La festa dei Santi Medici

La devozione verso i gemelli siriani martirizzati da Diocleziano si realizza nel rito di Riace che proponiamo in un documentario etnografico della fine degli anni ‘90. Cosma e Damiano non solo guaritori, ma anche protettori degli emarginati.

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All’alba del 25 settembre di venticinque anni fa, risalgo i sentieri aridi della Locride, il sole che tinge d’arancio il mare e i rovi. Con Antonio Bevacqua, Ottavio Cavalcanti, Agostino Conforti e Antonio Rizzo, giriamo un documentario sul pellegrinaggio ai Santi Cosma e Damiani per l’Università della Calabria. Macchina da presa in spalla, catturiamo un rito che unisce fede e folklore: “I Santi Medici”, che vogliamo offrire all’attenzione dei nostri lettori.

La terra, friabile dopo un’estate torrida, risuona di canti griko e del tintinnio degli ex voto. Il pellegrinaggio al Santuario di Riace, paese di duemila abitanti, celebre per i Bronzi emersi nel ’72, è un cammino di redenzione, un’epica antropologica che collega Mediterraneo e fede.

I santi guaritori

I gemelli siriani e il simbolismo

Cosma e Damiano, gemelli siriani del III secolo, medici anargyroi che curavano gratis, furono martirizzati sotto Diocleziano. La loro agiografia narra miracoli: un trapianto di gamba etiope, una traversata a nuoto dall’Arabia. A Riace, il culto nasce nel 1669 con un reliquiario d’argento, e nel 1734 diventano patroni. Un pastore sognò i santi sul “castedu”, dove sorge il santuario. Oggi, si racconta che  il reliquiario è portato da donne, raggiunge uno scoglio con l’orma di Cosma, simbolo di approdi per naviganti ed esuli.

Le statue dei Santi Medici esposte durante la festa a Riace

Venerati anche nella festa degli zingari

La festa è sincretismo mediterraneo. Per Victor Turner, una “communitas” che dal 25 al 27 settembre dissolve barriere sociali. Pellegrini da Stilo a Roccella Jonica, scalzi o con bastoni, offrono ex voto: cuori d’argento, arti di cera, navi per viaggi sicuri. I Rom e Sinti, nella “festa degli zingari”, venerano i santi come protettori degli emarginati, danzando con tamburelli e tarantelle attorno alle statue settecentesche della Chiesa di Santa Maria Assunta. La “calata dei santi” è un rito di “incubatio”, eco dei templi di Asclepio.

Le radici di una festa come resistenza all’oblio digitale

Riace resiste all’oblio digitale. Per tre giorni, messe solenni e veglie notturne animano il santuario. Il 26, la processione serpeggia con la banda musicale, falò rom, ‘nduja e pitte. Fuochi d’artificio segnano il ritorno delle statue. Bancarelle di ceramiche griko e cibi della tradizione accompagnano balli fino al 27, quando una messa chiude il rito.

La processione a Riace

Riace, con i suoi Bronzi, è terra di miracoli. I santi medici, legati ai Dioscuri e Asclepio, rappresentano un sincretismo bizantino. In un’Italia di spopolamento e abbandoni, gli emigrati di Santena replicano la festa dal ’65. I Rom trovano cittadinanza nei balli e negli ex voto, unendo sangue gitano e litanie cristiane. È una guarigione collettiva: il mare lava paure, i canti griko collegano Oriente e Occidente, le tarantelle scacciano la solitudine.

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