liberazione e La Rinascita). Ha pubblicato alcuni libri di carattere storico e antropologico come "Un demone in bicicletta" (2018) e "Roma sul Savuto" (2022). Nel 2025 ha dato alle stampe il suo primo romanzo "Ester e il sovversivo" (Edizioni Efesto). Insieme all'associazione "Seminaria culture" cura incontri con scrittori e poeti prevalentemente su temi sociali e civili. Oltre alla scrittura nutre due grandi passioni: la natura e il ciclismo.

Leave a Reply

Your email address will not be published.